Dont’ Frack My Future: Prevenire è Meglio Che Curare

Dont’ Frack my Future: prevenire è meglio che curare

nofrackingSMALL[Di M. Cristofoli per A Sud] Dal Global Frackdown di Londra per la difesa dei territori e della salute

 

Sabato 19 Ottobre 2013, in centinaia di piccole e grandi città del mondo, si è celebrata la seconda giornata globale contro il fracking. Da Londra a Washington, passando per Roseto degli Abruzzi, Buenos Aires, New Dehli, i comitati locali di 28 paesi sono scesi in piazza per dire no alla fratturazione idraulica, la rischiosa e diffusissima tecnica di estrazione del gas di scisto dipinta come “naturale” dalle maggiori imprese energetiche internazionali.

 

In occasione della giornata, incontriamo a Londra alcuni coordinatori di Young Friends of the Earth UK, impegnati in un corteo nel pieno centro della città, da Bond Street a Oxford Circus. In contemporanea, altri comitati sfilano sotto la sottile pioggia di Covent Garden, circondati da un preoccupante silenzio cittadino. La stampa inglese non riporta, o quasi, l’evento, quasi a negarne l’esistenza. E allora, dopo mesi di ricerca sulla fratturazione idraulica, i suoi effetti e impatti su salute e ambiente, cominciamo a capire che non diffonderne i dettagli e non parlarne sembra essere un ottima strategia per permetterne la silenziosa e catastrofica diffusione.

 

Come ricordato qualche tempo fa, la fratturazione idraulica (in inglese amichevolmente chiamata fracking) è una tecnica di estrazione del gas inventata già agli inizi del ‘900 per estrarre gas naturale e petrolio dalle rocce di scisto, o rocce “scistose”, cioè quelle in grado di sfaldarsi facilmente secondo piani paralleli. Una volta individuata con esami geologici la presenza di questo particolare tipo di roccia, si comincia a perforare il terreno fino a raggiungere lo strato roccioso che contiene i giacimenti di gas naturale incastrato tra le rughe della pietra.

 

Successivamente, per “stimolare” l’uscita del gas, la tecnica prevede di iniettare ad alta pressione un composto formato da acqua, sabbia e altri prodotti chimici che, a contatto con la roccia, provoca una serie di piccole e ripetute esplosioni che spingono il gas al di fuori del terreno.

 

I problemi principali legati all’estrazione tramite fratturazione idraulica, oltre al massiccio uso di acqua, sono la contaminazione delle falde acquifere e l’introduzione di agenti chimici nel terreno e nei corsi d’acqua, che si reimmettono poi nel sistema idrico contaminando le acque utilizzate quotidianamente sia per agricoltura che per usi domestici. Solo l’80% del liquido iniettato nel foro torna infatti in superficie come acqua di riflusso, il resto rimane nel sottosuolo diventando un rischio per la salute umana.

 

Ulteriore e altrettanto grave problema è lo spostamento delle faglie o il loro “risveglio”, eventi che potrebbero – anche se le compagnie e i governi ancora faticano ad ammetterlo – essere tra le cause di fenomeni sismici. Emblematico a tal proposito, un terremoto avvenuto 6 novembre 2011 in Oklahoma (U.S.) giusto poco dopo che impianto aveva iniettato acqua ad alta pressione nel sottosuolo.

 

In Italia – terreno ahi noi notoriamente sismico – l’uso di tale tecnica potrebbe avere delle conseguenze davvero tragiche tanto che alcuni comitati dell’Emilia Romagna hanno spinto per l’approvazione in Parlamento di una Risoluzione per impegnare il Governo a vietare l’uso del fracking. Nel frattempo, l’Unione Europea ha vincolato ogni progetto di fratturazione idraulica ad una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) senza però bandirne l’utilizzo. A tal proposito, il livello di legislazione dei paesi europei è molto differente e così quello del dibattito pubblico: in Francia la moratoria, in Polonia il nulla osta, in Romania la pubblicizzazione di tale tecnica come energia verde, in Spagna e in Italia tanto, troppo silenzio.

 

Nel Regno Unito, nonostante il fracking sia molto diffuso a Sud e a Est del paese – specie nelle zone meno abitate, depresse e considerate quindi utilizzabili e sfruttabili a più non posso – e il dibattito istituzionale in materia sia all’ordine del giorno, l’opinione pubblica resta confusa. In assenza di una strategia energetica di lungo periodo, il governo temporeggia e agisce in modo alquanto emergenziale mentre le compagnie fanno leva sulla necessità degli inglesi di ridurre i costi di elettricità e riscaldamento, specie alle porte dell’inverno, notoriamente rigido e molto umido.

 

Vero è che i consumi sono molto alti, specie per quanto riguarda centri commerciali e supermercati, vecchie abitazioni senza doppi vetri ed edifici pubblici. Alcuni comitati delle singole municipalità londinesi hanno cominciato da qualche hanno ad agire proprio su questi ultimi, facendo pressione sulle autorità locali affinché convertissero i propri edifici all’uso di energie rinnovabili, chiedendo al governo centrale i fondi per l’isolamento delle pareri o costituendosi in comunità energetiche autonome in grado di far fronte ai costi di riconversione e poter usufruire poi dell’energia prodotta.

 

Quest’atteggiamento potrebbe contrastare non solo i consumi – quindi i costi – e ridurre le emissioni, ma aiuterebbe altresì a ribaltare la retorica utilizzata da governi e dalle big corporations che presentano il fracking come l’unica via d’uscita dalla dipendenza energetica nei confronti di paesi come Russia e Iran, arrivando talvolta a parlare pure di contrasto al terrorismo. Come nei peggiori giorni della guerra fredda.

 

In Gran Bretagna come negli Stati Uniti e nei paesi maggiormente coinvolti nell’uso del fracking – e come spesso accade quando si tratta di sfruttamento delle risorse naturali – sono i villaggi più piccoli, economicamente depressi e poco scolarizzati ad essere maggiormente esposti. Gli emissari delle grandi aziende, dopo aver conquistato la fiducia degli abitanti ed aver convinto le autorità locali della “naturalità” della fratturazione idraulica, comprano o affittano terreni a prezzi irrisori, devastandone la composizione chimica e inquinando irrimediabilmente le falde acquifere.

 

Tutto ciò viene fatto in un clima di silenzio di media e stampa e cercando di rendere quasi incomprensibile ciò che lega il fracking alla salute umana e dei territori. Una strategia funzionale all’accaparramento delle terre – o land grabbing – e allo sfruttamento massimo nel più breve tempo possibile, prima che la correlazione con il deterioramento della salute umana o dei fenomeni sismici siano accertate.

 

Al Global Frackdown di Londra assorda questo silenzio, una ventina di giovani sfilano in un corteo piovoso mentre la prima pagina del giornali è dedicata all’aumento della bolletta del gas e all’inizio del vero freddo. Per l’ennesima volta, ci rendiamo conto che prevenire è meglio che curare, ma che la strada è lunga.

 

Per questo, per l’Emilia, per l’Aquila e per la difesa della nostra salute continueremo a parlare di fracking.