E Se La FAO Ci Marcia?

E se la FAO ci marcia?

C’è maretta al Congresso Mondiale delle foreste di Buenos Aires.  Mentre i delegati governativi seguono il cerimoniale, associazioni ambientaliste e rappresentanze indigene hanno deciso di marinare i lavori. Motivo del contendere? Tutti si appellano alla protezione delle foreste, ma per la FAO queste includono le piantagioni, che infatti promuove, mentre ambientalisti e indigeni non ci stanno: per loro le piantagioni sono una delle principali cause della deforestazione, soprattutto nei paesi tropiocali. Eppure sempre di alberi si tratta…
 

Secondo la Pacific Indigenous Peoples Environment Coalition, “le piantagioni non sono foreste: l’unica cosa che hanno in comune è la presenza di alberi. Una piantagione è un sistema agricolo altamente uniforme, che solitamente sostituisce le foreste, ecosistemi ricchi di biodiversità. Malgrado ciò le grandi istituzioni come la FAO e la Banca Mondiale continuano a definire le piantagioni come foreste.”

Il World Rainforest Movement punta il dito sull’espansione delle piantagioni ai danni delle foreste naturali. “Fabbriche di alberi” al posto di giungle millenarie, ricche di vita e di specie animali. Per questo ha fortemente criticato i lavori del Congresso Mondiale delle foreste promosso dalla FAO in Argentina, per la sua politica di sponsorizzazione delle piantagioni: “il Congresso sta sponsorizzando le grandi piantagioni, fornendo una supposta credibilità scientifica alla loro espansione” ha commentato Ricardo Carrere, del WRM.

La questione si fa spinosa in previsione dei sovvenzionamenti che arriveranno alle foreste in base al meccanismo REDD: proteggere il clima proteggendo le foreste e il sequestro di carbonio. Gli ambientalisti temono che i sovvenzionamenti invece di andare alle foreste naturali, convergeranno sulle più redditizie piantagioni, creando così una nuova ondata di deforestazione.

Anche la Global Forest Coalition ha espresso forti critiche, soprattutto nei confronti della scarsa attenzione ai diritti dei popoli indigeni (molto critici verso l’espansione delle piantagioni). E’ per questa ragione che l’associazione si è dimessa dall’Advisory Board del Congresso Mondiale sulle Foreste. Non molto diversa la reazione del Global Justice Ecology Project, impegnato nel monitoraggio delle attività industriali legate al mercato dei titoli di carbonio.