Coronavirus E Attivismo Climatico: Cinque Lezioni Comuni

Coronavirus e attivismo climatico: cinque lezioni comuni

[di Nadia Colburn per openDemocracy.net, traduzione di Cecilia Erba] Nessuno, nel bel mezzo di un’emergenza, ha voglia di pensare a un’altra crisi, ma è proprio in questi momenti che sperimentiamo in prima persona quanto velocemente le cose possono cambiare, e che dobbiamo riflettere su come farci trovare preparati in futuro. Mentre la pandemia di coronavirus fa il suo corso, osservare l’operato degli attivisti che lottano contro il cambiamento climatico può aiutarci a rispondere meglio, e allo stesso modo l’attuale contesto rappresenta un periodo di apprendimento cruciale in vista della futura crisi climatica.

Il titolo di un recente articolo del New York Times esprime un concetto che gli attivisti per il clima conoscono fin troppo bene: “Prima dello scoppio dell’epidemia, tantissimi segnali di avvertimento sono rimasti inascoltati”. Siccome non prestiamo ascolto a tali avvertimenti, in futuro ci troveremo ad assistere a crisi sociali su larga scala sempre più frequenti: pandemie, migrazioni di massa innescate da inondazioni, incendi e siccità, sconvolgimenti sociali e ricadute economiche, la cui probabilità aumenta in un’epoca di cambiamenti climatici e di degrado ecologico.

Questa pandemia ci ricorda che la vita può cambiare rapidamente in modi quasi inimmaginabili.

Ma gli attivisti climatici, che già hanno avviato una riflessione su come prepararsi e come contribuire a prevenire o mitigare tali crisi, possono fornire indicazioni molto preziose. Le cinque “richieste” di Extinction Rebellion, la rete di attivisti volontari alla quale mi sono unita l’anno scorso, rappresentano principi utili per affrontare il coronavirus, o qualsiasi crisi. Pensateli come “pilastri” che possono guidarci verso un futuro più sicuro.

1) Dire la verità

Il primo ingrediente indispensabile per affrontare con successo qualsiasi contesto è quello di dire la verità. L’epidemia di coronavirus non è stata contenuta fin dall’inizio proprio perché l’autoritario governo cinese ha nascosto informazioni rispetto all’esplosione del nuovo virus a Wuhan.

Allo stesso modo, in ogni fase dello sviluppo del virus, il negazionismo ha portato a un incremento del rischio, come nel caso sia dell’Italia che degli Stati Uniti. Il rifiuto della realtà da parte dell’amministrazione Trump e il continuo intralcio alla diffusione della verità, sia rispetto al coronavirus che alla crisi climatica ed ecologica, ci pone tutti in grave pericolo.

I politici, gli imprenditori e i cittadini non possono essere esperti di questioni come le pandemie e la devastazione ecologica. Gli scienziati lo sono. Dobbiamo ascoltare gli scienziati, comunicare le loro scoperte e seguire il loro esempio.

2) Agire subito

Come abbiamo visto con il coronavirus, le crisi possono svilupparsi in maniera improvvisa, e se non siamo preparati fin dall’inizio siamo esposti a maggiori rischi. I paesi che sono stati più proattivi nell’affrontare il coronavirus, hanno subito meno danni. Singapore, che ha iniziato a prepararsi alla crisi COVID già all’inizio di gennaio, ha registrato pochissime morti, anche se geograficamente si trova proprio accanto alla Cina.

Al contrario, nel 2018, Trump aveva tagliato i finanziamenti al Centro per il Controllo delle Malattie degli Stati Uniti (CDC). La sua tesi era che finché non ci fosse stata una pandemia attiva, gli operatori del CDC erano superflui. Per risparmiare, in altre parole, ha dato la priorità all’“efficienza” economica rispetto alla resilienza sociale; non è riuscito ad agire nel presente per prepararsi per il futuro. Di conseguenza, l’America era pericolosamente mal preparata.

Ma anche nella nostra risposta tardiva e affrettata a COVID-19 possiamo prepararci alle crisi future. Questo è un momento unico in cui il governo riverserà denaro nell’economia, e il consenso scientifico è chiaro: dobbiamo agire oggi per prevenire la crisi climatica ed ecologica.

Piuttosto che investire nuovamente in infrastrutture che incentivano l’utilizzo di combustibili fossili, come le linee aeree o l’ampliamento della rete stradale, dovremmo passare all’energia verde, ai trasporti e all’agricoltura sostenibili. Abbiamo solo pochi anni per riuscire a mantenere l’innalzamento delle temperature globali entro i due gradi rispetto al periodo preindustriale, e quindi evitare di scatenare effetti a catena che porterebbero a cambiare in maniera sostanziale la vita sulla terra. Il tempo sta finendo.

3) Superare la politica dei partiti

Il coronavirus infetta repubblicani, democratici, liberali, conservatori e socialisti allo stesso modo. Non conosce confini internazionali o statali. Per affrontare la pandemia – proprio come per la crisi climatica – partiti e nazioni devono unirsi. Dobbiamo ascoltare gli scienziati, gli esperti, le cui conoscenze non aderiscono alla logica delle divisioni tra partiti. E dobbiamo superare gli ostacoli che la politica dei partiti può creare, affinché il governo possa intraprendere le azioni necessarie.

Come abbiamo visto sia con la pandemia che con la crisi climatica, l’azione individuale da sola non è sufficiente a risolvere la situazione. Solo una direzione governativa su larga scala è in grado di innescare la tipologia di cambiamento di cui abbiamo bisogno.

Tuttavia, il pericolo è che questo porti a una riduzione delle libertà individuali, e a forme autoritarie di governo. L’altra sfida quindi, dato che la cittadinanza è diffidente nei confronti del governo e soprattutto dell’“altra sponda”, è evitare che le azioni rapide e necessarie di cui abbiamo bisogno si raggrinziscano al Congresso o al Parlamento.

Per far fronte a questo problema, Extinction Rebellion chiede l’istituzione di un’Assemblea dei Cittadini, che supervisioni le decisioni importanti e si assuma la responsabilità delle azioni intraprese in materia di clima ed ecologia. Come una giuria, tali assemblee sarebbero costituite da cittadini scelti a caso con poteri decisionali.

Abbiamo bisogno di sistemi veramente democratici per supervisionare le azioni del nostro governo e infondere nuovamente fiducia nel governo stesso. Con le assemblee dei cittadini, possiamo essere più sicuri che non ci saranno abusi di potere.

4) Concentrarsi su una transizione giusta

La pandemia di coronavirus dimostra chiaramente che in una crisi, le categorie più vulnerabili sono quelle maggiormente a rischio.  Il virus ha portato allo scoperto la profonda instabilità su cui si basa la società americana: come l’iniquità del sistema sanitario, oppure il fatto che il 58% degli americani conta meno di 1000 dollari tra i propri risparmi, oppure la mancanza di congedi per malattia per le famiglie. In breve, non esiste alcuna rete di sicurezza, e mentre il coronavirus minaccia di innescare una massiccia depressione economica, la nostra risposta deve prendere in considerazione i più bisognosi.

Allo stesso modo, i più vulnerabili sono in prima linea nella crisi climatica. Adesso è il momento di prepararci per una transizione giusta, per proteggere le persone dagli impatti fisici ed economici devastanti del collasso climatico ed ecologico. Abbiamo bisogno di politiche come il Green New Deal, che mettano i lavoratori, le persone di colore e i poveri davanti e al centro, e non le grandi aziende.

5) Costruire culture rigenerative

L’obiettivo finale di questi quattro pilastri è la diffusione di una cultura rigenerativa, ossia una cultura che privilegia l’umanità e gli ecosistemi rispetto al profitto, democratica e affermativa, gioiosa e non gerarchica.

In quanto società, siamo capaci di prenderci cura l’uno dell’altro attraverso questa cultura. Anche se questa pandemia è stata spesso mal gestita, ha dimostrato però la nostra capacità di lavorare insieme e di fare sacrifici individuali per il bene comune. Dimostra che possiamo cambiare radicalmente le nostre abitudini e il nostro comportamento. Rappresenta un’importante fonte di ispirazione e incoraggiamento.

Le immagini satellitari sopra la Cina e gli Stati Uniti mostrano la diminuzione dell’inquinamento come risultato del rallentamento economico indotto da Covid-19. Di cosa abbiamo bisogno per renderci conto che, per prevenire catastrofi ancora più gravi, dobbiamo mantenere il cielo limpido in futuro?

Il coronavirus, di per sé reale, è anche un terreno di prova per la crisi climatica, così come la crisi climatica ci aiuta a capire di cosa abbiamo bisogno per affrontare la pandemia.

Con i suoi uragani, i fuochi e le siccità, l’estate arriverà prima che ce ne rendiamo conto. Questa pandemia sta mostrando quanta poca resilienza abbiamo come società, e quanto velocemente possiamo ritrovarci tutti esposti a un rischio mortale. Usiamo la crisi del coronavirus come campanello d’allarme per creare una cultura più resistente e di affermazione della vita.

Questa pandemia ci mostra come la vita ordinaria possa essere interrotta. Come ha scritto lo scienziato del clima James Hanson, “Il sistema climatico può cambiare all’improvviso e riservarci sorprese. Una volta che [ciò] accade, può risultare difficile o impossibile invertire il … cambiamento.”

Quindi dobbiamo dire la verità, agire ora, andare oltre la politica di parte, e mobilitare una transizione giusta sia per la crisi di oggi che per quella di domani. Il bilancio delle vittime dell’emergenza climatica rischia di essere esponenzialmente superiore a quello dello scenario peggiore della pandemia di coronavirus. Il momento di agire è adesso.

Voglio essere in grado di dire ai miei nipoti che abbiamo prestato attenzione e messo in atto i cambiamenti necessari per assicurare il loro futuro.