Gaza: Popolazione Sotto Assedio

Gaza: popolazione sotto assedio

[di Chris Huby su Medici Senza Frontiere]

L’intensità dei bombardamenti dell’operazione militare israeliana Margine Protettivo rende estremamente pericolosi i movimenti della popolazione e delle equipe MSF. Al momento gli ospedali di Gaza stanno riuscendo a gestire il flusso di feriti in arrivo. Ma la nuova crisi sta pesando su un sistema sanitario già fragile, gravemente colpito da cronica scarsità di forniture e debolezze strutturali.

Con una media di 10 bombardamenti all’ora è praticamente impossibile per le equipe di MSF portare avanti le attività mediche regolari e muoversi per valutare dove siano i bisogni più urgenti. In soli due giorni ci sono stati più attacchi che negli otto giorni dell’operazione militare Pilastro di Difesa nel 2012. “I razzi lanciati da Gaza sono in grado di raggiungere aree come Tel Aviv, Gerusalemme e Haifa e sono una minaccia reale per la popolazione israeliana” ha detto Tommaso Fabbri, capomissione di MSF nei territori occupati. Per ora non si sono registrati morti dalla parte israeliana.

A Gaza, le autorità sanitarie hanno dichiarato più di 165 morti, tra cui 36 bambini, 24 donne, 9 anziani e oltre 1.200 feriti. Giovedì notte il bombardamento di una casa ha ucciso otto persone tra cui cinque bambini. Nelle notte tra sabato e domenica un bombardamento intenso ha colpto un’area vicino al compound di MSF dove una famiglia ha perso 21 membri in un unico attacco.  (Dati aggiornati a domenica 13 luglio 2014). “Nei primi giorni, le persone venivano avvertite via SMS che da lì a poco il loro edificio sarebbe stato bombardato. Ma oggi non sembra più accadere in modo sistematico” dichiara Nicolas Palarus, capo progetto MSF a Gaza.

Giovedì dodici pazienti che vivono vicino alla clinica post-operatoria di MSF hanno potuto ricevere il loro trattamento. Ma la maggior parte dei pazienti che vengono regolarmente alla clinica vive nella parte meridionale della striscia di Gaza e le nostre equipe non hanno potuto raggiungerli.

Diverse strutture sanitarie, tra cui l’European Hospital, sono state danneggiate durante gli attacchi. Le strade di Gaza sono completamente vuote perché le persone lasciano le loro case solo in caso di urgente necessità. Per Nicolas Palarus, capo progetto MSF, “con solo 5-8 ore di elettricità ogni giorno, scarsità di acqua e la difficoltà di procurarsi le provviste di base per vivere,per la popolazione è come vivere sotto assedio.

Giovedì 150 case sono state distrutte e l’acquedotto che riforniva “Shati camp” è stato danneggiato da un attacco nelle vicinanze. Le 900 persone che hanno perso tutti i loro averi ora vivono ospiti da parenti e amici. A causa della scarsità di carburante, solo il 50% delle ambulanze può circolare. MSF è in contatto quotidiano con le autorità sanitarie locali e ha visitato due ospedali: l’ospedale Al Shifa a Gaza City e quello di Khan Younis nella parte meridionale della striscia di Gaza. “Anche prima d’ora gli ospedali a Gaza soffrivano di una cronica scarsità di medicine e materiali monouso. Questa crisi sta indebolendo un sistema già molto precario” avverte Nicolas Palarus.

Le equipe di MSF hanno ricevuto autorizzazione a donare forniture mediche di emergenza al Nasser Hospital. All’ospedale di Shifa, venerdì, le autorità sanitarie hanno informato le equipe di MSF che la situazione era ancora gestibile nonostante la scarsità di alcuni farmaci. Sebbene la maggior parte dei pazienti ricoverati finora non abbia subito lesioni gravi, il numero di feriti gravi è in aumento. I bisogni più urgenti oggi riguardano i reparti d’emergenza e stanno aumentando in quelli di cura intensiva e nelle sale operatorie.

Il passaggio di frontiera di Rafah, tra la Striscia di Gaza e l’Egitto, è stato aperto occasionalmente e per ragioni molto specifiche. Giovedì solo undici pazienti sono stati trasferiti in Egitto e altri quattro hanno attraversato il confine sabato. Sembra che solo le persone munite di passaporto internazionale siano autorizzate a passare la frontiera. Un’equipe medica proveniente da diversi paesi arabi sta aspettando di entrare a Gaza, ma finora senza successo.  

“È indispensabile che i feriti e i malati che devono essere evacuati possano farlo attraverso i passaggi di frontiera di Rafah e Erez e che le equipe mediche e i convogli umanitari siano autorizzati a entrare. È un obbligo legale per l’Egitto e per Israele ed è vitale per la popolazione di Gaza” dichiara Tommaso Fabbri di MSF.

MSF lavora a Gaza da più di dieci anni. La clinica MSF nella città di Gaza è specializzata in trattamenti post-operatori (medicazioni e fisioterapia), in particolare per pazienti ustionati. Nel Nasser Hospital della città di Khan Younis, nella parte meridionale di Gaza, MSF gestisce la formazione per equipe mediche e paramediche di cura intensiva, e fornisce una formazione specialistica di chirurgia della mano. MSF ha due equipe chirurgiche pronte a entrare a Gaza per aiutare lo staff ospedaliero palestinese. Sostieni qui le attività di MSF 

*Articolo pubblicato su medicisenzafrontiere.it, 13 Luglio 2014

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