Dichiarazione Di Cumanà (Paesi Dell’ALBA)

Dichiarazione di Cumanà (Paesi dell’ALBA)

albaPer tale motivo, noi paesi membri dell’ALBA consideriamo che non ci sia il consenso sufficiente per adottare questo progetto di dichiarazione, per cui proponiamo di dare vita ad un dibattito profondo che riguardi i seguenti temi:

 

1) Il capitalismo sta distruggendo l’umanità ed il pianeta. Quella che stiamo vivendo è una crisi economica globale di carattere sistematico e strutturale e non una semplice, ulteriore crisi ciclica. Si sbagliano profondamente coloro che pensano che questa crisi si risolverà con una semplice iniezione di denaro fiscale e con alcune misure regolatrici. 

Il sistema finanziario è in crisi perché quotizza valori sulla carta che sono sei volte il valore reale dei beni e dei servizi prodotti nel mondo. Questo non è un “errore nella regolazione del sistema”, ma è parte costitutiva del sistema capitalista, che specula con tutti i beni e i valori per ottenere il massimo guadagno possibile. Finora, la crisi economica ha provocato altri cento milioni di affamati e oltre cinquanta milioni di nuovi disoccupati, e queste cifre tendono ad aumentare.

 

2) Il capitalismo ha provocato la crisi ecologica perché ha anteposto il predominio del mercato e dei guadagni alle condizioni necessarie alla vita sul pianeta. Ogni anno si consuma un terzo in più di quello che il pianeta è in grado di rigenerare. Con questo ritmo di sfruttamento del sistema capitalista, avremo bisogno di due pianeti Terra per l’anno 2030.
3) La crisi economica globale, il cambiamento climatico, la crisi alimentare e quella energetica sono il prodotto della decadenza del capitalismo, che minaccia di distruggere l’esistenza stessa della vita e del pianeta. Per evitare che questo accada, è necessario sviluppare un modello alternativo al sistema capitalista. Un sistema che sia di:

• solidarietà e complementarietà, e non di competizione;
• un sistema in armonia con nostra Madre Terra, e non di saccheggio delle risorse naturali;
• un sistema di diversità culturale e non di soffocamento delle culture ed imposizione di valori culturali e stili di vita alieni alle realtà dei nostri paesi;

• un sistema di pace basato sulla giustizia sociale, e non su politiche e guerre imperialiste;
• in sintesi, un sistema che recuperi la condizione umana delle nostre società e dei nostri popoli, senza ridurli a semplici consumatori o a mere merci.
4) Come espressione concreta della nuova realtà del continente, noi paesi latinoamericani e caraibici abbiamo iniziato a costruire una nostra istituzionalità, che fonda le sue radici nella storia comune, si origina dalla nostra Rivoluzione d’indipendenza e costituisce uno strumento concreto per approfondire i processi di trasformazione sociale, economica e culturale che dovranno consolidare la nostra piena sovranità. L’ALBA-TCP, il Petrocaribe o la UNASUR, per citare solo quelli di creazione più recente, sono meccanismi di unione solidale creati nel vivo di questa trasformazione, con l’intenzione palese di potenziare lo sforzo dei nostri Popoli nel raggiungimento della loro liberazione. Per fronteggiare i gravi effetti della crisi economica globale, noi paesi dell’ALBA-TCP abbiamo preso misure innovatrici e trasformatrici, che cercano alternative reali al deficiente ordine economico internazionale, invece di potenziarne le istituzioni crollate. In questo modo, abbiamo dato il via ad un Sistema Unico di Compensazione Regionale, il SUCRE, che include una Unità di Conto Comune, una Camera di Compensazione dei Pagamenti ed un Sistema Unico di Riserve. 

Allo stesso modo, abbiamo dato impulso alla costituzione di imprese sovranazionali, per soddisfare le necessità fondamentali dei nostri popoli, stabilendo meccanismi di commercio giusti e complementari, che abbandonino l’assurda logica della competitività sfrenata.
5) Mettiamo in discussione il G20 per aver triplicato le risorse del Fondo Monetario Internazionale, quando ciò che è davvero necessario è stabilire un nuovo ordine economico mondiale che comporti la trasformazione totale del FMI, del Banco Mondiale e dell’OMC, che con le loro imposizioni neoliberali hanno contribuito a questa crisi economica globale.

6) Le soluzioni alla crisi economica globale e la definizione di una nuova architettura finanziaria internazionale devono essere adottate con la partecipazione dei 192 paesi che fra il primo e il tre giugno si riuniranno nella Conferenza sulla crisi finanziaria internazionale delle Nazioni Unite, per proporre la creazione di un nuovo ordine economico internazionale.

 

7) Riguardo alla crisi del cambiamento climatico, i paesi sviluppati hanno un debito ecologico col mondo, essendo responsabili del 70% delle emissioni storiche di carbonio, accumulate nell’atmosfera dal 1750.

I paesi sviluppati, debitori con l’umanità ed il pianeta, devono convogliare risorse significative in un fondo, affinché i paesi in via di sviluppo possano intraprendere un modello di crescita che non ripeta i gravi errori dell’industrializzazione capitalista.

8) Le soluzioni alla crisi energetica, alimentare e del cambiamento climatico devono essere integrali ed interdipendenti. Non possiamo risolvere un problema creandone altri, in aree fondamentali per la vita. Ad esempio, generalizzare l’uso di agro-combustibili può solo incidere negativamente sui prezzi degli alimenti e sull’utilizzo delle risorse essenziali come l’acqua, la terra ed i boschi.

 

9) Condanniamo la discriminazione dei migranti, in ogni sua forma. La migrazione è un Diritto Umano, non un delitto. Pertanto, chiediamo una riforma urgente delle politiche migratorie del governo degli Stati Uniti, con l’obiettivo di detenere le deportazioni e le retate di massa e permettere le riunificazioni familiari, e reclamiamo l’eliminazione del muro che ci separa e divide, invece di unirci. 

In questo senso, chiediamo l’abrogazione della Legge di Ajuste Cubano e l’eliminazione della politica selettiva e discriminatoria nei confronti degli emigranti illegali, che causa continue perdite di vite umane.

I veri responsabili della crisi finanziaria sono i banchieri che hanno rubato i soldi e le risorse dai nostri paesi, e non i lavoratori migranti. In primo luogo vengono i diritti umani, ed in particolare i diritti umani del settore meno protetto e più emarginato della nostra società, che sono i migranti senza documenti.
Affinché vi sia integrazione, devono esserci la libera circolazione delle persone ed il riconoscimento di diritti umani che siano uguali per tutti, indipendentemente dallo status migratorio. Il furto di cervelli effettuato dai paesi ricchi costituisce una forma di saccheggio delle risorse umane qualificate.
10) I servizi basici di educazione, salute, acqua, energia e telecomunicazioni devono essere dichiarati diritti umani e non possono essere oggetto di commercio privato, né essere mercificati dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. Questi servizi sono e devono essere essenzialmente servizi pubblici di accesso universale.

11) Vogliamo un mondo in cui tutti i paesi, grandi e piccoli, abbiano gli stessi diritti ed in cui non esistano imperi. Chiediamo il rispetto del principio di non intervento ed il rafforzamento, come unico canale legittimo per la discussione e l’analisi delle agende bilaterali e multilaterali del Continente, della base del rispetto mutuo fra gli Stati e i Governi, secondo il principio di non ingerenza di uno Stato verso l’altro e dell’inviolabilità della sovranità e dell’autodeterminazione dei popoli. 

Chiediamo al nuovo governo degli Stati Uniti, la cui formazione ha generato alcune aspettative nella regione e nel mondo, di porre fine alla lunga e nefasta tradizione di interventismo ed aggressione che ha caratterizzato l’azione dei governi di questo paese nel corso della storia, specialmente durante il governo di George W. Bush. 

Allo stesso modo, chiediamo che questo nuovo governo elimini pratiche interventiste come operazioni coperte, diplomazie parallele e guerre mediatiche per destabilizzare Stati e governi, e che interrompa il finanziamento di gruppi destabilizzanti. È fondamentale costruire un mondo in cui si riconosca e rispetti la diversità di punti di vista economici, politici, sociali e culturali.

 

12) Riguardo all’embargo degli Stati Uniti nei confronti di Cuba e l’esclusione di questo paese dal Vertice delle Americhe, noi Paesi dell’Alternativa Boliviariana per i Popoli della Nostra America adottiamo nuovamente la dichiarazione che tutti i paesi dell’America Latina e dei Caraibi hanno adottato lo scorso 16 dicembre 2008, riguardo alla necessità di porre fine all’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dal governo degli Stati Uniti d’America a Cuba (inclusa l’applicazione della cosiddetta legge Helms-Burton), che tra i suoi paragrafi fondamentali, segnala:

 

“CONSIDERANDO le risoluzioni approvate dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite sulla necessità di porre fine all’embargo economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti contro Cuba, ed i consensi raccolti in proposito in numerose riunioni internazionali, 

“AFFERMIAMO che, nella difesa del libero scambio e della pratica trasparente del commercio internazionale, risulta inaccettabile l’applicazione di misure coercitive unilaterali che pregiudichino il benessere dei popoli ed impediscano i processi di integrazione. 

“RIFIUTIAMO nella maniera più energica l’applicazione di leggi e misure contrarie al Diritto Internazionale, come la Legge Helms-Burton, ed esortiamo il governo degli Stati Uniti d’America a porre fine alla loro applicazione. 

“CHIEDIAMO al governo degli Stati Uniti d’America che adempia a quanto disposto in 17 risoluzioni successive approvate dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite e che ponga fine all’embargo economico, commerciale e finanziario che questo mantiene contro Cuba.” 

Consideriamo inoltre falliti i tentativi di imporre l’isolamento di Cuba, la quale è oggi parte integrante della regione dell’America Latina e dei Caraibi, membro del Gruppo di Rio e di altre organizzazioni e meccanismi regionali, che sviluppa una politica di cooperazione e solidarietà con i paesi della regione e che promuove la piena integrazione dei popoli latinoamericani e caraibici, per cui non esiste alcuna ragione che giustifichi la sua esclusione dal meccanismo dei Vertici delle Americhe.

13) I paesi sviluppati hanno destinato almeno otto milioni di milioni di dollari al recupero della struttura finanziaria che è crollata. Si tratta degli stessi paesi che non rispettano l’impegno di destinare piccole cifre per raggiungere le Mete del Millennio, o lo 0,7% del PIB per l’Aiuto Ufficiale allo Sviluppo. Mai fino ad oggi era apparsa così palese l’ipocrisia dei paesi ricchi. La cooperazione deve stabilirsi incondizionatamente ed accomodarsi alle agende dei paesi riceventi, semplificando le procedure, rendendo accessibili le risorse e privilegiando tematiche di inclusione sociale.
14) La lotta legittima contro il narcotraffico, il crimine organizzato e qualsiasi altra manifestazione delle cosiddette “nuove minacce” non deve essere utilizzata come scusa per condurre attività d’ingerenza ed intervento contro i nostri paesi.


15) Siamo fermamente convinti che il cambiamento, in cui tutto il mondo ripone la propria speranza, solo potrà pervenire dall’organizzazione, mobilitazione ed unità dei nostri popoli.
Come diceva giustamente el Libertador:
“L’unità dei nostri popoli non è una mera chimera degli uomini, ma l’inesorabile decreto del destino”
 Simón Bolívar

17 aprile 2009

 

Cumanà, Venezuela

 

Traduzione di Federica Amici