Gsott8: Domenica Tavolo Su Crisi Di Civilizzazione. Guardalo In Diretta!

Gsott8: domenica tavolo su Crisi di Civilizzazione. Guardalo in diretta!

 

Puoi seguire in diretta i lavori del forum visitando la pagina di Arcoiris TV.

Il Gsott8 è un evento che nasce da una costatazione. La Commissione di esperti sulla riforma del sistema finanziario e monetario internazionale istituita dal presidente delle Nazioni Unite Ban Ki-Moon e presieduta dal Nobel 2001 per l’Economia prevede con l’Organizzazione internazionale del lavoro che i 30 milioni di disoccupati in più che si registreranno al termine del 2009 rispetto al 2008 a causa della crisi, potrebbero diventare 50 milioni se la condizioni che hanno creato la crisi non verranno affrontate e cambiate al più presto. Circa 200 milioni di persone, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, potrebbero essere spinti al di sotto della soglia della povertà mentre altri milioni di famiglie nei Paesi sviluppati stanno rischiando di perdere la casa, l’assistenza sanitaria o la pensione.

Questa edizione del G8, insomma, sarà la prima a non poter vantare un risultato positivo nella lotta alla povertà. Secondo questi esperti senza una risposta autenticamente inclusiva, che riconosca il ruolo di ciascun Paese e di ciascuna comunità nel processo di riforma di questo sistema, la stabilità economica globale non potrà essere ripristinata e con essa non potranno tornare ad avanzare il benessere diffuso e il processo di riduzione della povertà. Questa risposta globale inclusiva, sempre secondo la Commissione Onu, richiederà la partecipazione di tutta la comunità internazionale. Non basteranno, secondo gli esperti, né i G7, né i G8, ma tanto meno i G20 per affrontare questa crisi e superarla, ma ci sarà bisogno del contributo e dei rappresentanti di tutto il pianeta: dai G-192 rappresentati nelle Nazioni Unite fino a ciascuno di noi. E’ per questo che proponiamo un G(s)Otto: le alternative concrete dal basso, a Nord e a Sud, per uscire dalla crisi.
 
Il cuore tematico del Gsott8 è articolato in tre giornate – venerdì 3, sabato 4 e domenica 5 luglio – che si concentrano intorno alle tre crisi che affliggono questo inizio secolo: una crisi ambientale, una crisi economica e alimentare, una crisi di civilizzazione.

A Sud partecipa alla terza giornata del forum:
 
CRISI DI CIVILIZZAZIONE E RICERCA DI NUOVI PARADIGMI
DOMENICA 5 LUGLIO
(prima sessione dalle 10.00 alle 13.30, seconda sessione dalle 16.00 alle 19.30)
IGLESIAS, EX-MATTATOIO

IL FORUM E’ PROMOSSO DA ARCI E LEGAMBIENTE
in collaborazione con: CAOI (Coordinamento delle Organizzazioni Indigene Andine), IBASE – Brasile, CIEMEN  – Catalogna, Network Globale dei Popoli Senza Stato, Associazione A SUD

Il Forum “Crisi di Civilizzazione e ricerca di nuovi paradigmi” a cui dedicheremo domenica 5 luglio è parte di un “pensatoio globale itinerante” che ha iniziato il suo cammino a Belem, nell’ultima edizione del Forum Sociale Mondiale, con tre giorni di discussione e di confronto fra le organizzazioni indigene, la rete dei popoli senza stato, organizzazioni sociali, associazioni e intellettuali di diverse parti del mondo.

Nei prossimi mesi, in tanti territori differenti e includendo altri attori sociali, si realizzeranno laboratori locali diffusi che approfondiranno le tematiche generali e metteranno a fuoco diversi focus tematici. L’anno prossimo in aprile, a Cuzco in Perù, le organizzazioni indigene ospiteranno il Forum Mondiale sulla Crisi di Civilizzazione, dove tutte queste esperienze convergeranno per dare vita a un grande laboratorio globale che aiuti la ricerca di un nuovo paradigma civilizzatorio.

La somma della crisi ecologica, climatica, finanziaria, economica, sociale, politica, democratica e culturale evidenzia una vera e propria crisi di sistema. Il modello di sviluppo in cui viviamo si è fondato sulla dissipazione delle risorse naturali, sulla disconnessione fra essi umani e madre terra, sull’accumulazione a beneficio di pochi e sullo sperpero, sulla sfruttamento di esseri viventi e della natura, sulla svalutazione della dimensione comunitaria, delle culture originarie e dei diritti collettivi a favore dell’omologazione. Il percorso civilizzatorio che è stato egemone nei secoli sta oggi dimostrando la sua insostenibilità.Per costruire una alternativa, oltre alle resistenze per difendere i diritti e la dignità di tutti e tutte e del pianeta, serve immaginare un progetto nuovo, una nuova visione di futuro. Bisogna farlo con rigore, affrontando le contraddizioni e i punti critici. Bisogna farlo insieme e continuando a camminare, perché solo dalla contaminazione fra i diversi punti di vista e dalle esperienze concrete possono venire gli elementi di un pensiero credibile e universale. Bisogna farlo con urgenza, mentre già oggi la catastrofe ambientale getta un’ombra scura sulle prospettive di sopravvivenza della terra e della specie umana.

Durante il G-Sott8, insieme a rappresentanti di organizzazioni indigene, latinoamericane, europee, italiane e sarde e agli Enti Locali della zona dedicheremo una sessione del Forum alla presentazione del percorso internazionale, alla discussione sulle radici della crisi di sistema affrontata nei suoi diversi aspetti e dalle diverse prospettive.

Dalla crisi che stiamo vivendo le comunità umane possono uscire in modo differente. E’ possibile che dentro la crisi ritrovi senso la politica come regolazione nonviolenta dei conflitti orientata a un progetto di bene collettivo, che si rinnovino i valori di giustizia sociale e la solidarietà. E’ anche possibile però che si scateni la lotta per la sopravvivenza e la guerra fra poveri, alimentata dai poteri forti attraverso una grande capacità di esercitare egemonia culturale legata ai disvalori del consumismo, dell’individualismo, della competizione. Così come è all’ordine del giorno una possibile gestione della crisi che investe grandi risorse pubbliche per mitigare i suoi effetti più dirompenti senza intaccare le ragioni strutturali della devastazione ecologica e sociale.

Soffriamo nel continente europeo l’assenza di un progetto politico culturale alternativo all’altezza dei tempi. Sappiamo che l’Italia di questa decadenza è in questo momento un caso estremo e specifico, che espone le nostre comunità a molti rischi e pericoli. Sentiamo il bisogno di un confronto aperto, non ideologico, profondo, solidale con esperienze diverse, capaci di guardare alla nostra situazione dall’esterno e capaci di renderci più consapevoli dei processi sui quali si è costruita, nel bene e nel male, la nostra storia e la nostra cultura.

In una sorta di grande tavola rotonda partecipativa discuteremo sul senso di identità e di comunità, sulle diversità locali come bene comune – custodi della biodiversità e della diversità culturale, sulla riconnessione necessaria fra umani e natura, sulla ri-localizzazione di economia, democrazia, politica in una dimensione includente, solidale e globale, sul concetto di giustizia climatica come necessità per una vera e piena giustizia sociale. Discuteremo di come le istituzioni e lo Stato possono ripensarsi, a partire dalle suggestioni sullo stato plurinazionale che ci vengono dalle nuove costituzioni latino-americane e dalle elaborazioni dei rappresentanti dei Popoli senza Stato. Nella seconda sessione proseguiremo il nostro scambio di idee cercando di mettere a fuoco le possibilità concrete di avviare una fase di transizione verso nuovi paradigmi civilizzatori nel concreto delle nostre comunità, affrontando senza timore le contraddizioni e le difficoltà culturali, sociali ed economiche che segnano la nostra epoca, prima fra tutte quella che pare contrapporre il diritto al lavoro e la dignità dei lavoratori ai diritti dell’ambiente. Indagheremo il concetto di “buen vivir” indigeno, che propone un modello di vita fondato su nuovi parametri di benessere e che ci pare assai utile per superare la contrapposizione, ancora profondamente segnata da parametri quantitativi, fra crescita e decrescita.