Diritto Alla Terra In Brasile: Una Comunità Vince Sulla Lobby Delle Dighe

Diritto alla terra in Brasile: una comunità vince sulla lobby delle dighe

3290065847_ec888e014d[Di Eleonora Cosmelli su Dailystorm] Dopo più di cento anni, la comunità di Montanha-Mangabal ha ottenuto i pieni diritti sulla propria terra contro le lobby delle dighe in Brasile

 

VITTORIA – Vicino al fiume Tapajos, nello stato di Para (Brasile), è avvenuto un evento straordinario: la vittoria di una piccola comunità locale sulla potente lobby delle dighe. Dopo un secolo di lotta, infatti, gli abitanti di questa periferia del Sud America hanno ottenuto i pieni diritti di rimanere a vivere nella propria terra, proprio dove il Governo progettava di costruire delle dighe a partire dal fiume, inondando tutta l’area. In quel caso, le famiglie sarebbero state trasferite in qualche altro territorio, a costo di farne spostare delle altre. Si sarebbe instaurato un meccanismo perverso di trasferimento forzato di migliaia di persone, come bestie da collocare da un recinto all’altro.

 

Il merito di questa vittoria d’eccezione va anche a Luiz Bacelar Guerreiro, sovrintendente dell’Istituto Nazionale della Colonizzazione e Riforma Agraria (Incra), che ha conferito all’area, di 550 chilometri quadrati circa, lo stato di Progetto per l’Insediamento Agro-estrattivo (Pae), stabilendo che la terra non si può vendere e che rimarrà la casa di coloro che “l’hanno ereditata” dai loro antenati che hanno sempre vissuto lì.

 

 

UN PASSO INDIETRO – Guerreiro è procuratore del Ministero pubblico federale, considerata da molti una sorta di branca indipendente del governo brasiliano.Stando a quanto dice, non gli importa degli interessi economici che sono in ballo. Ha agito secondo coscienza per difendere i diritti di chi «se lo merita». È la prima volta che il Governo riconosce ufficialmente il diritto alla terra alle popolazioni locali, soprattutto per una motivazione come l’antichità dell’occupazione.

 

L’area in questione, denominata Montanha-Mangabal, è stata abitata per la prima volta nel diciannovesimo secolo da alcune famiglie povere del nord-est del Paese. La zona, infatti, era adatta alla coltivazione del caucciù. In effetti ancora oggi gli abitanti della zona vivono soprattutto del proprio raccolto. Ciò nonostante, l’area in questione è anche la zona della regione in cui la foresta si è conservata meglio.

 

SVILUPPI RECENTI- La popolazione della Montanha-Mnagabal fu mandata via dal Governo per la prima volta negli anni settanta, per intraprendere il progetto di un Parco naturale dell’Amazzonia. Questi si erano però ricostituiti e trasferiti solo un po’ più in su, sempre lungo il fiume. Da allora, le famiglie locali lottano per essere riconosciuti come abitanti “legittimi” del territorio. Una sfida quasi conquistata nel 2006, intraprendendo il processo per rendere il territorio “Resex” (riserva d’estrazione), uno stato giuridico che avrebbe permesso la tutela dei diritti degli autoctoni.

 

L’allora Presidente Luiz Lula, tuttavia, non perse l’ennesima occasione di voltare le spalle alla riforma agraria e non accettò le condizioni richieste. Già in quegli anni, infatti, le lobby delle dighe facevano pressioni sul Governo per iniziare i lavori. Oggi le lobby, sconfitte, stanno forse progettando un contrattacco. O per lo meno, c’è da aspettarselo.