Crisi Economica Ed Energetica In Grecia

Crisi economica ed energetica in Grecia

di Lucie Greyl per CDCA

Tra buchi di bilancio, scure dell’austerity e nuove perforazioni a tutto campo.  In concomitanza con la prima giornata del Campeggio dell’Amiata dedicata alla questione energetica, pubblichiamo un articolo relativo agli scenari speculativi che si stanno aprendo sul fronte energetico ed estrattivo in Grecia, paese vessato dalla crisi economica e laboratorio prescelto per l’attuazione delle politiche economico-finanziarie di austerity volute dalla Troika, dove si tiene in questi giorni il meeting del progetto europeo Marie Curie ENTITLE.

Mentre il paese si appresta a ricevere ulteriori 6,8 miliardi di euro di bailout dall’Europa, dalla BCE e dal Fondo Monetario Internazionale, viene dato all’Energean Oil e all’Hellenic Petroleum il via libera alle trivellazioni esplorative nelle vicinanze di Patrasso e Ioannina per un guadagno previsto di circa 11 miliardi, secondo le ultime dichiarazioni del Ministro dell’Energia Maniatis.

In un Paese come la Grecia, martoriato dalle politiche di austerity, dove la disoccupazione si aggira attorno al 27%, ogni giorno è scandito da notizie come quella della recente approvazione da parte della Commissione Europa della privatizzazione della compagnia di treni greca TRAINOSE o delle manifestazioni degli ultimi giorni, cui hanno partecipato migliaia di lavoratori del settore pubblico minacciati da nuovi licenziamenti di massa.

In questo contesto, sono sintomatiche le notizie che rimarcano l’accelerazione dell’espansione della frontiera estrattiva. La settimana scorsa, la DESFA – compagnia greca di trasporto di gas – ha firmato un accordo per la gestione della parte greca del gasdotto con il TAP – Gasdotto Trans Adriatico che attraverserà Grecia, Albania, Italia per il trasporto di gas prodotto in Azerbaijan fino al resto di Europa. Negli stessi giorni, la compagnia Norvegese PGS presentava al Ministero dell’Ambiente greco i primi risultati dei sondaggi preliminari effettuati su un’area sismica di 12.500 km nel mare ionico e a sud di Creta, annunciando che i risultati definitivi – rimangono 6.000 km da sondare – saranno pronti per l’inizio del 2014 così da poter iniziare le trivellazioni esplorative a partire della seconda metà del 2014.

Per Haris Konstantatos, Referente Ambiente e Ecologia di Syriza, tali politiche di ipersfruttamento si inseriscono nell’ambito del solco delle inadeguate risposte date da governi e istituzioni internazionali (a partire da BCE, Comm. UE e FMI, la cosiddetta Troika) per far fronte alla grave crisi in atto ovunque e con particolare virulenza nella penisola greca.

Il sovrasfruttamento delle risorse, il bassissimo costo imposto alla mano d’opera, la fallace ove non del tutto mancante regolamentazione ambientale, l’inerzia succube del governo e l’appetibilità dei profitti provenienti dall’estrazione aprono una pericolosa breccia verso lo sfruttamento di risorse fino ad ora non sfruttate per difficoltà logistiche, gravità degli impatti ambientali e valutazioni di opportunità economica.

 

HARIS KONSTANTATOS – Estrattivismo in Grecia – Poors sell cheap

 

“Sono scelte operate da tecnocrati che favoriscono precisi interessi che a loro volta implicano l’uso di tecnologie estere, come l’investimento e l’accumulazione intensivi di capitali lasciando fuori da ogni redistribuzione la popolazione”, spiega Konstantatos, “decisioni che confliggono con possibili scelte diverse, come quella dello sviluppo locale, basate sui bisogni e le capacita delle persone e non sullo sfruttamento illimitato dei territori e delle risorse”.

Vicina l’analisi del Prof. Kallis dell’Istituto di Scienze e Tecniche Ambientali dell’Università Autonoma di Barcelona, coordinatore del progetto europeo Marie Curie ENTITLE, che sottolinea la dimensione europea del fenomeno, mentre a Montecitorio il caso delle trivellazioni esplorative in Irpina viene esposto alla Commissione Ambiente. Non solo estrazioni off-shore di idrocarburi e gas fraking, ad esempio, che sono oggi tecnologicamente ed economicamente più accessibili ma, nel caso della Grecia, “l’abbassamento dei salari, le pressioni esercitate sulle regolamentazioni ambientali, sociali e lavorative nel contesto della crisi, portano il governo ad usare poteri extraparlamentari per aggirare ostacoli legali o sociali con l’obiettivo di implementare progetti irrealizzabili in passato. Ciò ha reso gli investimenti in Grecia molto più attrattivi di prima: più si diminuiscono i costi sociali e ambientali, più alto è il profitto.” In questo senso, Kallis ipotizza che la Grecia per prima, colpita da misure di aggiustamento strutturale fino ad ora non applicate a paesi industrializzati, come quelli europei, si avvicina ogni giorno di più ad un paese “in via di sviluppo”.

 

GIORGOS KALLIS – L’espansione dell’estrattivismo in Europa in tempi di crisi

 

In generale, il modello economico diviene via via  più energivoro, nonostante nel frattempo i consumi dei cittadini europei smettano progressivamente di crescere, in particolare nei paesi più colpiti dalla crisi. Dal canto suo il settore delle rinnovabili, uno dei temi centrali del dibattito che si terrà in Amiata durante la 5 giorni promossa dal 10 al 14 Luglio dalla rete Stop ENEL, dal Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua e dal Forum contro le grandi opere inutili (Incontro nazionale di movimenti e comitati sul monte Amiata), piuttosto che cogliere occasione per impostare una reale transizione verso un modello energetico distribuito e non centralizzato, è vittima dall’irrazionalità economica, sociale ed ambientale che caratterizza il modello vigente nell’accelerazione all’accaparramento delle risorse naturali.

Sembra che anche in Grecia si riproducano dinamiche simili a quelle sviluppatesi in Italia negli ultimi 10 anni e narrate dal documentario prodotto dal basso “Greenlies. Il volto sporco dell’energia pulita” (www.greenlies.it),  in via di completamento e che sarà diffuso con l’obiettivo di svelare i retroscena foschi della cosiddetta green economy. Giorgos Velegrakis, referente Energia di Syriza spiega che negli ultimi 10 anni le politiche europee e greche hanno portato ad una deregolamentazione del mercato energetico e al rafforzamento di una concezione dell’energia come merce.

Dal 2010 ad oggi si è assistito all’esplosione di una vera e propria bolla verde: sono stati fatti grossi investimenti nell’eolico e nel solare per cui vaste aree agricole hanno visto il loro uso tradizionale convertito in uso energetico produttivo. Tanti piccoli agricoltori hanno visto nelle rinnovabili un’opportunità di guadagno e hanno investito in prima persona tramite prestiti. Investimenti che,. dopo il boom, hanno prodotto un quadro conflittuale in cui l’attesa redistribuzione di benefici alle comunità non vi è stata, anzi, si è assistito ad una progressiva erosione delle attività agricole che hanno causato la perdita dei mezzi di sussistenza delle comunità stesse.

“Non è solo una questione di tecnologie”, dichiara Velegrakis, “ci sono elementi come le relazioni sociali o il rapporto con il territorio che devono essere prese in considerazione prioritariamente”. In tal senso Syriza intende lavorare alla promozione di un modello energetico basato sì sulle rinnovabili ma da una prospettiva diversa: quella di un modello decentrato in cui l’energia viene considerata un bene sociale e il cui sviluppo avviene attraverso tante piccole iniziative locali che constribuiscono a costruire assieme questa visione.

 

GIORGOS VELEGRAKIS – Il volto sporco delle rinnovabili in Grecia

 

Più in generale, “c’è bisogno di rimettere in questione il vantaggio del carattere competitivo dell’attuale modello di sviluppo” – aggiunge Konstantatos – “per noi non si tratta di scegliere in che settore si può agire e creare impiego – cosa estremamente necessaria – ma di lavorare su tutti i settori, il turismo, l’energia, l’agricoltura, i servizi, ecc. con obiettivi e mezzi diversi per raggiungere un modello economico più giusto in termini sociali e ecologici. La questione non è solo che fare, ma come farlo diversamente, coinvolgendo la società e nuovi attori sociali che si devono mobilitare per una nuova narrativa sociale e ambientale dello sviluppo, un termine il cui senso va ridiscusso”.

 

HARIS KONSTANTATOS – Prospettive per un modello di sviluppo post troika

 

In un contesto di crisi acuta, l’imperativo è ripensare l’economia partendo dai bisogni reali dei cittadini e contrapponendoli alla competitività e alla crescita a tutti i costi che permea le imposizioni della Troika, che hanno prodotto risultati disastrosi. “Si deve ragionare in termini di nuovi attori economici e di democrazie economiche nei luoghi di lavoro come ad esempio le cooperative, le piccole e medie imprese o altre forme di organizzazione lavorative. Dobbiamo porci domande in maniera diversa se vogliamo evitare di darci risposte sbagliate”, ribadisce Konstantatos. Si tratta di un percorso coraggioso e complesso, per quanto necessario, verso la ricostruzione di società basate sui principi della giustizia sociale e ambientale.

Processo che interroga ovunque le sinistre e le istituzionalità sociali nate nella crisi e che richiede un confronto continuo su analisi, prospettive, contraddizioni.