Dopo Il 16 Novembre Il Fiume In Piena Guarda Avanti

Dopo il 16 novembre il fiume in piena guarda avanti

1425781_679537818733203_1986940804_n-300x225[di Antonio Musella su fanpage.it] Il movimento si prepara alla grande assemblea del 30 novembre. Intanto si fissano i paletti con le istituzioni “dov’erano fino ad ora?”. Nelle prossime settimane si tornerà sui territori con nuove mobilitazioni. Gli attivisti rinsaldano le sinergie e guardano avanti.

 

Sono passati dieci giorni dalla più grande manifestazione di piazza organizzata a Napoli, il #fiumeinpiena che ha invaso la città rivendicando bonifiche, cure e stop ai roghi tossici, oltre al no all’ inceneritore di Giugliano ed al piano rifiuti regionale.

 

In questi dieci giorni il piano istituzionale sembra entrato in corto circuito. Una corsa affannosa ad accordare le richieste di stop biocidio si è scatenata tra gli amministratori. Il primo è stato il Ministro dell’Ambiente Andrea Orlando che si era detto pronto ad incontrare i manifestanti, poi il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro che , ormai da giorni, ribadisce la volontà di venire incontro alle richieste dei manifestanti, infine la Ministra alle Politiche Agricole Nunzia Di Girolamo che ha pronto il decreto per l’invio dell’esercito nella terra dei fuochi. Per fare cosa in verità non si capisce bene. “Noi siamo assolutamente contrari all’uso dell’esercito – commenta Lucio Iavarone del Coordinamento Comitati Fuochi – i militari sono stati usati nella logica dell’emergenza e nella stagione dei commissari e spesso anche per reprimere le comunità. Piuttosto si agisca nell’ordinarietà dando risorse a quelle forze come la Forestale, il Noe o la polizia provinciale che sarebbero competenti a fare il controllo del territorio su questo aspetto”.

 

Riguardo all’azione delle istituzioni c’è da dire soprattutto che del tavolo congiunto chiesto dalla piazza del 16 novembre non si vede neanche l’ombra. “Chiediamo che il governo e gli enti locali non vadano per conto proprio – dice Iavarone – siamo consapevoli che c’è bisogno di un’azione sinergica a tutti i livelli per questo abbiamo chiesto un tavolo interministeriale”. Ma da Roma non è arrivata alcuna convocazione “ci sembra che ognuno vada per conto suo e qualcuno come il Ministro Lorenzin è assolutamente assente, questo ci spaventa perché le dichiarazioni degli amministratori sembrano essere il classico “facimme ammuina” per far vedere di far qualcosa, ma di fatto non si fa nulla” sottolinea Iavarone che ci dice anche che dalla Regione Campania “fino ad ora a parte un invito non c’è stato seguito sul confronto”.

 

Il movimento però non arretra e si prepara alla grande assemblea generale di sabato prossimo 30 novembre. Un vero e proprio meeting pubblico alla Galleria Principe di Napoli per fare il punto della situazione a quindici giorni dalla piazza dei centomila. “Sarà un appuntamento di analisi e di approfondimento rispetto alla giornata del 16 – ci racconta Raniero Madonna uno dei giovani attivisti di Fiume in Piena – ci rivedremo per la prima volta tutti insieme e sarà importante riuscire a delineare l’andamento futuro delle mobilitazione”. Chi pensa che il “fiume in piena” sia stato un evento, seppur nella grandezza dei numeri, sporadico si sbaglia di grosso. I comitati sono pronti a ritornare nelle piazze e ad aumentare la pressione sulle istituzioni. Il messaggio è chiaro: trasformare le rivendicazioni dei movimenti in soluzioni. Non si tratta.

 

“L’obiettivo principale è quello di ripartire dai territori con la forza acquisita con il 16 novembre . Il momento è decisivo non si attenderà l’anno prossimo per nuove mobilitazioni anche se i tempi dei comitati spesso sono lunghi”. Madonna chiarisce anche un aspetto che sta caratterizzando il post 16 novembre ovvero la corsa alla “rappresentanza” come il peggior ceto politico che si rispetti. “Nessuno incontra nessuno a nome nostro – chiarisce Madonna – nessuno lo farà fino al 30 dove saranno stabiliti i paletti che il movimento vuole porre alle istituzioni. Una posizione che accomuna anche la coalizione Stop Biocidio composta, oltre che da Fiume in Piena e Coordinamento Comitati Fuochi anche dalla Rete Commons e da Cittadini Campani per un piano alternativo dei rifiuti. “Nessuno è più disposto a farsi prendere in giro da queste istituzioni – sottolinea Claudio Pellone di Cittadini Campani per un Piano Alternativo dei Rifiuti – la giunta Caldoro è in carica da tre anni e si svegliano solo ora? E’ nota la nostra contrarietà agli inceneritori a cominciare da quello di Giugliano ma sull’unico punto su cui eravamo d’accordo con il piano regionale ovvero i sei impianti di compostaggio, non possiamo che registrare che è tutto drammaticamente fermo”.

 

Ma ce né per tutti anche per i Comuni. “I sindaci, a cominciare da De Magistris – riferisce Pellone – sono in pauroso ritardo con la raccolta differenziata quindi cosa ci vengono a raccontare?” Stessa cosa per l’amianto “nessun comune ha messo mano ad un piano per lo smaltimento dell’amianto e tutti conosciamo il nesso tra questo materiale e le malattie tumorali”. Intanto la recente intervista a Massimo Scalia su Fanpage evidenzia le responsabilità di tutte le cariche dello Stato sul disastro campano. “Tutti sapevano” ha detto il presidente della commissione d’inchiesta sui rifiuti che secretò le audizioni del pentito Carmine Schiavone. Quindi ben pochi oggi possono fare le anime belle. “Anche la scelta di aprire il corteo del 16 novembre con le foto dei responsabili e non con quello delle vittime del biocidio ci dice che il movimento ha chiare quali siano le responsabilità sul biocidio” ci dice Andrea Salvo Rossi di Fiume in Piena.

 

Sul banco degli accusati anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano che nel 1997, ai tempi delle dichiarazioni di Schiavone, era Ministro dell’Interno. “Il nome di Napolitano è stato denunciato dal movimento come uno dei responsabili del biocidio, da Ministro dell’Interno sapeva quale era il traffico di rifiuti da Nord a Sud” commenta Salvo Rossi. “Si è deciso di continuare a distruggere la nostra terra con le bonifiche truffa e con un piano dei rifiuti scellerato. Non è un caso che la piazza del 16 novembre abbia fischiato gli appelli a Napolitano. La gente è stanca.”