Giustizia Ambientale E Giustizia Sociale Attraverso I Patti Educativi Di Comunità

Giustizia ambientale e giustizia sociale attraverso i Patti educativi di comunità

Continua l’impegno di A Sud sui Patti educativi di comunità nell’ottica di contribuire al dibattito sul rapporto tra ambiente e nuove generazioni ponendo l’accento sulle questioni climatiche, ambientali ed ecologiste. 

I patti educativi di comunità rappresentano uno strumento centrale per lavorare sulla multifattorialità della povertà educativa che è per noi connessa alla povertà energetica, alla vulnerabilità ambientale dei territori e delle persone che li abitano, alla salute e al diritto al lavoro. 

Giustizia sociale e giustizia ambientale sono ancora due facce della stessa medaglia e si promuovono partendo dai territori, anche attraverso lo strumento dei Patti educativi di comunità.

È necessario lavorare per riconnettere le comunità con i territori, attivando percorsi di conoscenza e presa di consapevolezza che permettano di attivare e generare cambiamenti significativi individuali ma soprattutto collettivi e politici.

I temi legati all’emergenza ambientale e climatica e quelli connessi alla mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici dovrebbero rappresentare lo sfondo programmatico del lavoro con e nelle comunità educanti. 

L’alleanza tra scuole, terzo settore e comunità locali rappresentano un’enorme opportunità politica di sviluppo e crescita dei territori.

Per questi motivi, A Sud ha organizzato il 13 maggio scorso un workshop tra diverse organizzazioni che hanno sancito sul territorio nazionale dei patti educativi di comunità, dal titolo “Patti educativi di comunità, povertà educativa, crisi climatica ed emergenze ambientali. Un approccio integrato”.

Il workshop è stato uno stimolo per una riflessione politica su come riflessione sulle tematiche ecologiche possono essere elementi di qualità e contributo alla co progettazione degli interventi sul territorio. L’ambiente, quindi, come matrice trasversale per la generazione dei Patti educativi.

Tante le realtà presenti: Dedalus (Napoli), Scuola Corsara (Puglia-Trani), Presidio Partecipativo del patto di fiume Simeto (Sicilia), Istituto Teatro Mediterraneo (Abruzzo-Teramo), Kalsamare (Palermo), MaTeMù CIES Onlus (Roma), Associazione Genitori Pisacane 0-99 (Roma), CEMEA del mezzogiorno (Roma), Daniela Luisi – PhD in Pianificazione territoriale e politiche pubbliche del territorio, tra le curatrici del Rapporto di ricerca “Patti Educativi Territoriali e percorsi abilitanti. Un’Indagine Esplorativa, Forum DD”. 

È importante sottolineare come tutti/e i/le partecipanti abbiano evidenziato l’opportunità di inserire, all’interno delle nascenti normative regionali, le questioni legate alla crisi ambientale e climatica come uno sfondo, un metodo di lavoro che permetta di valutare gli interventi educativi anche dal punto di vista dell’impatto che hanno in termini ambientali. Così come si è sottolineata l’importanza di considerare la vulnerabilità ambientale e la povertà energetica come temi strettamente connessi alla povertà educativa. 

A Sud ha inoltre partecipato il 31 maggio all’audizione presso il Consiglio della Regione Lazio per la proposta di legge “Disposizioni per promuovere la comunità educante, i patti educativi di comunità e di collaborazione e favorire l’attuazione della scuola digitale” insieme a Fondazione Charlemagne, CEMEA del Mezzogiorno e Associazione daSud

Durante l’audizione A Sud è partita dal presupposto che il ruolo della scuola, come presidio di cittadinanza imprescindibile, debba essere al centro di un cambiamento che appare ancor più necessario se letto nell’ottica dell’emergenza ambientale e climatica che stiamo vivendo.

Abbiamo sottolineato la necessità di inserire nella proposta di legge un sistema di monitoraggio pubblico che possa essere strumento di valutazione dell’impatto in un’ottica di genere, equità, inclusione e tutela dei minori e che l’impianto legislativo sia in grado di garantire supporto agli istituti con maggiori difficoltà.

A Sud ha inoltre evidenziato il rischio rappresentato dal ruolo del privato for profit, ed in particolare dei grandi interessi e corporation, che potrebbe, come in alcuni casi è già successo, usare la scuola come cassa di risonanza di operazioni di marketing e, dal nostro punto di osservazione, green o social washing. Dobbiamo stare attenti, ed in particolare deve farlo la pubblica amministrazione, a tenere il focus sui diritti delle bambine e dei bambini, non delegando l’azione educativa al privato, e proteggendo gli ambiti scolastici.

Abbiamo richiesto di inserire la questione ecologica, climatica e ambientale tra gli obiettivi di cui all’art. 3 della proposta di legge permettendo di posizionare il nostro territorio come avanguardia italiana nella promozione di strumenti concreti per affrontare le sfide del presente.

Per rendere questo possibile non possiamo ignorare la necessaria coerenza delle politiche pubbliche. L’azione di promozione dei Patti educativi di comunità non può infatti prescindere da una armonizzazione di politiche, incentivi e finanziamenti atti a rendere le nostre città e i nostri luoghi resilienti, mitigare e adattarci ai cambiamenti climatici, costruire società più inclusive e lottare contro la povertà educativa, ambientale ed energetica.