Elezioni In Cile, La Protesta Studentesca Entra In Parlamento

Elezioni in Cile, la protesta studentesca entra in Parlamento

camila-vallejo[di Eleonora Cosmelli su dailystorm.it] In attesa dello spareggio tra la Bachelet e la Matthei, arrivano i primi risultati: alcuni studenti, tra cui Camila Vallejo, sono eletti al Congresso

 

LE CANDIDATE – Ancora una volta, come spesso accade da più di due anni, gli occhi del mondo sono tutti puntati su quella strisciolina di terra all’estremo Sud del globo chiamata Cile. Oggi questo Paese pieno di sorprese lascia tutti col fiato sospeso. Il primo turno delle elezioni presidenziali del 18 novembre ha visto Michelle Bachelet, prima presidente donna in Cile tra il 2006 e il 2010 e candidata di sinistra, ottenere ben il 47%; quasi il doppio della sua avversaria Evelyn Matthei, che sfiora il 25%. Un risultato non sufficiente, tuttavia, ad evitare il secondo round delle elezioni, lo spareggio, che si terrà il 15 dicembre.  Infatti la leader socialista, candidatasi per la prima volta in coalizione con il Partito Comunista Cileno e altre formazioni di sinistra anche estrema, è stata svantaggiata dal fatto che Marco Enriquez Ominami, candidato di sinistra esterno all’alleanza, ha raggiunto l’11% dei consensi, mentre un 7% è andato ai tre candidati “rossi” e “verdi”.

Le elezioni cilene stanno suscitando l’interesse dell’Occidente in quanto le due sfidanti, amiche d’infanzia, rappresentano due realtà opposte che convivono nel Paese dalla fine della dittatura: da una parte Bachelet, figlia del generale Alberto Bachelet, che fu torturato fino alla morte per essere rimasto fedele ad Allende anche sotto Pinochet; dall’altra la figlia di un militare fedele al regime. Questi aspetti della vita privata delle due donne sono più importanti di quanto si pensi in un Paese che ancora non è riuscito ad abbandonare la Costituzione di Pinochet e non ha mai davvero dimenticato la dittatura militare.

 

RIFORME E RIVOLUZIONE – Bachelet è convinta di avere la vittoria in tasca, ma questo non le basta. Il suo programma politico è incredibilmente progressista e prevede, tra l’altro, la riforma tanto sospirata dagli studenti cileni: un’istruzione gratuita per tutti, o quasi. In un Paese in cui il sistema scolastico e universitario sono affidati quasi completamente agli enti privati e vanno mano a mano deprimendosi per incuria da parte dello Stato e dei loro stessi “proprietari”, una riforma del genere rischia di avere una portata rivoluzionaria, offrendo per la prima volta un diritto allo studio che non sia solo su carta. La Bachelet, evidentemente, sta cavalcando l’onda delle proteste che dal 2011 hanno scosso il Cile come un terremoto e che hanno visto gli studenti mettersi in moto su tutti i fronti per ribellarsi al governo.

In realtà già oggi possiamo dire che, Bachelet o no, gli studenti cileni hanno già ottenuto un risultato politico importante. Infatti al Congresso sono stati eletti ben quattro leader della protesta universitaria, tra cui la celeberrima Camila Vallejo, che a soli 25 anni ha preso posto con i grandi del Paese sfoggiando il suo solito piercing al naso e le proposte a difesa degli studenti e dei lavoratori. Nonostante lei e i suoi compagni comunisti Karol Cariola, Giorgio Jackson e Gabriel Boric siano candidati indipendenti, restano il fiore all’occhiello della Bachelet, che conta su di loro più che mai per guadagnare popolarità e, in seguito, per intraprendere le riforme coraggiose di cui tanto si parla.

 

CAMBIAMENTO – Sembrano lontani, ormai, i tempi del governo conservatore e pro-Pinochet di Sebastiàn Piñera, che oggi punta il dito contro “i cileni irresponsabili” che hanno fatto una scelta contraria a un partito che ha portato al Paese crescita economica, l’abbassamento dell’inflazione e una certa disciplina fiscale. La verità è che i cileni, specialmente i giovani, hanno lanciato un messaggio incredibilmente semplice da interpretare, ma che al tempo stesso racchiude delle richieste categoriche: cambiamento. Il sistema ultra-liberale proposto da Piñera, la Matthei e i suoi non può funzionare senza un adeguato progresso nel campo dei diritti umani e nella democrazia.

Oggi il Cile racchiude in sé tutte le contraddizioni del Sud America e, se vogliamo, dell’intero mondo globalizzato. La crescita economica è fortissima, ma coinvolge solo una minima parte della popolazione. Qui, il 5% dei ricchissimi guadagna 257 volte di più del 5% dei più poveri. Camila Vallejo e i suoi hanno questa responsabilità sulle spalle, mentre un potenziale Cile in mano alla Bachelet ha la possibilità di cambiare direzione. Sperando che le promesse della quasi presidente non restino solo elettorali, la Vallejo promette di rimanere con un piede al Congresso e uno per strada. Non ci resta che crederle.