Cronache Da Glasgow: Cosa Sta Accadendo Alla Cop26

Cronache da Glasgow: cosa sta accadendo alla Cop26

[di Marica Di Pierri per A Sud]

Il racconto delle novità e delle headline di questi primi, febbrili, giorni di summit sul clima

Sono già scorsi via in un batter d’occhio i primi 5 giorni di negoziati alla Cop26 sui cambiamenti climatici di Glasgow. Le agenzie stampa hanno battuto migliaia di note, l’offerta di servizi giornalistici, interviste, articoli e pagine web è stata, per una volta, concentrata in maniera inedita sull’emergenza climatica, sulle misure da adottare e sulle immancabili polemiche politiche.

Ma al di là del racconto main stream, cosa sta accadendo a Glasgow?

Ripercorriamo assieme le dichiarazioni, gli accordi, gli scontri, le decisioni, le impasse e i temi sul tavolo mentre volge al termine la prima settimana di negoziazione.

Una partenza in salita

Il vertice, è noto, è partito in salita. Una salita ripida e preannunciata dal testimone passato alla Cop26 dai poco incoraggianti esiti del G20 di Roma in fatto di cambiamenti climatici.

Oltre 120 leader mondiali sono arrivati a Glasgow per intervenire all’High Level Segment delle negoziazioni, cui partecipano i rappresentanti dei governi dei paesi membri dell’UNFCCC e firmatari dell’Accordo di Parigi. A fare gli onori di casa il premier britannico Boris Johnson.

Grandi assenti il premier cinese Xi Jinmping e il presidente russo Putin. La loro assenza racconta in controluce alcune delle divergenze che sarà più difficile appianare e che riguardano entità, modi e tempi degli impegni di riduzione delle emissioni necessari a centrare l’obiettivo dell’Accordo di parigi. In altre parole; il vero core della battaglia contro il tempo per contenere l’emergenza climatica.

Oltre ai capi di stato sono più di 25.000 gli accreditati alla Cop ufficiale tra sherpa, delegati ufficiali, istituzioni internazionali e osservatori, di cui 13.000 rappresentanti di ong e società civile.

Il grande afflusso ha causato un disastro logistico con lunghissime file di attesa e ripetuti inviti a non recarsi di persona alle negoziazioni ma a seguirle in streaming. Polemica anche sulle delegazioni ufficiali, molte delle quali assai numerose: 400 delegati dal Brasile, 300 dalla Turchia, 200 dagli USA.

Come ogni volta, si sono susseguite le dichiarazioni ispirazionali, allarmistiche, trionfali o polemiche di leader politici, istituzioni internazionali, policy maker. Le principali e più significative sono raccolte qui.

Un dato che ha destato interesse particolare è quello diffuso dalla rivista scientifica Nature. Nel sondaggio realizzato tra 233 ricercatori facenti parte dell’IPCC, Nature rivela che 2 scienziati su 3 si dichiarano scettici sui risultati di Glasgow in termini di concretezza ed effettività. Ad attendersi un progressivo aumento della temperatura globale è il 60% degli intervistati mentre l’88% parla di «crisi climatica» e ritiene che assisterà già in vita a conseguenze letteralmente catastrofiche dei cambiamenti climatici.

I nodi da sciogliere

In effetti, i nodi da sciogliere per poter dire di aver avanzato nella giusta direzione restano molti e significativi. I punti nevralgici sul tavolo appaiono come vere e proprie matasse da dipanare per mettere a punto un’azione climatica concertata a livello globale che sia in linea con l’obiettivo di contenere le temperature a +1,5°C a fine secolo, o comunque ben al di sotto dei +2°C.

Il primo scoglio da superare è determinare il livello degli impegni di riduzione delle emissioni necessari a livello globale, e quindi di ciascuna nazione, per centrare l’obiettivo, considerato che con gli impegni attuali lo scenario a fine secolo porta la colonnina ben più in alto. Si tratta dell’elemento di maggior rilievo, legato ad altri punti controversi, come il phase out dal carbone, l’orizzonte temporale per raggiungere zero emission, la messa a punto di regole condivise sulla contabilità emissiva.

Inoltre, va affrontato una volta per tutte l’impegno dei paesi più ricci sulla finanza climatica, che da oltre 10 anni rimanda la necessità di trasferire gli ormai leggendari 100 miliardi di dollari l’anno di fondi ai paesi più vulnerabili. A questo è stata dedicata una intesa giornata, il Finance Day del 3 novembre:

Al di là delle centinaia di panel e sessioni, sono sei le principali novità (non tutte positive) sin qui degne di nota: l’orizzonte per obiettivo zero emission, l’accordo per il progressivo abbandono del carbone, l’accordo sulla riduzione delle emissioni di metano al 2030, la sigla della Beyond Oil and Gas Initiative per lo stop a nuovi finanziamenti esteri a sostegno dei combustibili fossili; l’accordo per fermare la deforestazione entro il 2030; l’impegno a stanziare 130 miliardi di dollari in aiuti per il raggiungimento della neutralità carbonica entro il 2050. Leggi qui tutti i dettagli sulle decisioni.

Le proteste

Sin dalla giornata del 1° novembre, mentre nella sede ufficiale del vertice si celebrava la Conferenza di apertura alla presenza del capi di Stato, con i national statement dei singoli paesi, nelle strade di Glasgow iniziavano le mobilitazioni.

Gli attivisti di Friday for Future, Extinction Rebellion, rappresentanti indigeni e molti alti gruppi attivi sulla giustizia climatica hanno imbracciato le caricature dei leader riuniti alla COP e sono scesi in piazza per una azione di protesta.

Il giorno successivo, 2 novembre, gli attivisti di Extinction Rebellion hanno bloccato le strade della cittadina scozzese di fronte alla sede della JP Morgan, per denunciare gli investimenti fossili della banca.

Il 3 novembre una protesta contro le false promesse e il greenwashing climatico organizzata sempre da Extinction Rebellion è stata fermata dalle forze dell’ordine. Due persone sono state arrestate.

Il 4 novembre una nuova manifestazione ha popolato le strade di Glasgow per denunciare il ruolo dell’industria militare che fa profitti sfruttando l’instabilità generata dal cambiamento climatico. A Londra quasi 40 attivisti sono stati fermati durante la protesta con cui avevano bloccato due delle strade per arrivare al Parlamento britannico, a Westminster.

Il 6 sarà è la giornata prescelta per il Global Day of Action; si attendono oltre 100.000 attivisti e attiviste in piazza a Glasgow, oltre a mobilitazioni in molte altre città dei cinque continenti.

 

Rileggi tutti i bollettini da Glasgow:

Bollettino #1: Al via a Glasgow la COP 26 sui cambiamenti climatici (1 novembre)

Bollettino #2: Cosa è accaduto sin qui alla Cop26 (5 novembre)

 

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