Guatemala: Primo Processo Per Scomparsa Forzata

Guatemala: Primo processo per Scomparsa Forzata

Chimaltenango, Guatemala, 10 mar (IPS) –

“Mio marito era andato sulla montagna a prendere una mucca, e un plotone dell’esercito se lo è portato via. E’ scomparso per 25 anni, fino a che due anni fa hanno scoperto il suo cadavere”, ha raccontato Maria Magdalena C., un’indigena del villaggio Choatalum, nella regione di Chimaltenango, nel centro del Guatemala. Maria Magdalena, di 52 anni e con tre figli, ha assistito lo scorso lunedì insieme ad una ventina di abitanti di Choatalum al primo processo che si celebra in Guatemala per la scomparsa di sei indigeni dell’etnia maya kaqchiquel, avvenute tra il 1982 ed il 1984.

“L’udienza pubblica si è tenuta contro l’ex capo della commissione militare Felipe Cusanero, accusato di partecipare alle scomparse insieme all’esercito”, ha dichiarato Fabiola García, del Centro di Azione Legale in Diritti Umani (CALDH), che assiste legalmente l’accusa.

“Le famiglie soffrono di non poter trovare i loro familiari scomparsi. Stiamo cercando di fare giustizia”, ha detto Maria Magdalena con gli occhi lucidi, seduta nella sala piena di gente del Tribunale di Chimaltenango.

Il processo a Cusanero, che si è avvalso della volontà di non rispondere, è iniziato nel 2003, quando sei abitanti di Choatalum hanno denunciato il caso al Pubblico Ministero.

Secondo la denuncia, tra il settembre del 1982 e l’ottobre del 1984, i sei kaqchiqueles sono stati detenuti illegalmente da Cusanero, aiutato per l’occasione da membri dell’esercito e dalle pattuglie civili, e fino ad ora non si è individuato il luogo dove sono stati nascosti.

I familiari hanno sollecitato informazioni al distaccamento militare di Choatalum, del municipio di San Martín Jilotepeque, ma Cusanero oltre avergliele negate li ha minacciati per farli desistere.

“Mio figlio lo ha portato via Felipe Cusanero insieme a 30 soldati alle undici della notte. Lo ha portato al distaccamento militare”, ha dichiarato lo scorso lunedì Hilarión López.

I militari gli hanno risposto che il lavoro era “già stato fatto”, quando è andato a chiedere notizie del figlio e gli hanno raccomandato di non continuare a ricercare perché altrimenti anche lui ne avrebbe subito le conseguenza.

Durante l’udienza, l’avvocato difensore di Cusanero, Angel Smith, ha dichiarato che il processo non è lecito, in quanto il reato di scomparsa esiste nell’ordinamento giuridico guatemalteco solamente dal 1996.

“La difesa ritiene che in questo processo si lede il principio di irretroattività della legge (penale). Nessuno può essere condannato per dei fatti che non erano considerati un reato al momento di essere commessi”, ha argomentato l’avvocato.

La fiscalia e gli avvocati dell’accusa sono d’accordo nel credere che la natura giuridica della scomparsa forzata è di carattere permanente fino alla scomparsa dei suoi effetti, ossia, fino a quando non si scopra il nascondiglio delle vittime.

“Il giorno prima della scomparsa di mio marito, hanno portato via 22 persone, e sono stati ritrovati solamente 12 (corpi), non sappiamo nulla degli altri. Le famiglie non possono trovare i loro cari perché nessuno ci dice nulla”, ha raccontato Maria Magdalena durante una pausa.

Cusanero, in libertà condizionata, è processato per le scomparse di Lorenzo Vila, avvenuta il 5 novembre del 1982, di Alejo Culajay, il 23 novembre 1983, di Filomena López Chajchaquin, il 15 gennaio 1984, di Encarnación López, il 19 marzo 1984, Santiago Sutuj, il 24 agosto del 1984, e di Mariano Augusto Tay Cajtí, il 28 ottobre del 1984.

Il processo, nel quale è parte dell’accusa anche l’Associazione dei Familiari dei Detenuti e Scomparsi del Guatemala, è stato contrassegnato da pressioni in difesa di Cusanero, fino a quando è giunto alla Corte Costituzionale, che gli ha dato via libera.

“Questo processo apre le porte della speranza a molta gente. E’ legato al diritto di giustizia di tutte le vittime (della guerra civile) e segnerà il prima e il dopo”, ha detto García a IPS.

Nel 1996, con l’Accordo di Pace Ferma e Duratura, si sono chiusi 36 anni di guerra tra l’insorta Unidad Revolucionaria Nacional Guatemalteca e lo Stato, che ha lasciato dietro di se 200.000 vittime, nella sua maggioranza indigene. L’esercito è stato il responsabile di più del 90% dei crimini, secondo quanto ha detto l’indipendente Commissione di Chiarificazione Storica (CEH), che conta almeno 45.000 scomparsi.

Choatalum, villaggio agricolo la cui popolazione discende per la maggior parte dall’etnia maya kaqchiquel, si trova in una delle regioni più colpite durante la guerra dalle violazioni dei diritti umani, secondo la relazione della CEH.

Il direttore del CALDH, Mario Minerva, ha dichiarato questo lunedì ai giornalisti, che si aspetta “una condanna”, visto che si tratta di “un reato di carattere imprescrittibile e permanente”.

Secondo l’articolo 8 del decreto 145-96 della Legge di Riconciliazione Nazionale, “l’estinzione della responsabilità penale non sarà applicabile ai reati di genocidio, tortura, scomparsa forzata, così come per i reati imprescrittibili o che non ammettono l’estinzione di responsabilità penale in conformità con il diritto interno o con i trattati internazionali ratificati dal Guatemala”.

Il pubblico ministero di Chimaltenango, Albert Clinton, non ha dichiarato la pena che chiederà per Cusanero, che potrebbe ammontare tra i 25 e i 40 anni di carcere o alla pena di morte.

Clinton ha spiegato che questo processo potrebbe comportare altre cinque o sei udienze, visto che devono testimoniare i periti e almeno altre sei persone.

Secondo García, del CALDH, i familiari delle vittime che si presentano come testimoni o querelanti, soprattutto le donne, “sono spaventate perché lui è in libertà, vive nella zona e ha potere”.

I parenti dei sei scomparsi credono che i resti dei loro cari possano essere nel distaccamento militare di Chimaltenango.

Hilarión López ha presenziato a tre esumazioni e ha detto lo scorso lunedì di essere a conoscenza del fatto che Cusanero ha prelevato i resti dal quartier generale per lasciarli in un altro luogo.

Durante l’udienza, si sono presentati i risultati di una perizia realizzata dalla Fondazione di Antropologia Forense del Guatemala, che ha studiato i resti di 22 persone a Choatalum.


di Inés Benítez