FSM 2009: Dichiarazione Dei Popoli Indigeni

FSM 2009: Dichiarazione dei popoli indigeni

popoli indigeni fsm 2009Il capitalismo coloniale/moderno è iniziato secoli fa ed è stato imposto nel continente americano con l’invasione del 12 di Ottobre di 1492. Quel giorno iniziò il saccheggio globale ed furono inventate le teorie delle “razze” per giustificare l’etnocidio americano, l’incursione in Africa per la tratta di schiavi ed il saccheggio di altri continenti. Questi genocidi non sono cessati e si mantengono al potere grazie al capitale transnazionale e all’appoggio militare. Questo sfruttamento/oppressione globale capitalista produce il riscaldamento globale che ci porta al suicidio planetario.

 

Questa crisi di modello di sviluppo capitalista, eurocentrico, maschilista e razzista è totale e ci porta alla maggiore crisi socio ambientale climatica della storia umana. La crisi finanziaria, economica, energetica, produttiva aggrava la disoccupazione strutturale, l’esclusione sociale, la violenza razzista, maschilista e il fanatismo religioso, tutto giunto al culmine. Contemporaneamente una così profonda crisi configura un’autentica crisi della civiltà occidentale, la crisi dello “sviluppo” e della modernità capitalista che mettono in pericolo tutte le forme di vita. Ma c’è chi continua a lottare cercando di cambiare questo modello, coloro che non vogliono pagare quello che comporta la crisi del capitalismo, dell’eurocentrismo, con il suo modello di Stato Unire-Nazionale, di omogeneità culturale, diritto positivo occidentale, liberismo e mercificazione della vita.

 

La crisi della civiltà occidentale capitalista ci obbliga a ricostituire e reinventare nuove e diverse opzioni di convivenza tra natura e società, democrazia, stato, consumo. Servono nuovi paradigmi di convivenza ed in questo contesto, non solo “altri mondi sono possibili”, ma sono urgenti, ed inoltre, sono già in costruzione dalle prime vittime delle forme più barbare della violenza capitalista/coloniale/moderna e contemporanea: I Pololi e le Comunità Indigene, Originari, Contadini, Costieri, Quilombolas, Afrodescendenti, Garífunas, Caboclos, Dalits, tra altri, ed i suoi figli che migrarono nelle periferie/favelas povere delle città; e tutti gli altri esclusi, invisibili e “intoccabili” del pianeta; chi continua resistendo, fortificando ed aggiornando forme alternative di organizzazione sociale, tecnologica, etica, politica, economica, culturale e spirituale dell’esistenza umana.

 

Noi Popoli Indigeni Originari pratichiamo e proponiamo: l’unità tra Madre Terra, società e cultura. Educare la madre terra e lasciarsi educare per lei. Educazione all’acqua come diritto umano fondamentale e non la sua mercificazione. Decolonizzare il potere col “Comandare ubbidendo”, autogoverno comunitario, Stati Plurinazionali, Autodeterminazione dei Popoli, unità nella diversità come altre forme di autorità collettiva. Unità, dualità, equità e complementarietà di genere. Spiritualità dal quotidiano e dal diverso. Liberazione da ogni dominazione o discriminazione razzista/etnicista/sessista. Decisioni collettive sulla produzione, mercato ed economia. Decolonizzazione delle scienze e tecnologie. Espansione della reciprocità nella distribuzione di lavoro, di prodotti, di servizi. Da tutto questo produrre una nuova etica sociale alternativa a quella del mercato e del profitto coloniale/capitalista.

 

Apparteniamo alla Madre Terra non siamo padroni, saccheggiatori, né venditori di lei ed oggi arriviamo ad una crocevia: il capitalismo imperialista ha dimostrato essere non solo pericoloso per la dominazione, sfruttamento, violenza strutturale ma anche perché ammazza la Madre Terra e ci porta al suicidio planetario che non è né “utile” né “necessario.”

 

Il Movimento Indigeno di Abya Yala / Continente Americano si appella alla più ampia unità nella diversità per:

 

La Mobilitazione in Difesa della Madre Terra e dei Popoli, contro la Mercificazione della Vita, l’ Inquinamento, il Consumismo e la criminalizzazione dei movimenti sociali ed in quella cornice realizzare una mobilitazione intercontinentale il 12 di Ottobre di 2009.
Mobilitazione per difendere i diritti dei popoli la e madre terra di fronte all’aggressione dei megaprogetti, industrie estrattive, l’IIRSA, il Plan Puebla Panamá, gli agrocombustibili e le invasioni coloniali come quelle dei paesi di Haiti e Palestina.
Ricostituire, reinventare ed articolare valori e paradigmi alternativi e diversi, ed in quella direzione organizzare un Foro Sociale Tematico su Decolonizzazione, Contro la mercificazione della Vita, per i Diritti Collettivi e Bien Vivir nel 2010.
Partecipare all’IV Cumbre dei Popoli Indigeni dell’Abya Yala, in Puno (Perù) dal 27 al 31 di maggio del 2009 dove si rafforzeranno ed porteranno avanti i processi indicati.
I Popoli Indigeni della Cuenca Amazzonica (COICA), con la nostra cosmovisione, diversità di lingue, storia, culture, spiritualità, territori, economie, esistiamo da tempi immemorabili. Abbiamo adottato distinte forme di organizzazione e di identità sotto la cornice degli stati nazionali che hanno stabilito norme e leggi secondo i loro interessi, ignorando i diritti ancestrali dei primi abitanti del territorio amazzonico.

Cercando un consenso tra i 390 paesi, rappresentando una popolazione di 2.779.478 abitanti, nei 10.268.471 km2 di Amazzonia, ci siamo riuniti nel Forum Sociale Mondiale in Belem do Parà, Brasile, del 27 di gennaio fino al 01 di febbraio di 2009. In questi giorni abbiamo tenuto intense riunioni ed un profondo dibattito ed analisi delle realtà dei paesi indigeni che viviamo nell’Amazzonia ed in altri luoghi, facendo di questo il nostro appoggio e apporto al processo del FSM.

Considerando i propositi e principi della Dichiarazione delle Nazioni Unite sui Diritti dei Popoli Indigeni (UNDRI), e la buona fede nel compimento degli obblighi contratti per gli Stati che l’hanno adottata,
Affermiamo i diritti dei paesi indigeni a considerarsi se stessi differenti ed ad essere rispettato come tali, e che contribuiamo alla diversità e ricchezza delle civiltà e culture che conformano l’umanità;
Condanniamo tutte le dottrine, politiche e pratiche basate nella superiorità di determinati popoli o nazionalità e persone che le propugnano adducendo ragioni di origine nazionale o differenze razziali, religiose, etniche o culturali sono razziste, scientificamente false, giuridicamente invalide, moralmente condannabili e socialmente ingiuste.
I paesi indigeni hanno diritto alla libera determinazione della loro condizione politica e devono perseguire liberamente il loro sviluppo economico, sociale e culturale.

 

Pertanto:

 

  • Esigiamo la demarcazione e assegnazione immediata dei nostri territori ancestrali utilizzati da sempre dai loro abitanti legittimi.
  • Denunciamo e condanniamo le intimidazioni violente con morte dei nostri leader per la difesa dei territori e diritti dei popoli indigeni.
  • Denunciamo l’avanzare della frontiera agricola ed agropecuaria (agronegócios), responsabile della violazione dei nostri diritti con discrminazioni, avanzamenti nei nostri territori, deforestazione, bruciando i boschi, con l’inquinamento di suolo e fiumi ed uso di agrochimici e transgenici ed espansione delle monocolture, la biopirateria, contrabbando di legno, i residui e scarichi dell’industria, tutti fattri che mettono a rischio la Sovranità Alimentare, la perdita di ecosistemi e, anche, la perdita della nostra identità e cultura. Inoltre, questi impatti acutizzano la vulnerabilità dei nostri fratelli di popoli indigeni in isolamento volontario, non contattati o in contatto iniziale: per essi esigiamo la garanzia integrale dei loro territori da parte degli stati.
  • Denunciamo al mondo che i mega progetti come IIRSA e PAC (voluti dagli stati e dai governi) sono responsabili del genocidio dei popoli indigeni e la depredazione dei boschi dell’Amazzonia: ne esigiamo l’abolizione!
  • Respingiamo il processo ed i livelli di decisioni politiche che ostruiscono e manipulano la partecipazione dei popoli indigeni riguardo al tema del Cambiamento Climatico: esigiamo l’ampia diffusione dell’informazione ed un dibattito critico tra i paesi indigeni circa i meccanismi e negoziazioni in corso relativi alla ricezione e mercificazione del carbonio in territori indigeni.
  • Su REDD esigiamo come principio che tutti gli accordi su meccanismi finanziari per la protezione dei boschi nei nostri territori dovranno riconoscere incondizionatamente i diritti dei popoli indigeni, di accordo con la Dichiarazione delle Nazioni Unite (UNDRIP); i nostri diritti non sono negoziabili. Al momento siamo in processo di informazione e dibattito interno ad ogni organizzazione membro sui potenziali impatti negativi o rischi che vadano da imporsi sui nostri territori (come è stato il caso di MDL, meccanismi di sviluppo pulito, su molti dei nostri popoli). Inoltre, le esperienze ed interpretazioni dei nostri popoli indigeni sui cambiamenti climatici, secondo la nostra cosmovisione, è che questo interagisce con multipli fattori ambientali e sociali che devono essere integralmente considerati e che non sono riducibili al mercato.
  • Respingiamo tutto il settore minerario, lo sfruttamento di petrolio ed idrocarburi, come denunciamo l’aumento della produzione di agrocombustibili nella Cuenca Amazzonica, (palma, canna da zucchero e soia), industrie altamente distruttive per i nostri ecosistemi.
  • Rifiutiamo il modello produttivo che sostiene il consumismo dei paesi “sviluppati” e le élite dei paesi “in via di sviluppo” dei nostri stati che dipendono dalle industrie estrattive.
  • Sollecitiamo le organizzazioni ecologiste e le altre ONG a deporre gli atteggiamenti impositivi, esigiamo che ‘appoggio sia attraverso le nostre proprie organizzazioni indigene per la loro rappresentazione legittima ed istituzionalizzata.

 

Infine comunichiamo al mondo intero che i Popoli Indigeni Amazzonici, condotti dalle nostre nostre guide spirituali ed inspirate dalla nostra storia, processi ed esperienze, manteniamo e rafforziamo società rispettose della diversità, dei diritti collettivi dei popoli ed abbiamo saputo rinnovare le nostre iniziative per la promozione, protezione ed esigibilità dei nostri diritti, contribuendo così alla sopravvivenza dell’umanità.

 

Mediante questa dichiarazione facciamo un veemente appello al rispetto verso le organizzazioni componenti della COICA, in questo caso verso l’organizzazione della COIAB per essere l’organizzazione anfitrione, unanimemente con queste altre organizzazioni indigene Brasiliane ed organizzazioni indigene della regione al presente Foro Sociale Mondiale, Belém, Brasile 2009.

 

Manifestiamo la nostra solidarietà con la lotta del popolo Palestinese per il loro diritto all’autodeterminazione e il rifiuto all’invasione coloniale israeliana.

 

Assemblea Generale di Popoli Indigeni durante il Forum Sociale Mondiale 2009
Coordinadora de Organizaciones Indígenas de la Cuenca Amazonía ( COICA)
Coordinadora Andina de Organizaciones Indígenas (CAOI)
Consejo Indígena de Centro Amèrica (CICA)
Convergencia Maya Waqib Kej
South Asian Peoples Initiatives (India)

 

e le altre ogranizzazioni indigene del Brasile, Messico, Guatemale, Costa Rica, Nicaragua, Colombia, Ecuador, Perù, Bolivia, Cile, Argentina, Suriname, Venezuela e altri