Estrattivismo, Territorio, Comunità: Ecuador E Italia A Confronto – Incontro Con Pablo Fajardo

Estrattivismo, territorio, comunità: Ecuador e Italia a confronto – Incontro con Pablo Fajardo


Dettaglio eventi


12314203_198310807177497_718507729156136298_oL’11 dicembre, A Sud, Rete della conoscenza e il CSOA La Strada, in collaborazione con Sparwasser (Circolo Arci), propongono a Roma un incontro con due protagonisti del processo Chevron/Texaco che ha visto le comunità indigene dell’Amazzonia ecuadoriana opporsi alla compagnia petrolifera che per anni ha inquinato il territorio e calpestato i loro diritti. Per raccontare tutto ciò, saranno presenti Humberto Piaguaje, dirigente indigeno Secoya e coordinatore della UDAPT l’Associazione delle vittime del petrolio, e Pablo Fajardo Mendo avvocato nel processo Chevron/Texaco.

 

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La riflessione sulle fonti fossili, sui rischi per l’uomo e per l’ambiente ad esse connessi e sui diritti delle comunità locali interessa, seppur in maniera diversa, anche l’Italia che con l’approvazione del decreto c.d. Sblocca Italia ha dimostrato di essere molto lontana dall’abbandonare le fonti fossili. Sulla nuova corsa al petrolio nei mari italiani apriranno una finestra gli autori del progetto di inchiesta Italian offshore, premiato al DIG – Documentari Inchieste Giornalismi 2015.

 

Il dibattito sul modello energetico riguarda però anche le infrastrutture legate alla distribuzione. Tra queste, un caso emblematico è quello dell’elettrodotto Villanova-Gissi in Abruzzo, una grande opera inutile e pericolosa. L’elettrodotto, che originariamente avrebbe dovuto servire al trasporto in Italia di energia “pulita” proveniente da Serbia e Montenegro, sembra piuttosto rivelarsi opera destinata non solo ad energia prodotta con fonti fossili ma anche superflua nell’attuale condizione di overcapacity del nostro Paese. Silvia Ferrante, è stata citata 24 volte in giudizio per un ammontare complessivo di 16.000.000 di euro per essersi opposta insieme ad altri attivisti alla costruzione di quest’opera. La sua testimonianza parla di come, anche nell’occidente sviluppato, gli interessi dell’economia estrattiva siano in grado di mettere a rischio democrazia e diritti delle comunità locali. Ma l’Abruzzo è anche uno dei territori maggiormente interessati dalla nuova corsa alle fonti fossili, con il progetto Ombrina Mare 2.

 

Gli attivisti e le attiviste di A Sud, Rete della conoscenza e del Centro Sociale La Strada, interverranno sul nesso tra attivazione e autodeterminazione delle comunità e difesa dell’ambiente nelle proprie esperienze. Un incontro in concomitanza con la Giornata Internazionale per i Diritti Umani, indetta dalle Nazioni Unite e durante le fasi conclusive delle Conferenza delle Parti (COP21) a Parigi, per evidenziare la correlazione tra i Diritti dell’Uomo difesa del territorio. Ad un giorno dal termine della COP21, il punto su quelle che sono le politiche intraprese in ambito internazionale per la riduzione delle emissioni climalteranti e delle fonti fossili, i loro limiti e le contraddizioni tra tali impegni e politiche come il decreto Sblocca Italia o quelle che permettono ancora nei Sud del mondo l’applicazione di un modello produttivo fondato sull’estrattivismo e sullo sfruttamento dell’uomo e della natura.

 

Estrattivismo, territorio, comunità: Ecuador e Italia a confronto

Roma 11 dicembre h. 20:00

Circolo Arci Sparwasser – Via del Pigneto 215, Roma

 

Programma:

 

19:00 – Proiezione:

  • Texacontamination
  • Estratto di Italian offshore. Chi vince e chi perde nella nuova corsa al petrolio nei mari italiani

 

Introduzione al dibattito: Filippo Riniolo – Arci Sparwasser

 

20:00 – Dibattito:

 

Moderazione a cura di A Sud

 

Intervengono:

 

  • Pablo Fajardo – Avvocato delle vittime della Chevron-Texaco in Ecuador
  • Humberto Piaguaje – Dirigente indigeno Secoya e coordinatore della UDAPT
  • Marcello Brecciaroli, Manuele Bonaccorsi, Salvatore Altiero

               Autori di “Italian offshore” – Premio DIG 2015 [Facebook]

  • Silvia Ferrante – No elettrodotto Villanova-Gissi
  • Stefano Iannillo – Rete della Conoscenza
  • CSOA La Strada

 

La Texaco, acquisita dalla Chevron nel 2001, iniziò a perforare l’Amazzonia al nord dell’Ecuador, nelle province di Sucumbios e Orellana, grazie a una concessione del Governo nel 1964. Abbandonò la zona nel 1990 e lasciò lo sfruttamento alla Petroecuador. In quella zona vivevano almeno cinque tribù indigene, due di queste, Tetetes e Sansahuaris, sono scomparse per sempre. L’avvelenamento dei fiumi ha ucciso la pesca. Il resto delle tribù passò dall’economia di sussistenza nella selva alla miseria dell’economia di mercato, lavorando per l’industria petrolifera.

 

Quella di Chevron-Texaco in Ecuador, è la storia di una catastrofe ecologica 30 volte maggiore di quella della fuoriuscita di petrolio dalla petroliera Exxon Valdez. Il petrolio ha contaminato le terre, l’aria e le case. La Texaco perforò 356 pozzi di petrolio nell’Amazzonia ecuadoriana. “Però, oltre a questo, per ogni pozzo che perforava costruiva quattro o cinque piscine per eliminare i rifiuti tossici”. Lì veniva accumulata anche l’acqua tossica usata per l’estrazione del petrolio. “L’impresa costruiva sempre le piscine per i rifiuti il più vicino possibile a un fiume. L’idea era di disfarsi delle scorie in maniera semplice ed economica”. Così, il problema del suolo si spostò all’acqua. Quest’acqua conteneva zolfo e altri elementi tossici derivati dal contatto con il petrolio. Evaporando, cadeva sulla selva sotto forma di pioggia acida. La terra, l’acqua e l’aria sanno di petrolio.

 

Info e contatti

 

Salvatore Altiero

+39. 334 22 70 795

salvatorealtiero@asud.net