Di Fronte All’attacco Neoliberista: Articolazione Continentale

Di fronte all’attacco neoliberista: Articolazione continentale

Un attacco delle forze più oscure del neoliberismo colpisce l’Abya Yala. In un contesto di crisi globale del sistema, gli stati impongono politiche destinate ad acuire e reiterare un modello in via di distruzione.  E in quei paesi dove i governi tentano di dare spinte diverse, le reazioni sono profondamente fasciste.

Gli esempi più eclatanti sono il colpo di stato di Honduras, gli attentati terroristi in Bolivia, la nuova “pacificazione dell’Araucanía” in Cile, il massacro di Bagua in  Perú e l’accordo tra Colombia e Stati Uniti per la consegna di sette basi militari nordamericane nel paese.

In questo contesto di conflitto si realizza a fine maggio a Puno (Perù)  il IV Incontro Continentale dei Popoli e delle Nazionalità Indigene dell’Abya Yala. Con più di 6.000 presenti da tutto il continente (autofinanziati dalle loro stesse organizzazioni), l’incontro ha visto una partecipazione massiva che ha superato tutte le aspettative.

La grande volontà di dibattito e di sviluppo di proposte dimostrata durante il IV Incontro a partire dalla cultura stessa dei nostri popoli indigeni, ha portato come risultato importanti accordi, tra i quali l’insorgenza culturale, la visibilizzazione della nostra cultura nell’epoca di crisi del pensiero occidentale, vista non più come prodotto folcloristico ma come risultato delle azioni di attori attivi che resistono da più di cinquecento anni e che oggi offrono alternative a tutte le società.

La lettera inviata dal Presidente della Repubblica Plurinazionale della Bolivia Evo Morales Ayma al IV Incontro Continentale si inserisce in questo contesto. Quando lui stesso dice che siamo passati dalla resistenza alla ribellione e dalla ribellione alla rivoluzione non sta chiamando alla violenza, ma sta dando importanza alla nostro visibilizzazione come popoli indigeni, al nostro processo di articolazione e rafforzamento di diritti e proposte, che stanno venendo riconosciute e raccolte nei trattati internazionali, nelle leggi nazionali e nei diversi contesti mondiali.

Le quattro Dichiarazioni emesse a Puno – dei popoli, delle donne, dei giovani e dei bambini e degli adolescenti – racchiudono le alternative concrete per affrontare la crisi globale, una crisi ambientale, finanziaria e di paradigma. Compreso le prescrizioni per prevenire e evitare epidemie come l’“influenza suina”, che è stata utilizzata dal governo peruviano per impedire la realizzazione del IV Incontro Continentale dei Popoli Indigeni.

Quindi, quello che è emerso chiaramente a Puno è che la lotta dei popoli indigeni va al di la delle azioni locali e delle rivendicazioni particolari di difesa dei nostri territori e delle risorse naturali. È una lotta per conquistare un reale intervento degli stati non delle imprese multinazionali,  e per far si che gli stati siano realmente rappresentativi, che siano capaci di ascoltare tutti. Ciò che è successo a Bagua, nell’Amazzonia peruviana, è una dimostrazione concreta di questa necessità.

Alcuni governi fanno fatica a capirlo, evitando di risolvere i problemi di fondo e provocando così conflitti che affrontano in modo violento, con la repressione e la criminalizzazione delle proteste. La conseguenza è un odio profondo verso i popoli indigeni che porta a forme di razzismo e criminalizzazione.

Per questo, la CAOI (Coordinamento Andino delle Organizzazioni Indigene) ha presentato a marzo una denuncia al Comitato per l’Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione Razziale delle Nazioni Unite contro il governo peruviano. E a inizio agosto, la CAOI e la CONACAMI (Confederazione Nazionale delle Comunità peruviane colpite dall’Attività Mineraria) hanno consegnato rapporti alternativi a quelli presentati dallo stato peruviano. Inoltre le organizzazioni indigene dell’ONIC (Organizzazione Nazionale Indigena della Colombia) e il Consiglio di Tutte le Terre del Cile hanno fatto il loro per i rispettivi governi. Il risultato è stato che i tre stati (Perù, Colombia e Cile) sono stati severamente analizzati e definiti come stati che violano i diritti umani e collettivi.

La diplomazia indigena continuerà ad operare, per continuare ad aprire canali che permettano ai nostri popoli indigeni e alle loro organizzazioni di essere ascoltati. Nonostante ciò, la lotta di massa molte volte cerca canali risolutivi più rapidi e diretti, con domande concrete che richiedono un trattamento diverso da parte dei governi: per esempio, rispetto allla gravissima situazione dei diritti umani in Colombia, dove 18 popoli indigeni sono a serio rischio d’estinzione; rispetto al pacchetto di decreti legislativi emessi dal Perù per sviluppare il TLC con gli Stati Uniti, che violano i nostri diritti; e rispetto alla violenta repressione contro il popolo Mapuche in Cile. Sono fatti che non possiamo non raccontare.

Tutto questo rende urgente che organismi come le Nazioni Unite, l’Organizzazione degli Stati Americani e l’Unione delle Nazioni Sudamericane (UNASUR) portino avanti un’analisi approfondita di questo contesto e pianifichino azioni concrete di pressione sugli stati per garantire un esercizio reale dei nostri diritti e per aprire uno spazio di dialogo per definire agende, politiche pubbliche, raccomandazioni e risoluzioni di obbligatorio compimento.

Continueremo a vigilare.

Miguel Palacín Quispe,Coordinatore Generale del Coordinamento delle Organizzazioi Idigene- CAOI

Traduzione di Maddalena Natalicchio