Ecuador: Ultimatum Alle Compagnia Petrolifere

Ecuador: ultimatum alle compagnia petrolifere

Rafael Correa, il presidente ecuadoriano, ha posto un ultimatum alle compagnie petrolifere straniere operanti nel paese avvertendo che dispongono di 45 giorni per modificare i loro contratti con lo Stato rispettando la legge di ottobre che riduce drasticamente i loro margini di guadagno, altrimenti dovranno sospendere le loro attività. Lo scrive il quotidiano El Comercio di Quito. In accordo con la politica di un più attivo intervento dello Stato nell’economia, Correa ha disposto il 4 ottobre per decreto che il 99% dei proventi straordinari delle vendite di petrolio effettuate dalle compagnie straniere vadano ora dall’Erario, quando prima andavano 50% all’impresa e 50% allo Stato.
 

Se (le imprese petrolifere) – ha sostenuto Correa – non sono d’accordo con la nuova legge, bene, ci dicano quanto dobbiamo loro per gli investimenti fatti? Sono 200 milioni di dollari? Pagheremo questo prezzo. Poi trasferiremo tutto all’impresa statale Petroecuador, e non permetteremo più che le multinazionali continuino a portarci via il nostro petrolio”.
 
Lunedì scorso sono iniziati i negoziati per riformulare i contratti che disciplinano le condizioni di estrazione di greggio per cinque imprese straniere operanti in Ecuador (la statunitense City Oriente, la cinese Andes Petroleum, la brasiliana Petrobras, la spagnola Repsol e la francese Perenco).
 
Intanto, proseguendo la politica del governo mirante a riprendere il controllo della gestione statale delle risorse naturali, venerdì è stata disposta dal ministro dell’Energia Galo Chiriboga la revoca di 587 licenze alle imprese miniere a causa del “mancato pagamento dell’imposta di conservazione” prevista dalla legge sulla Promozione degli investimenti e la partecipazione cittadina.
 
Tale revoca colpisce circa un ottavo della totalità delle 4.500 licenze concesse alle società minerarie in tutto il paese ed è in linea con il progetto di legge sulla disciplina dell’attività miniera che sarà presentato a breve dal governo all’Assemblea costituente.