Giudizio Della Prima Udienza Del Tribunale Internazionale Di Giustizia Climatica

Giudizio della prima Udienza del Tribunale Internazionale di Giustizia Climatica

Una delle proposte messe in campo dalla società civile e dai movimenti sociali per far fronte al cambio climatico è la creazione di un Tribunale etico popolare per la Giustizi Climatica, che esamini e giudichi le conseguenze delle politiche pubbliche e di impresa in relazione al cambiamento climatico e ai suoi effetti sulle popolazioni soprattutto dei Sud del mondo. L’Udienza Preliminare del Tribunale Internazionale di Giustizia Climatica , si è tenuta ella città di Cochabamba nello Stato Plurinazionale della Bolivia, nei giorni 13 e 14 ottobre 2009, accogliendo  denunce delle organizzazioni sociali boliviane e delle reti internazionali . Sono stati denunciati sette casi riguardanti l’impatto del cambiamento climatico e la violazione dei diritti delle comunità, dei popoli e della Madre Terra.

Questi sono stati i casi:

1.Violazione dei diritti umani per conseguenza del riscaldamento globale per atti e omissioni dei paesi inclusi nell’allegato I della Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico presentato dalla comunità Khapi, La Paz, Bolivia.

2.Vittime del cambiamento climatico e della condotta dello Stato del Salvador nelle comunità impoverite della zona nord del municipio di Jiquilisco. Il caso è stato dall’Associazione delle Comunità Unite del BassoLempa (ACUDESBAL), El Salvador.

3.FACE PROFATOR, petizione contro la fondazione olandese Forest Absorbing Carbon Emission e altri, presentato da Accion Ecologica, Ecuador.

4.Gli impatti climatici causati dall’iniziativa per l’Integrazione della Infrastruttura Regionale Sudamericana (IIRSA), petizione presentata contro i tre membri del coordinamento tecnico dell’IIRSA (la Banca Interamericana di Sviluppo (BID), la Corporazione Andina di Sviluppo (CAF), e FONPLATA) così come verso gli enti finanziari come la Banca Nazionale di Sviluppo del Brasile (BNDES), l’Unione Europea, la Banca di Santander. La denuncia è stata presentata dalla Fondazione Ponte tra Culture, Bolivia.

5.Violazione dei diritti umani, ambientali, culturali e del lavoro per l’implementazione della falsa soluzione al cambiamento climatic, Agrocombustibile-Etanolo con  Base di  canna da zucchero nella Valle del Rio Cauca. La petizione è stata presentata contro il governo colombiano da parte dei Tagliatori di Canna da zucchero del Cauca, Colombia.

6.Bambini e bambine con eccesso di piombo nel sangue a Cerro de Pasco (Perù), per la presenza di gas e particelle inquinanti. La petizione è stata presentata contro la compagnia mineraria Volcan S.A. e lo Stato peruviano da parte dell’Associazione Civile di Cultura Popolare Lavoro, Cerro de Pasco, Perù.

7. Petizione contro il Governo peruviano e l’azienda Doe Run (Perù), che fonde e raffina metalli, per l’inquinamento causato nella regione Junin. Il caso è stato presentato da CooperAccion, Perù.

Nel caso “Violazione dei diritti umani, ambientali, culturali e del lavoro per l’adempimento della falsa soluzione al cambiamento climatico, Agrocombustibile Etanolo con base di canna da zucchero nella Valle del Rio Cauca” si sgnala l’assenza di Losè Oney Valencia Llanos, dirigente dell’Associazione dei Coltivatori di canna da zucchero, in quanto arrestato dal esponenti del Dipartimento Amministrativo di Sicurezza della Colombia al momento dell’atterraggio dell’aereo diretto in Bolivia per presentare il caso in questa udienza.
Nel suo giudizio finale sotto il titolo di “Osservazioni e Raccomandazioni”, il Tribunale Internazionale di Giustizia Climatica segnala i responsabili del cambiamento climatico e fa una lista degli strumenti internazionali non utilizzati dai responsabili.
Analogamente, sottolinea che “si è potuto evidenziare che il cambiamento climatico, amplia e approfondisce le ingiustizie esistenti, in particolare per quanto riguarda la discriminazione contro i popoli e le nazioni indigene e le donne”.
Inoltre segnala che l’applicazione del modello di sviluppo, basato sull’esportazione e l’estrazione,  portato avanti dai governi e dalle imprese transnazionali sta provocando conflitti sistematici e permanenti a scapito dei diritti collettivi, il pessimo uso del territorio e la violazione dei diritti della natura.
Nell’udienza preliminare, inoltre, si è messa in evidenza la responsabilità dei governi, delle istituzioni finanziarie internazionali e delle imprese transnazionali nell’incentivare lo sfruttamento della Madre Terra e il cambiamento climatico attraverso la concessione di prestiti, assistenza  tecnica, condizioni e altre politiche che contribuiscono alla configurazione, all’imposizione e al mantenimento di un modello di produzione e di consumo, chiamato di sviluppo, che genera debito finanziario, ecologico e sociale ed è insostenibile.
Questa responsabilità viene denunciata soprattutto in relazione al disegno e all’adempimento dell’IIRSA, che coinvolge più di 500 progetti, includendo in particolare la costruzione della strada Santa Cruz-Suarez, la costruzione di una grande diga di sbarramento idroelettrico sul Fiume Madera, l’espansione dell’industria mineraria in Perù, come nei casi di Cerro de Pasco e La Oroya, e dell’agroindustria esportatrice in El Salvador.
Il Tribunale ha altresì constatato “la poca pertinenza delle cosiddette soluzioni del mercato per risolvere i problemi derivanti dal cambiamento climatico”.
Tra le sue raccomandazioni, si sottolinea quella di esigere con urgenza dai governi la promozione e l’adozione di misure cautelari che incidano nella non ripetizione dei crimini denunciati, includendo la non mercificazione della vita e della natura e l’applicazione del principio di precauzione in relazione alla “ falsa soluzione” al cambiamento climatico; così come quella di sospendere la partecipazione nella Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sul Cambiamento Climatico da parte delle Istituzioni Finanziarie e altri meccanismi finanziari che hanno esacerbato il Cambiamento Climatico e incrementato il debito ecologico .
Le raccomandazioni sono dirette alle Nazioni Unite, all’OEA, ai governi e alle organizzazioni denuncianti.

 

Coordinazione Generale CAOI (Coordinadora Andina deOrganizaciones Indigenas)

 

 

Traduzione di Fabiola Correale