Guatemala: Si Consolida La Cultura Della Morte

Guatemala: Si consolida la cultura della morte

Martedì 13 febbraio 2008, dovrà essere ricordato come il giorno dell’ignominia legislativa. Con 140 voti a favore, su 143 deputati presenti, il parlamento ha approvato il Decreto 6-2008, che restituisce il ricorso all’indulto o alla grazia presidenziale per i condannati a morte. In questo modo, implicitamente si sta ristabilendo la pena capitale in Guatemala. L’ex generale Otto Perez Molina, ex candidato presidenziale del PP, l’ha descritta come “l’unica misura per dissuadere i delinquenti”. Questa misura irresponsabile è la prova evidente della cultura della morte che impera in Guatemala. Internazionalmente si da un’immagine pessima, mentre la maggior parte delle nazioni hanno abolito la pena di morte o stanno per farlo. E’ una manovra di distrazione, che si avvale della frustrazione cittadina, nei confronti dell’aumento incontrollabile della violenza criminale.

Ed è irresponsabile visto che non prende in considerazione le condizioni di ingiustizia sociale e d’impunità che dominano. Neanche orienta verso una politica di riforma integrale e strategica che porti alla soluzione delle cause generatrici della violenza e della delinquenza. Migliaia di assassini, alcuni di questi pluriomicidi, camminano liberamente per le strade e occupano posti nel Congresso.

La maggiore responsabilità dei massacri si usa darla agli esecutori, ma hanno la stessa responsabilità quelli che hanno pensato e finanziato dai loro lussuosi uffici la repressione ed il genocidio e devono essere giudicati nello stesso modo. Legittimare la pena di morte, serve solamente per distrarre l’opinione pubblica dallo stato d’impunità che regna nel paese. Ricorrere alle esecuzioni è l’espressione tragica del fracasso dello Stato nelle politiche di sicurezza. E conferma l’essenza repressiva della visione dello Stato da parte dei partiti politici che appoggiano una misura tanto orribile. L’opposizione alla pena di morte si fonda sul principio d’inviolabilità del diritto alla vita.

Non essendo la società creatrice della vita, non può disporre di questa, anche se lo facesse attraverso lo Stato.La pena di morte viola gravemente i trattati internazionali sui diritti umani dei quali il Guatemala è un paese firmatario. E va contro una moratoria universale, adottata in una risoluzione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 18 dicembre 2007. La pena di morte non è ne sarà la soluzione. Non dissuade da futuri reati, distrae solo l’opinione pubblica. Radicalizza il disprezzo della vita e consolida la cultura della morte. Senza considerare le grandi risorse che si spenderanno nei processi legali, che potrebbero essere utilizzate meglio per rafforzare il sistema giuridico e far scomparire l’impunità. I firmatari, persone ed organizzazioni, rifiutano categoricamente la pena di morte.

E chiedono al Presidente della Repubblica, una presa di posizione aperta e chiara attraverso un modo di agire che sancisca il compromesso del governo con il rispetto alla vita e la costruzione di una vera pace sociale, sulla base della giustizia civile e la fine delle impunità. No alla morte, si alla giustizia sociale. No all’impunità, al genocidio e alla criminalità.Per un Guatemala pacifico, prospero e civilizzato che sia rispettato internazionalmente. Giornata per la Vita e la Pace