Haiti Si Ribella

Haiti si ribella

Da Les Cayes è arrivata a Puerto Príncipe, poi a Ouanaminthe e ora è già in tutti gli angoli di Haiti. E’ la voce della protesta del popolo, che lotta contro l’alto prezzo dei beni di prima necessità, la corruzione e l’inefficienza della politica, l’incapacità dello Stato e la presenza della Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite ad Haiti (Minustah), che oltre a ferire la sovranità del paese, violenta le donne e i bambini. Dalla scorsa settimana la protesta è scesa in piazza, e lì ha trovato la forte repressione dalle forze di sicurezza del governo. All’alba del 9 aprile, si sono cominciati a bruciare i pneumatici nei quartieri di Ouanaminthe.
 

Le scuole e le banche della città hanno chiuso le loro porte. La popolazione accusa la polizia di rendere difficili le importazioni, specialmente di generi alimentari.

 
Uova, galline e generi alimentari freschi provenienti dalla Repubblica Domenicana, sono dichiarati prodotti che non possono entrare ad Haiti, ma dopo essere stati confiscati dalla polizia durante il giorno, nella notte, loro stessi, li rivendono ai commercianti locali.
Il prezzo dei prodotti di prima necessità è salito ancora di più nell’ultimo mese, con un innalzamento del petrolio mentre gli stipendi della maggior parte della popolazione non sono sufficienti a comprare alimenti o vestiti.
Ad Haiti, circa l’80% della popolazione vive con meno di due dollari al giorno. La gravità della situazione nel paese si riflette nella posizione che occupa nell’Indice di Sviluppo Umano calcolato dalle Nazioni Unite. Haiti si trova al 150° posto su 177 paesi presi in considerazione.
A Puerto Príncipe, alle stesse proteste realizzate in tutto il paese, si somma la richiesta di ritorno dell’ex presidente Bertrand Aristide, esiliato in sud Africa. A Petit-Goâve, i manifestanti hanno dato fuoco ad una base della Minustah.
In tutto il paese ci sono già cinque persone morte. Tre delle quali di Les Cayes, oltre a vari feriti e arrestati. Il governo di René Preval è accusato di essere incapace di combattere la miseria, la fame e la disoccupazione che colpisce il popolo.
La produzione locale del paese è stata distrutta dall’economia neoliberale e dall’assenza dello Stato nella promozione dello sviluppo dell’agricoltura interna. Così il paese è dipendente dalla mercanzia che arriva, principalmente, dalla Repubblica Domenicana. Gli accordi firmati con il Fondo Monetario Internazionale e con la Banca Mondiale hanno aggravato i problemi del mercato.
“Ad Haiti i risultati della riduzione dei diritti di dogana sui prodotti agricoli sono stati catastrofici. L’aumento delle importazioni di prodotti alimentari è stata così spettacolare che Haiti importa attualmente più prodotti alimentari di qualsiasi altra merce”, dice la relazione elaborata dalla Christian Aid sulla liberalizzazione agricola di Haiti.
La stessa relazione ha mostrato che prima della firma di questi accordi Haiti era autosufficiente e soddisfaceva le necessità alimentari della sua popolazione, mentre ora utilizza circa l’80% dei suoi guadagni ricavati dalle esportazioni, per pagare le importazioni dei prodotti alimentari.
Minustah
La missione dell’Onu, capeggiata dal Brasile, ha invaso il paese nel 2004, con il pretesto di mantenere la pace, dopo l’estromissione del presidente Aristide. Ma da quando è arrivata ad Haiti, è accusata di non essere capace si risolvere i gravi problemi sociali, mentre i militari violentano impunemente le donne e i bambini.
Alai Latina e Assistenza Gesuita ai Rifugiati e Migranti.