Giordano: Il Nesso Di Causa Ed Effetto? Una Baggianata Per Guadagnare Tempo

Giordano: il nesso di causa ed effetto? Una baggianata per guadagnare tempo

images (1)[Di Ilaria Puglia su Parallelo 41] La Terra dei fuochi fa sempre così. Risponde. Reagisce. Partecipa. E cerca di capire da dove bisogna cominciare. E lo fa ponendo le domande giuste. Cavoli Amari, è stata innanzitutto una giornata di abbracci. Tra noi e voi, tra il nostro giornale e i nostri lettori. Come ha detto Luigi Costanzo, medico di base, uno dei cittadini più sensibili sul tema della prevenzione e del fare, finalmente ci tocchiamo, ci stringiamo le mani.Ma, insieme agli abbracci, l’incontro organizzato nel palazzo Ducale di Sant’Arpino grazie all’associazione Rinascita Santarpinese è stata l’occasione per aprire il cantiere delle cose da fare per salvare la Terra dei fuochi.

 

Il professore Antonio Giordano ha fatto chiarezza su un punto, assai caro ai negazionisti, a coloro che chiedono che venga provato scientificamente il nesso di causa ed effetto. Dicono i negazionisti: se nella Terra dei fuochi c’è un aumento di tumori, provateci che questo aumento è dovuto al degrado ambientale e all’inquinamento, perché deve esserci un rapporto, appunto, di causa ed effetto. Giordano non solo ha spiegato che un nesso di causa ed effetto è impossibile da aversi, perché il cancro è una patologia multifattoriale, cioè che dipende da varie cause, ma ha spiegato anche da dove nascono le ritrosie di una certa comunità scientifica. “Quelli che chiedono venga provato un nesso di causalità tra cancro e ambiente cercano solo di guadagnare tempo – ha detto Giordano – per negare quello che è sotto gli occhi di tutti, cioè un aumento indiscriminato, in alcune zone, di determinate patologie, tra cui il cancro. Non esiste una patologia rara, dipende dal lato del mondo in cui vivete. L’effetto dell’ambiente gioca un ruolo fondamentale. Io e la mia equipe abbiamo portato avanti uno studio sul rapporto diossina e tumore alla prostata. Quando ne abbiamo parlato a un’importante istituzione napoletana ci siamo sentiti rispondere: no grazie, è uno studio troppo pericoloso. Io mi auguro che sul tema della Terra dei fuochi si faccia sentire il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin. I suoi silenzi sono inquietanti. Capisco il ministro Orlando, il ministro dell’ambiente: lui cavalca politicamente la protesta, ma almeno la cavalca”.

 
Giordano è stato poi ancora più duro sui cosiddetti stili di vita, altro tema caro all’istituzione scientifica classica, quella che sostiene che l’insorgenza del cancro vada ricercata nel fumo, nell’obesità, nell’alimentazione ricca di grassi. “Nessuno nega che gli stili di vita siano alla base di tante malattie e anche dei tumori, ma per stili di vita si deve intendere anche vivere in un territorio assente da aggressioni all’ambiente, assente alla sistematica azione di sostanze tossiche nocive. Ma comunque proviamo a fare prevenzione cambiando i nostri stili di vita. Provate, voi cittadini, a entrare in un ospedale e a chiedere un programma di prevenzione per migliorare il vostro stile di vita. Non vi sapranno rispondere…”.

 

Ed è andato oltre, il direttore dello Sbarro Institute di Philadelphia: “Il nesso di causalità è una colorita fantasia che viene dalla spettacolare creatività italiana – ha detto – è una creazione filosofica. Cioè, questi hanno risolto un problema di medicina con la filosofia”. Giordano ha parlato di una comunità cittadina che è molto più preparata, ormai, dei medici che dovrebbero curarla e che invece continuano a negare la realtà: “Io dico che il compito della scienza, in Campania, è finito. Ciò che mi fa restare in campo è che non ho visto nessuno dei miei colleghi schierarsi intellettualmente con alcuno di voi”.

 

Bello, intenso e anche molto chiaro, è stato l’intervento di Sergio Costa, generale e responsabile del comando provinciale della Forestale. Costa ha mostrato le aerofotografie che hanno consentito di scoprire i cavoli al piombo di Caivano, o il campo di broccoli avvelenati e i fusti di vernici e solventi nel campo di finocchi, sempre a Caivano, un metodo di indagine che, affiancato al geomagnetometro, non solo è a costo zero, ma è all’avanguardia sul piano mondiale. Attraverso questi aerofotogrammi la Forestale ha potuto individuare “gli occhi del diavolo”, cioè i luoghi dove erano seppelliti i fusti di veleni, e le morchie. Occhi rossi e cattivi in mezzo alla campagna.

 
Il generale ha spiegato come oggi essere titolare di una discarica significhi in pratica farla franca, perché la pena è una semplice contravvenzione: “Noi ci auguriamo che si arrivi all’istituzione del delitto ambientale – ha detto – si parla dal ’94 di un intervento del legislatore in tal senso; tra pochi mesi saranno venti anni che se ne parla…”. Costa ha puntato l’attenzione sul principio di precauzione previsto dal trattato di Maastricht, che sarebbe necessario applicare e che in effetti la magistratura applica quando dispone il sequestro dei terreni dove si trovano veleni. E ha parlato di un piano criminale attuato da professionisti, che hanno sotterrato scorie in modo scientifico, coprendole di una parte di terreno buono dove poter coltivare, inquinando però le falde acquifere che, muovendosi sotto terra, si spostano. “Ci sono tanti agricoltori meravigliosi – ha detto il generale – che abbiamo controllato e trovato in regola, ma come fare a evidenziarli? Occorre separare le terre potenzialmente inquinate da quelle in cui siamo sereni che non ci sia niente. Basterebbe iniziare a controllare i pozzi censiti dalla Provincia e chiudere gli altri, fuorilegge. Competenze dei comuni, della Regione e della Provincia”.

 
L’intervento di Marfella, di cuore e testa, è stato vibrante e chiaro. L’oncologo ha parlato di una vita sacrificata per 30 anni in onore della causa della Terra dei fuochi: “La mia vita è stata sconvolta dall’incontro con il procuratore Ceglie, nel 2006. Mi spiegò delle sue indagini, scoprii l’incidenza altissima di tumore nei comuni a sud di Caserta e a nord di Napoli e da allora ho sacrificato la mia carriera a vantaggio della vocacy. La mia fortuna è stata incontrare tante persone come me che si sono fatte delle domande e adesso cominciamo a raccoglierci”. Marfella ha chiarito, però, che il bicchiere è mezzo pieno: “Il danno sarebbe stato fatto se i veleni nelle nostre terre non fossero stati scoperti, ma così, non abbiamo fatto un danno, ma il 50% della terapia. Adesso sappiamo che c’è del terreno avvelenato in alcuni punti. Dobbiamo sanare la paura, che rappresenta l’altro 50%. Io ho visto le analisi fatte sui terreni, ma non mi sono state date per studiarle. Da quello che ho potuto vedere io di ‘stramacchio’ ho visto un terreno estremamente inquinato, ma non posso dire quali sono quelli avvelenati e quali no perché non mi forniscono neppure un dato da 30 anni”.

 

Il vicepresidente del’Isde Campania ha proposto la creazione di un comitato scientifico campano: “Abbiamo miliardi di informazioni, ma poi bisogna studiarle in base alle competenze di ciascuno, tutti uniti a seconda di ciò che ognuno di noi fa per mestiere, non possiamo evitare di discutere con tutti i professionisti impegnati sul campo”.
Molte le domande del pubblico: sulla possibilità che in un comune venga dichiarato lo stato di disastro ambientale; sui criteri e sui parametri analitici per stabilire l’inquinamento della falda acquifera; sui cementifici e il recente provvedimento che consente a questi impianti di smaltire rifiuti.
È stata una giornata di grande riflessione, di confronto, un laboratorio di idee da cui è venuto fuori anche un impegno a incontrarsi di nuovo, a scadenze più o meno fisse, per fare il punto della situazione. Noi di Parallelo41 ci siamo resi disponibili a farci promotori di una legge che certifichi la qualità agroalimentare, in modo da preservare le eccellenze della nostra terra, che sono penalizzate dall’estrema incertezza in cui ci lascia il silenzio delle istituzioni. Da ieri c’è un cantiere in più nella Terra dei fuochi. Ed è un cantiere pulito, dove si lavora per il futuro. Il nostro, il vostro cantiere.