Globalizzazione E Migrazione

Globalizzazione e migrazione

Quello che chiamano globalizzazione, io preferisco chiamarla colonizzazione globale, risultato dei progressi tecnologici di interazione dei mezzi di comunicazione e informazione, che permettono lo spostamento di capitale finanziario, in tempo reale, con l’obiettivo di destabilizzare i governi che resistono all’egemonia capitalista neo-liberista.
 
Nel biennio 1950-1960, come reazione alla crisi strutturale del capitalismo del dopoguerra, la colonizzazione globale iniziò dalla ristrutturazione economica dell’egemonia capitalista. Questa, ebbe come caratteristica la sostituzione del modo di produzione meccanico con quello della tecnologia informatica.

Tale processo, facilitato dal periodo conservatore Reagan-Thacher degli anni ottanta e dalla fine del socialismo nell’Europa dell’est, permise l’ampia espansione del capitalismo finanziario. Il processo di colonizzazione globale permise la distruzione dello Stato Nazione, l’egemonizzazione del pianeta sotto il controllo delle nazioni metropolitane e la supremazia del mercato sullo Stato.

L’economia iniziò ad essere trattata come un ambito distinto dagli ambiti politico e sociale. Il governo di Lula ratificò l’autonomia dell’ambito economico affidando la Banca Centrale ad un economista affiliato al PSDB, Henrique Meirelles. Si creò così un interconnessione tra le economie nazionali dei paesi del G8 e quelli che, come il Brasile, sono considerati in via di sviluppo. La recente crisi finanziaria negli Stati Uniti e le sue ripercussioni internazionali lo comprovano.

Sebbene la colonizzazione globale favorisca la libera circolazione di capitale, restringe la libera circolazione delle persone. Si impedisce, quindi, la globalizzazione della migrazione. Nei secoli passati, la migrazione rappresentò un fattore positivo di espansione per il commercio e l’economia, permise la nascita di nazioni, rafforzò l’urbanizzazione, stimolò scambi sociali e culturali. Il sistema capitalista sopportò la migrazione Nord-Sud, soprattutto durante i periodi di disoccupazione nei dopoguerra (7 milioni di europei arrivarono in Argentina tra il XIX e XX secolo). Ma oggi rifiuta la migrazione Sud- Nord e teme quella Est-Ovest.

Per la forza del semicolonialismo, il processo migratorio tende a crescere. Secondo l’ONU nel 1965 i migranti internazionali furono 75 milioni, 84 milioni nel 1975, 105 milioni nel 1985, e 150 milioni nel 2000.

I progressi tecnologici degli ultimi decenni permisero ai lavoratori dei paesi ricchi di esercitare attività meno pesanti, si ebbero miglioramenti nelle condizioni di lavoro e la conquista di più diritti nel lavoro. Nonostante ciò la classe lavoratrice dei paesi poveri, che estrae e lavora le materie prime per i paesi ricchi, è stata sempre più sfruttata. Questo provocò un aumento della migrazione.

Se oggi ci sono più di quattro milioni di brasiliani in cerca di lavoro all’estero è per la mancanza di lavoro nel mercato interno. Non c’è muro, legge o polizia che riduca il flusso migratorio se non si interrompe la dipendenza del mondo rispetto al G8. E che questo si prepari per quando la muraglia cinese verrà oltrepassata da orde di migranti.  

Frei Betto è scrittore e autore, tra gli altri, del libro “Calendario del potere”

Fonte: Alainet

Traduzione di Fabiola Correale