Diritti E Partecipazione Riempiono Il Vuoto Della Casa Della Città

Diritti e partecipazione riempiono il vuoto della Casa della Città

2[su deLiberiamoroma.org] Il 23 ottobre alla Casa della città del Comune di Roma si è svolta una partecipata assemblea convocata da Deliberiamo Roma per discutere in maniera aperta di patrimonio pubblico, acqua, scuola e finanza pubblica, in risposta alla chiusura della giunta comunale, che non si è presentata alla discussione prevista sugli stessi temi alla Sala della Promoteca in Campidoglio il 3 ottobre scorso.

 

Durante l’assemblea è arrivato il vice sindaco Luigi Nieri, con l’intento di dare il benvenuto alle più di trecento cittadine e cittadini presenti. Abbiamo colto l’occasione per chiedere le intenzioni della giunta riguardo le 4 delibere di iniziativa popolare sottoscritte da 32.000 persone che, invece di essere in discussione in Giunta, giacciono in qualche cassetto in Campidoglio. Nonostante il sorriso rassicurante, le risposte del Vicesindaco sono purtroppo rimaste simili al silenzio istituzionale che ha finora riguardato i nostri temi. Caso eccezionale di silenzio dissenso.

 

Abbiamo chiesto delle parole chiare sull’acqua, rispetto alle recenti dichiarazioni di Marino di voler seguire il percorso già tracciato da Alemanno privatizzando ulteriormente Acea, e riguardo alle miglaia di distacchi idrici che Acea in questi giorni sta attuando nella nostra città.

Successivamente, alla richiesta di discussione sulla delibera del Patrimonio da noi presentata , Nieri ha chiuso ogni possibilità di dialogo affermando che l’amministrazione ha già espresso un opinione sull’argomento accogliendo la delibera da lui elaborata in qualità di assessore.

 

Come al solito, la risposta amministrativa è stata totalmente mancante di una connessione reale coi temi della politica sociale e di una effettiva collaborazione con la cittadinanza.

Come dire, partecipate, che tanto poi non se ne fa nulla.

 

È questo infatti il punto della questione: la crisi democratica. Un’Amministrazione strozzata dal mito della crisi, del fiscal compact e della modifica dell’articolo 81 della Costituzione, che decide di rispettare tutte le regole che vengono dall’alto ma di non considerare la volontà dei cittadini, che chiede, semplicemente, di vedere garantiti alcuni diritti inalienabili, almeno finora: quello all’acqua, all’istruzione, alla casa e a spazi aperti alla partecipazione della cittadinanza. Il tutto garantito da un’economia funzionale al mantenimento di tali diritti. La domanda è : la borsa o la vita? Questa è la scelta a cui gli uomini politici non come meri amministratori burocrati vorremmo rispondessero.

 

Pubblicato su www.deliberiamoroma.org, 24 ottobre 2014

 

Guarda la galleria fotografica dell’iniziativa alla Casa della Città

 

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Diritto alla casa, istruzione e acqua pubblica. Caro Marino sui diritti non si può andare a due velocità!

 

[di Monica Pasquino su huffingtonpost.it] Gli ampi saloni deserti della Casa della Città, della trasparenza e della partecipazione, nello storico quartiere di Garbatella, a Roma, nella loro quotidiana solitudine simboleggiano l’isolamento e la lontananza dell’amministrazione capitolina dalla cittadinanza. Ma ieri, quelle magnifiche stanze sono state riempite dai corpi e dalle voci degli attivisti della campagna di Deliberiamo Roma, così come non era mai accaduto.

 

I promotori delle quattro delibere di iniziativa popolare su scuola pubblica, acqua bene comune, rigenerazione sociale del patrimonio abbandonato e finanza sociale, hanno invaso pacificamente la nuova Casa della Città di Roma Capitale, che esprime tutte le contraddizioni della Giunta di centrosinistra in merito alla partecipazione democratica. Durante l’assemblea è arrivato il vicesindaco Luigi Nieri. A chi gli ha chiesto delle parole chiare sull’acqua, rispetto alle recenti dichiarazioni di Marino di voler seguire il percorso già tracciato da Alemanno privatizzando ulteriormente Acea, la risposta è stata la promessa di impegni analoghi a quelli presi un anno fa, evidentemente inefficaci visto che il servizio è ancora privato e Acea continua a lasciare i cittadini senz’acqua. Sul patrimonio pubblico abbandonato, invece, il vicesindaco ha replicato difendendo la delibera da lui promossa e rifiutandosi di prendere una posizione politica nel merito della delibera popolare sul riuso del patrimonio abbandonato a fini sociali e culturali …

 

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Partecipazione vo cercando…

 

[di Fabio Alberti per deLiberiamo Roma] Centinaia di persone, su invito della coalizione sociale «deLiberiamo Roma», hanno pacificamente invaso la “Casa della città” – inaugurata recentemente e con grande enfasi dall’amministrazione capitolina – per rimacare il «disapputo» per la diserzione di capigruppo e presidenti di commissione all’appuntamento fissato con loro lo scorso 3 ottobre per discutere delle quattro delibere di iniziativa popolare per l’acqua e la scuola pubblica, la finanza sociale e l’uso sociale del patrimonio pubblico e privato.

 

Siamo ad oltre un anno dall’insediamento della nuova maggioranza in Campidoglio, che aveva fatto sperare che, dopo gli anni bui di Alemanno, si sarebbe avviata una nuova fase di partecipazione democratica.

I 32.000 cittadini che hanno firmato le quattro delibere avevano preso sul serio le dichiarazioni in tal senso del Sindaco e della sua maggioranza all’indomani dell’insediamento ed attivato il percorso principe della partecipazione popolare al governo della città: le proposte di delibera di iniziativa popolare, confidenti che non si sarebbe ripetuto quanto avvenuto in passato e che la loro proposta sarebbe stata presa sul serio da un Consiglio Comunale eletto da solo il 50% dei cittadini e delle cittadine romane e quindi, si supponeva, in cerca di una più forte legittimazione.

 

Invece, a quattro mesi dal deposito delle proposte – avvenuto il 22 luglio – le Commissioni consiliari non sono state ancora nemmeno investite della discussione (il regolamento del Consiglio Comunale ne richiedeva il parere “entro 15 giorni”) e la Conferenza dei capigruppo ha respinto la proposta di calendarizzare la discussione delle delibere all’Assemblea Capitolina (il regolamento ne prevedeva la discussione “entro sessanta giorni”).

Ieri durante l’assemblea alla Casa della Partecipazione il vicesindaco ha definito la mancata discussione delle delibere “una questione che riguarda il Consiglio”, come se la qualità della democrazia e della partecipazione popolare nella città non riguardasse anche lui e la sua Giunta.

 

La Giunta ha approvato una delibera di gestione del patrimonio pubblico qualche giorno prima del deposito delle firme . Qualsiasi amministrazione che avesse a cuore la partecipazione avrebbe atteso il deposito delle firme e avrebbe aperto un tavolo pubblico di discussione sul quale, oltre alla proposta della Giunta, vi sarebbe stata anche quella dei cittadini. Invece è avvenuto il contrario: una corsa a chi fa prima.

Il messaggio nel suo insieme è chiaro: la partecipazione non solo è superflua, ma va evitata. Le proposte dei cittadini sono un disturbo al manovratore nei tempi in cui “il cambiamento” purchessia è diventato un mantra.

 

L’impressione sconfortante che dà l’attuale maggioranza capitolina è che la sconnessione con la città, evidenziata dall’alto tasso di astensionismo alle ultime elezioni, non sia considerata un problema, ma semmai un’opportunità, per potersi liberare dai lacciuoli che la cittadinanza attiva può porre ad un’amministrazione che, nel suo complesso, ha deciso di adeguarsi alla narrazione mainstream della crisi.

Lo abbiamo visto con la sufficienza con cui sono stati trattati i sindacati nella vicenda del taglio degli stipendi dei dipendenti comunali, in linea con il “se ne faranno una ragione” di Renzi alla Cgil. Lo abbiamo visto quando per parlare con nuovo patron della Roma si vola fino a New York, mentre si rifugge il confronto di merito con i comitati dei cittadini: chi considera Roma un’occasione di arricchimento viene ascoltato, chi la difende dal cemento fa la fila fuori dalla porta. E chi difende il diritto alla casa è ai domiciliari. Sono passati i tempi in cui Gaber cantava “Libertà è partecipazione”.

 

Il fatto è che aver accettato il patto di stabilità ed il quadro di compatibilità finanziarie imposte dal Fiscal Compact, attraverso il governo Renzi, obbliga ad una politica di taglio dei servizi, di depressione dei salari, di concertazione con la rendita. Politiche che non possono essere “concordate” con i cittadini. In questo quadro la partecipazione non è più richiesta, semmai è trasformata in semplice ricerca del consenso a decisioni già prese, in piena continuità con le precedenti amministrazioni.

 

C’è ancora possibiltà di cambiare registro, ma occorre rovesciare l’approccio: valorizzare le rivendicazioni di diritti, di giustizia sociale, di difesa del territorio che emergono dalla società, rilanciare partecipazione reale e democrazia di base, per liberarsi dalla camicia di forza del patto di stabilità e dai ricatti dei poteri costituiti. Se si vuole si può, e si cominci col fissare la data della discussione in aula Giulio Cesare delle proposte dei cittadini. E le si approvi.