Desaparecidos: Rinviato A Giudizio A Roma Il Gendarme Cileno Podlech

Desaparecidos: rinviato a giudizio a Roma il gendarme cileno Podlech

Desaparecidos: rinviato a giudizio l’aguzzino dell’italo cileno Venturelli –  “Sono contenta di questa decisione, della linearità che ha avuto questo procedimento. Ma sono ancora stupefatta per il modo in cui Podlech ha parlato ancora oggi. E’ stato sconvolgente ascoltare le sue negazioni”. Queste le parole di Maria Paz Venturelli, figlia del professore universitario ucciso nel carcere di Temuco, dopo la decisione del gup.


Ieri, al termine della prima udienza, l’aguzzino di Omar Venturelli Leonelli e di altri 50 desaparecidos, è stato rinviato a giudizio dal Tribunale di Roma. Si tratta di Alfonso Podlech Michaud, 74 anni, l’ex procuratore militare durante la dittatura Pinochet, arrestato a Madrid il 27 luglio di un anno fa. “La decisione del giudice è stata corretta ed era molto attesa. Non sono stati concessi gli arresti domiciliari, anche se Podlech è anziano. Ma voglio ribadire che c’è la possibilità di fuga e diverse perizie hanno dimostrato che lui è in buone condizioni di salute”.

La figlia del pavullese morto per mano del “boia di Temuco” dal ‘74 vive a Bologna, ma non ha dimenticato le proprie origini e e ringrazia l’Italia: “Da nessun’altra parte – ha detto la donna – sarebbe stato possibile arrivare ad un processo”. Gli avvocati di parte civile Giancarlo Maniga e Marcello Gentili hanno pronta una lista testi di 50 persone. “Molti sono i familiari ed i reduci del carcere di Temuco, che possono parlare in modo circostanziato di quanto ha commesso Podlech e le persone che erano con lui”.

La Regione Emilia Romagna e il comune di Pavullo si sono costituiti a sostegno delle parti civili. “La speranza è che però vengano forniti dei fondi per sostenere questa azione di giustizia – è stato spiegato – perché altrimenti sarà sempre più difficile arrivare ad un processo contro altri signori come Podlech”.

Prima di farsi una famiglia, Omar Venturelli era stato prete. «Era un uomo dal carattere molto forte a cui piaceva moltissimo vivere la socialità — dice la figlia —. Questo fatto, sicuramente, è stato la base della sua vocazione sacerdotale e del suo lavoro politico rivolto verso i più emarginati». «Mi auguro — ha aggiunto — che il processo si concluda con la condanna e che questo sia il primo di tanti altri casi.  Sarebbe la prima volta che la giustizia italiana processa, non in contumacia, un responsabile di crimini contro l’umanità».

 

da: Il Resto del Carlino