G8 A L’Aquila: La Risposta Dei Movimenti

G8 a L’Aquila: la risposta dei movimenti

yes we campYes We Camp per ribadire che mentre il circo mediatico del G8 invade una città già martoriata dal sisma e dalla scellerata gestione della ricostruzione, i cittadini de L’Aquila continuano a vivere da tre mesi in tenda scontando disagi di ogni tipo, e le prospettive per i prossimi mesi sono pessime.

 

L’azione mediatica di ieri mattina si situa nell’ambito delle mobilitazioni indette da comitati cittadini, associazioni nazionali e sindacati in alternativa al summit ufficiale, contestato sì per la scelta del governo di spostarlo in Abruzzo, ma soprattutto come luogo stesso di governance globale.

 

Martedì 7 luglio sempre a L’Aquila nel campo allestito dal comitato 3e32 si è tenuto un importante momento di discussione, il “Forum per la Ricostruzione Sociale” promosso da comitati cittadini, associazioni nazionali – tra cui A Sud –  la FIOM e altri sindacati di categoria appartenenti alla CGIL. Il Forum ha visto la partecipazione di rappresentanti dei movimenti territoriali vicentini (No Dal Molin) e campani (No alla discarica di Chiaiano) oltre che di Padre Alex Zanotelli, del giornalista argentino Sergio Ciancaglini e di docenti universitari di economia ed urbanistica.

 

Il Forum è stata la risposta dei movimenti e della società civile all’illegittimità del G8, oltre che un modo concreto per esprimere sostegno attivo e solidarietà ai cittadini e alle cittadine de L’Aquila vittime del terremoto e della speculazione che prima e dopo il 6 aprile è stata e continua ad essere compiuta a danno della popolazione.

 

Il Forum è stato diviso in due sessioni, la prima su “Emergenza e Democrazia”, moderata dal giornalista di Carta Gigi Sullo, la seconda su “Crisi ed Emergenza: quale ricostruzione”, moderata da Gabriele Polo di Il Manifesto. Nelle due sessioni si sono succeduti gli interventi di attivisti, sindacalisti, docenti.

 

Secondo Rinaldini, della Fiom “La crisi che colpisce giornalmente lavoratori e lavoratrici è un dramma, che registra una totale mancanza di alternative concrete che difendano diritti e lavoro allo stesso tempo. Il rischio, in assenza di tali alternative, è quello di una guerra tra poveri.”.

 

Sara Vegni, di A Sud e del comitato 3e32 ha ricordato che “occorre che il mondo sappia che qui a L’Aquila nonostante la propaganda che tenta di far passare un’immagine secondo cui tutto va bene, si vive ancora nelle tende, e che questo non è che l’ennesima violazione dei più elementari diritti della popolazione”. “Vogliamo rompere questa oscena vetrina mediatica che il governo ha imposto a questa città in ginocchio e che avvertiamo come una violenza – ha aggiunto Mattia Lolli, sempre del 3e32 – “e soprattutto vogliamo chiedere una ricostruzione altra, partecipata, non imposta dall’alto senza tenere in conto la volontà della cittadinanza ma solo i profitti delle solite imprese”.

 

Secondo Giuseppe De Marzo, portavoce di A Sud “è il paradigma di civilizzazione della shock economy quello che si sta provando ad applicare qui a L’Aquila. Speculazione da un alto, e dall’altro criminalizzazione delle variegate esperienze di società in movimento che il nostro paese sta vivendo e che rappresentano il punto più alto della democrazia”.

 

Padre Alex Zanotelli, arrivato a L’Aquila per il Forum, ha avvertito la popolazione abruzzese “Quello che vedo a L’Aquila in questi mesi mi ricorda molto quello che è accaduto in Campania dopo il terremoto. Quello che accadde allora è tra le principali cause della situazione disastrata che vive ora la città campana. Questi sono momenti in cui bisogna lottare con determinazione per i propri diritti e per una idea altra di cittadinanza, senza chinare il capo. Il problema centrale a L’Aquila come a Napoli come ovunque nel mondo – ha aggiunto il missionario comboniano – è il profitto, che è diventato più importante dei diritti, della Madre Terra, della vita stessa”.

 

Sergio Ciancaglini, giornalista argentino della cooperativa editoriale La Vaca – che ha accompagnato e raccontato dal 2001 le esperienze di autogestione nate dal fallimento del paese, ha parlato della possibilità “di generare da una tragedia privata – come le morti causate dal terremoto – un momento di costruzione collettiva, come è stato in Argentina nel caso della tragedia di Cromanon.”

 

Oggi è previsto a L’Aquila un presidio di fronte alla Villa Comunale, per ribadire che la ricostruzione non può essere fatta sulla pelle dei cittadini, e che è necessaria la partecipazione di tutti e tutte nelle scelte che riguardano la vita della città. Una ricostruzione, appunto, sociale e dal basso.

 

Per approfondire:

“Non chiamateci No Global”

 Come è cambiato il movimento sociale da Genova ad oggi

Video intervista a Giuseppe De Marzo su Repubblica TV

“La nostra Alternativa al G8

Più che manifestare vogliamo costruire un nuovo paradigma

Video intervista a Giuseppe De Marzo dal Forum de L’Aquila su Repubblica TV

Ricostruzione sociale e dal basso”

Contestiamo la vetrina mediatica del G8 e chiediamo una ricostruzione partecipata e dal basso

Video intervista a Mattia Lolli del comitato 3e32

“Ecco cosa direi ai potenti

L’Aquila come Napoli dopo il terremoto

Video intervista a Padre Alex Zanotelli su Abruzzo 24h TV

Yes We Camp!”

L’azione dimostrativa di questa mattina a L’Aquila

Video di Rai News 24