Dall’Honduras: Cronache Dal Coprifuoco

Dall’Honduras: cronache dal coprifuoco

golpe hondurasdi Antonio La Forgia, da Tegucigalpa – Nella seconda notte di coprifuoco, il silenzio intriso di paura che avvolge la città viene rotto a cadenza regolare dal suono lugubre dei blindati dell’esercito che si aggirano per le strade. Da Domenica scorsa l’Honduras si ritrova dentro l’incubo ricorrente di molti paesi latinoamericani, quello del colpo di stato. Il sequestro del presidente democraticamente eletto Manuel Zelaya, e l’instaurazione di un governo illegittimo capeggiato dall’ex presidente del congresso Roberto Micheletti hanno ricevuto la condanna unanime e solerte di tutta la comunitá internazionale.

Alle prese di posizione univoche di tutti i paesi latinoamericani, del presidente Obama e dell’Unione Europea, ha fatto seguito nella serata di Lunedí una riunione urgente dei 17 paesi del gruppo di Rio a Managua, in Nicaragua. Dall’incontro, nel quale tutti i paesi hanno reiterato la richiesta di un’immediato reintegro di Zelaya alla guida dell’Honduras, hanno fatto seguito anche i primi provvedimenti concreti. Gli otto paesi membri del SICA, il Sistema di Integrazione Centroamericana, hanno deciso di sospendere immediatamente tutti i prestiti accordati all’Honduras tramite la Banca Centroamericana.

El Salvador, Guatemala e Nicaragua hanno stabilito la chiusura delle rispettive frontiere con il paese per quel che riguarda il transito commerciale, mentre sono giá sei i governi, tra i quali anche quelli di Brasile e Messico, ad aver ritirato i propri ambasciatori in segno di protesta. Il presidente Manuel Zelaya, invitato all’incontro in qualità di legittimo presidente dell’Honduras ha annunciato che questo Giovedí, dopo aver parlato all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, fará ritorno nel paese accompagnato dal presidente dell’Organizzazione degli Stati Americani da una commissione internazionale, con l’intenzione di riassumere l’incarico dal quale è stato destituito con la forza delle armi.

Nonostante l’imbarazzante isolamento politico in cui si ritrova, il nuovo ed illegittimo presidente Micheletti non sembra voler desistere, tanto che nel pomeriggio di Martedí ha prestato giuramento assieme a sette ministri, annunciando un’offensiva nelle relazioni diplomatiche con la comunitá internazionale. Intanto il livello di tensione nelle strade del paese continua a salire. Nella giornata di Lunedí migliaia di manifestanti hanno bloccato le vie d’accesso al palazzo presidenziale chiedendo il ritorno del presidente democraticamente eletto.

I sindacati hanno proclamato lo sciopero generale ad oltranza e migliaia di studenti hanno raggiunto la capitale per unirsi alle proteste, stipati dentro gli autobus colorati e roboanti che realizzano il trasporto pubblico nel paese. Per tutta la giornata il centro di Tegucigalpa è stato teatro di intense proteste, con la maggioranza dei manifestanti che ha messo in atto forme di resistenza pacifica, circondando i carri armati ed opponendosi con i propri corpi al transito dei militari.

L’esercito ha risposto con cariche, lacrimogeni e cannoni ad acqua, lasciando sul campo 16 feriti e compiendo decine di arresti indiscriminati. Il paese continua a vivere un doppio coprifuoco, quello nelle strade, imposto dal nuovo governo a suon di ronde di blindati e spari in aria, e quello mediatico, visto che gli unici canali ad essere stati ripristinati sono quelli in mano ai gruppi economici favorevoli al golpe, che continuano a trasmettere ininterrottamente telenovelas senza fare il minimo accenno a quanto sta avvenendo.

Un’equipè di giornalisti di Telesur, la catena televisiva che trasmette da Caracas in tutto il continente latinoamericano, e che vanta nel suo consiglio direttivo intellettuali come Galeano e Perez Esquivel, é stata arrestata dai militari mentre effettuava riprese della repressione in atto nelle strade di Tegucigalpa, e liberata solo diverse ore dopo. La stessa sorte subita il giorno prima dal ministro degli esteri del governo Zelaya, Patricia Rodas, che é stata maltrattata ed arrestata assieme a membri del corpo diplomatico nicaraguense e venezuelano, presso i quali aveva cercato rifugio non appena avuta notizia del colpo di stato.

I sostenitori del nuovo governo si ostinano ad affermare, nonostante le immagini delle strade militarizzate e la censura totale nei mezzi di comunicazione indichino l’esatto opposto, che nel paese non vi é stato alcun colpo di stato, bensí un semplice intervento a tutela dell’ordine costituzionale, minacciato dalla politica del presidente Zelaya.. Negli ultimi mesi Zelaya aveva promosso una consultazione popolare a carattere non vincolante per sondare il parere degli honduregni sull’ipotesi di proclamare un referendum in occasione delle prossime elezioni politiche, dove poter esprimere il loro parere rispetto all’istituzione di un’assemblea costituente nel paese.

Una scelta politica che ha attirato contro il presidente l’aspra opposizione di quanti non vedono di buon grado che l’Honduras intraprenda una nuova stagione costituente animata dalla partecipazione dei cittadini, sulla scorta di quanto avvenuto negli ultimi anni in Bolivia, Ecuador e Venezuela.

I suoi detrattori lo accusano di voler cambiare la costituzione per poter essere rieletto come presidente, ed anche diversi mezzi di comunicazione internazionali, con una certa leggerezza, nei giorni scorsi hanno parlato di una consultazione promossa da Zelaya con l’unico scopo di permettere la sua rielezione. In pochi hanno ricordato che quella che si sarebbe dovuta tenere domenica scorsa, e che i sostenitori di Zelaya hanno comunque realizzato in segno di protesta mentre i militari si aggiravano per il paese a caccia delle schede elettorali, era soltanto una consultazione popolare a carattere non vincolante. In pochissimi si sono accorti che anche nel caso in cui una nuova assemblea costituente, che si sarebbe formata dopo le elezioni politiche del prossimo novembre, avesse stabilito la possibilitá di rielezione del presidente, Manuel Zelaya non avrebbe avuto i tempi tecnici per ricandidarsi prima del 2014, visto che la costituzione in vigore non contempla la rielezione.

Una considerazione che ancora non é possibile leggere su nessuno dei media mainstream, sempre piú inclini a demonizzare, cosí come continua a fare El Paìs in queste ore, tutti coloro che abbiano un dialogo politico con il diavolo in persona, il presidente venezuelano Hugo Chávez. Peccato che il sostegno politico al presidente Zelaya vada ben aldilá dei paesi membri dell’ALBA, l’Alternativa Bolivariana per le Americhe.

E’ notizia dell’ultimo minuto che l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, riunita a Washington, ha emanato una risoluzione in cui chiede ai 192 stati tramite membri di non riconoscere nessun altro governo che non sia quello di Zelaya. E nel frattempo crescono le adesioni alla carovana internazionale che accompagnerá, questo giovedí, il rientro del presidente democraticamente eletto nel paese. Il capo del nuovo governo illegittimo, Roberto Micheletti, annuncia che al mettere piede nel paese Zelaya andrá incontro ad un ordine di arresto.

Bisognerá vedere se assieme a lui avrá anche il coraggio di arrestare per favoreggiamento il presidente dell’Assemblea delle Nazioni Unite Miguel D’Escoto, quello della OEA Miguel Insulza, e la presidentessa argentina Cristina Kirchner, che hanno confermato la loro presenza a fianco del presidente. Tutto lascia pensare che i golpisti si troveranno a breve con le spalle al muro, e che la comunitá internazionale potrebbe ottenere quello che sarebbe il suo piú grande successo degli ultimi decenni, restituendo al popolo honduregno la democrazia che gli è stata sequestrata.

 

di Antonio La Forgia

uscito sul quotidiano Terra il 1/07/2009