Greenpeace | Assalto Alla Piattaforma ENI

Greenpeace | Assalto alla piattaforma ENI

trivelle eni - Copia[su Corriere del Mezzogiorno]

 

Una decina di attivisti dell’associazione protesta presso la struttura del «cane a sei zampe» al largo della costa di Licata

 

Agrigento | Gli attivisti di Greenpeace di nuovo contro le trivellazioni nel Canale di Sicilia. Dalle prime ore del mattino di martedì, protestano presso la piattaforma di estrazione di idrocarburi «Prezioso» di Eni Mediterranea Idrocarburi, al largo della costa di Licata (Agrigento). Con l’appoggio della nave «Rainbow Warrior», a bordo di gommoni, una decina di attivisti ha scalato la piattaforma aprendo uno striscione di 120 metri quadri su cui è raffigurato il presidente del Consiglio Matteo Renzi che promette «Più trivelle per tutti», accompagnato dalla richiesta di Greenpeace «Stop fossil, go renewable» (stop agli idrocarburi, via al rinnovabile ).

 

Sulla zattera |  Altri attivisti si trovano su una zattera gonfiabile che hanno ancorato alla piattaforma. Sulla zattera si leggono altri messaggi che chiedono di abbandonare le fonti fossili, fermare le trivelle e scegliere le energie rinnovabili. L’azione di Greenpeace è rivolta contro il decreto «Sblocca Italia», che a loro dire promuove una deregulation selvaggia delle attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi a mare e rischia di tradursi in un vero e proprio «Sblocca trivelle». «Siamo entrati in azione per contrastare una politica ‘fossile’ sballata, in controtendenza con ogni ragionevole scenario energetico e opposta a ogni strategia di valorizzazione delle vere risorse dell’Italia: il mare, il paesaggio, la biodiversità. Renzi è sulla strada sbagliata, e fin quando la percorrerà troverà sempre la forte opposizione di Greenpeace», afferma Andrea Boraschi, responsabile della campagna Energia e Clima dell’associazione.

 

I pozzi ENI |  Non distante dalla piattaforma dove si svolge l’azione, Eni vorrebbe realizzare una nuova piattaforma, due pozzi esplorativi, sei pozzi di produzione e i relativi oleodotti. Alcuni di questi pozzi sarebbero a sole 11-12 miglia nautiche dalla costa. Questo progetto, denominato «Offshore Ibleo», ha già ricevuto una Valutazione d’Impatto Ambientale positiva. Contro questo provvedimento, Greenpeace e una larga coalizione di associazioni e 5 amministrazioni locali interessate dal progetto, ha promosso un ricorso presso il Tar del Lazio. Secondo le valutazioni del ministero dello Sviluppo economico ci sarebbero nei fondali marini circa 10 milioni di tonnellate di petrolio di riserve certe. «Stando ai consumi attuali, coprirebbero il fabbisogno nazionale per appena 8 settimane», ironizza Greenpeace.

 

L’impatto |  «La deregulation che il governo nazionale sta promuovendo riguardo l’estrazione di idrocarburi in mare è in contrasto con due direttive europee e rischia di esporre l’Italia a costose procedure d’infrazione», sostiene Gerenpeace. «Non è disponibile alcuna stima di come queste attività impatterebbero negativamente su altri settori, tra cui il turismo e la pesca sostenibile. Soprattutto questa prospettiva economica è insensata da un punto di vista energetico, creerebbe ben poca occupazione, scarsissimo gettito fiscale e sarebbe in aperto conflitto con gli impegni presi dallo stesso presidente del Consiglio per decarbonizzare presto la nostra economia». «Renzi ha detto che non si può rinunciare a estrarre il nostro petrolio, poco e di scarsa qualità, per l’opposizione di tre o quattro comitatini locali. È male informato: non si tratta di piccoli comitati, ma di una rete di migliaia e migliaia di persone, che si va organizzando per proteggere il mare, le coste, il turismo, la pesca sostenibile, la bellezza del Paese», conclude Boraschi.

 

 

*Articolo pubblicato su corrieredelmezzogiorno.corriere.it, titolo originale: “Greenpeace, assalto alla piattaforma dell’Eni: «No allo sblocca trivelle»”, 14 ottobre 2014