Ecuador: Incidente Petrolifero Ai Limiti Del Parco Nazionale Yasuni

Ecuador: Incidente petrolifero ai limiti del Parco Nazionale Yasuni

Il 1 febbraio del 2008 l’impresa Repsol ha dato notizia in una nota informativa, di uno spargimento petrolifero avvenuto il 30 gennaio, nel Blocco 16, al limite con il Parco Nazionale Yasuni. La Repsol ritiene che la situazione sia sotto controllo. Il ministero dell’industria mineraria e petrolifera, sulla base della relazione redatta dalla Repsol, ha dichiarato che la portata della perdita è di 100 barili. Dopo la prima ispezione da parte del Sottosegretariato di Protezione Ambientale e del Ministero dell’Energia e delle Miniere, effettuata il 31 gennaio, sono state fatte delle precisazioni:

a) Non erano 100 i barili andati perduti, ma 2000. Tra questi 500 di petrolio e 1500 di acqua di formazione.
b) Il disastro ambientale non è avvenuto il 30 gennaio ma 10 giorni prima.
c) L’area colpita era approssimativamente di 3000 m2 corrispondenti, secondo il presidente della Comunità Huaorani de Dícaro, a quattro fattorie della comunità.

Nonostante queste precisazioni, si suppone che le dimensioni del versamento petrolifero sia più grande. Attraverso l’aiuto di vari testimoni, la cui identità è per il momento non rivelabile, si sa che la fuoriuscita di petrolio avrebbe colpito una zona altamente vulnerabile. Un’importante laguna che è tra le sorgenti del fiume Yasuni, nei pressi del Parco Nazionale.

Queste divergenze ci consentono di dedurre che la Repsol YPF stia maneggiando l’informazione, nascondendo le reali dimensioni del disastro, ed in questo modo evitando sanzioni e penalizzazioni così come il deterioramento della sua già compromessa immagine.

Per tutti questi motivi, la Campagna Amazzonia per la Vita chiede al governo nazionale:
Di stabilire una commissione ufficiale di alto profilo, con la partecipazione della società civile, per realizzare una supervisione completa delle zone colpite e delle operazioni condotte dalla Repsol YPF. Di determinare con precisione la dimensione della fuoriuscita, le cause e le responsabilità di questo disastro. In fine studiare l’insieme delle operazioni della Repsol per verificare se non esistano altri disastri petroliferi sconosciuti e per controllare le condizioni delle sue strutture, visto che il secondo Bollettino del Sottosegretariato della Protezione Ambientale, comunica che l’ultima fuoriuscita di greggio è dovuta allo sprofondamento di un complesso di tubi installati da più di 11 anni.

In fine denunciamo il controllo assoluto sul territorio esercitato dall’impresa petrolifera. La Repsol gestisce la procedura di accesso, e quindi l’ingresso e l’uscita degli indigeni huaoranis, degli studenti di biologia, e degli altri interessati a visitare la zona. E’ fondamentale ridare questo controllo allo stato ecuadoriano, visto che non può compiere queste funzioni una multinazionale, la qualcosa significherebbe avere uno stato dentro l’altro.

Alla luce di questi fatti, sottolineiamo la necessità di dichiarare le aree protette del paese e di esentarle da qualsiasi attività estrattiva. Si è infatti visto che per quanto all’avanguardia sia la tecnologia utilizzata, gli alti rischi di questo tipo di operazioni mettono in pericolo la presenza dei popoli inavvicinabili, la cultura e la sopravvivenza dei popoli indigeni, e gli importanti ecosistemi naturali di cui dispone il paese, che costituiscono la fonte materiale di riproduzione della vita e delle culture locali. Una ricchezza per queste comunità e per il paese nel suo insieme.

Per lo Yasuni, Fuori la Repsol! Fuori Petrobras!

Luis Corral
Campaña Amazonía por la Vida