Cumbre Del Puno: Lavori Del Vertice Sulle Sponde Del Titicaca

Cumbre del Puno: lavori del Vertice sulle sponde del Titicaca

di Laura Greco per A Sud

 

“Ci aspettavamo la partecipazione di circa 1000 donne, ed invece ne sono arrivate almeno 2500. Mentre ieri, all’inaugurazione della Cumbre ufficiale, abbiamo contato già 6800 persone registrate, e ne attendavamo solo 5000”, ci dice Miguel Palacin, Presidente della CAOI, Coordinamento delle Organizzazioni Andine, principale promotore di questa Cumbre.

I lavori del vertice si stanno svolgendo all’ Università Nazionale dell’Altipiano di Puno, sulle rive del Titicaca. Più di 14 sessioni tematiche e circa 40 tavoli di discussione sui temi relativi agli stati plurinazionali, ai modelli di sviluppo alternativi como il buen vivir, la territorialità, i diritti indigeni, la criminalizzazione delle organizzazioni indigene, i processi di integrazione dei popoli dell’Abya Yala, le risposte alla crisi, le politiche pubbliche e l’intercultura, la cooperazione, il razzismo e la comunicazione. Le delegazioni indigene più numerose sono la boliviana e la peruviana, che per ovvie ragioni trovano a Puno l’occasione per discutere delle questioni legate alle situazioni locali: la nuove prospettive aperte al movimento indigeno dal governo Morales e dalla nuova costituzione bolivina, e la violenta repressione del governo di Alan Garcia alle ultime proteste delle organizzazioni amazzoniche peruviane.

Numerose anche le delegazioni mapuche e centroamericane. Presenti anche delegazioni dal Nord America e dalla Svezia (popolo Sami).

L’Organizzazione indigena di Colombia ONIC, e il CRIC, consiglio indigeno del Cauca, partecipano alla Cumbre con  più di 50 membri. Vere e proprie carovane che hanno portato quasi 7000 indigeni fino al freddo altipiano andino, sulle rive del lago sacro al Dio Titi, per scrivere il proprio futuro attraverso il lavoro collettivo, fatto di scambi e unione di progetti che mirano alla sempre maggior definizione della realtà indigena latinoamericana come un vero e proprio attore politico, capace di interloquire con governi, mobilitare le masse e ridisegnare un futuro di equità, uguaglianza e dignità per tutti.

In questo contesto tra le proposte concrete emerge una agenda ben definita di mobilitazioni e appuntamenti che riprendono quanto era già emerso con forza durante il Foro Sociale Mondiale di Belem a gennaio.

Dal 12 al 16 ottobre si terrà la mobilitazione mondiale in difesa della madre terra e contro la mercificazione della vita, la contaminazione e la criminalizzazione sociale. Le mobilitazioni inizieranno il 12 ottobre,  “il giorno in cui è iniziata la conquista etnocida si trasforma oggi nella giornata di insurrezione indigena contro il capitalismo, che distrugge il pianeta”, dichiara Palacin.

Le quattro giornate culmineranno il 16 ottobre, giornata di lotta per la sovranità alimentare la cui mobilitazione sarà coordinata dal movimento contadino Sem Terra e da Via Campesina .

Tra le varie azioni previste vi è inoltre la realizzazione della prima sessione del Tribunale per la Giustizia Climatica, che si terrà il 16 ottobre in Bolivia. In una conferenza stampa questa mattina, i maggiori leaders indigeni hanno lanciato la proposta per  l’istituzione di unTribunale etico e morale, un’iniziativa di tante organizzazioni indigene e sociali che chiedono con forza che le responsabilità delle imprese e delle multinzionali che hanno provocato disastri ambientali e violazioni di diritti umani, vengano chiarite e giudicate, affinchè vi sia una giusta compensazione per i danni subiti dalle comunità che vivono la condanna  di abitare in quei luoghi dove vengono estratte le materie prime e vengono implementati megaprogetti industriali ed energetici che arricchiscono i paesi occidentali continuando ad impoverire i cittadini dei sud del mondo.

Nella conferenza stampa di questa mattina si è posto l’accento sulla necessità di far convergere l’iniziativa dei Tribunali che avranno carattere locale, a quella per l’istituzione di una Corte Penale internazionale per i crimini ambientali. Tale proposta lanciata da vari Premi Nobel tra i quali l’argentino Adolfo Perez Esquivel, prevede l’adesione di almeno 71 capi di stato per realizzare la modifica allo Statuto di Roma necessaria alla creazione della Corte. La campagna per la creazione della Corte ha già preso il via in Europa e  verrà lanciata ufficialmente il 5 giugno a Roma.

Le organizzazioni indigene hanno accolto entusiasticamente la proposta e hanno sottolineato l’importanza di creare un luogo giuridico sovranazionale che riesca a raccogliere le denunce a creare i presupposti per una giurisdizione ambientale che individui le responsabilità e punisca i reati ambientali, riconoscendo il debito storico ed ecologico che il nord del mondo ha con il Sud.

Il movimento indigeno attraverso il Tribunale per la giustizia climatica e l’adesione alla campagna per l’istituzione della Corte, lancia un chiaro messaggio al mondo intero e ai governi che si incontreranno a Copenaghen a Dicembre per discutere sulle misure da adottare per far fronte al cambiamento climatico: per arrestare la catostrofe ambienatle attuale, sono necessari cambi strutturali nelle forme di convivenza con la natura, attraverso l’applicazione del modello del Buen Vivir. Non saranno accettate le proposte di “adattamento” e “mitigazione” al cambio climatico di governi ed imprese che non mirano a risolvere realmente  il problema  del riscaldamento globale.

“Il mondo indigeno andino vive già oggi nell’altipiano di La Paz le conseguenze del surriscladamento del pianeta: l’emergenza idrica è causata proprio dalla scomparsa dei ghiacciai, e rischia di diventare nei prossimi 20 anni un vero e proprio dramma umanitario.” ci dice Paulo Bustillos, direttore della Fundacion Solon, Ong boliviana che ha promosso insieme alle organizzaizoni indigene l’istituzione del Tribunale per la giustizia climatica.

“E’ necessario continuare a parlare al mondo dei modelli alternativi al modello distruttivo capitalista che ci ha portato a questa crisi tanto economica, come ambientale. Ed è per questo che le organizzaizoni indigene continueranno a stimolare la riflessione sui paradigmi alternativi e sul buen vivir, come via d’usicita dalla crisi”, ci dice Palacin.

Ed è per continuare a dar forza a questo pardigma che  la Cumbre di Puno lancia un altro appuntamento: il “Foro globale su Crisi di Civiltà, decolonizzaizone, Buen vivir e paradigmi alternativi”. Il Foro sarà realizzato nel contesto del Foro Sociale Mondiale, tra il 26 e il 28 marzo a Cuszco, in Perù.

Obiettivo del Foro sarà sviluppare analisi e scambi di esperienze, e formulare strategie programmatiche sulla decolonizzazione del potere e del sapere, l’autogoverno comunitario, gli stati plurinazionali, la non mercificazione della vita, il Buen Vivir, la difesa dei beni comuni e i diritti collettivi.  Questi gli appuntameti e la strategia di lotta che vuole contaminare il mondo non indigeno, e che vede il movimento indigeno sempre più come attore trainante per i movimenti sociali  di tutto il modno.

Per quello che riguarda il mondo indigeno e la sua articolazione interna, ciò che emerge con chiarezza da questa Cumbre è la necessità di creare un coordinamento continentale, che miri alla creazione delle Nazioni Unite Indigene, una istanza che risponde alla necessità di continuare a costruire diplomazia indigena e di strutturare il movimento dei popoli originari come attore politico capace di incidere nella politica internazionale. Proposte concrete, scenari di forte mobilitazione e strategie ambiziose che ricordano quanto i popoli dell’Abya Yala oggi  coprano un ruolo fondamentale  nella definizione delle agende dei movimenti sociali mondiali.