Copenaghen: Verso La Manifestazione Del 16 Dicembre

Copenaghen: verso la manifestazione del 16 dicembre

La resistenza che da ieri mattina i Paesi Africa e del G77 hanno messo in atto, rifiutandosi di partecipare ai gruppi di lavoro e alla Plenaria della COP15, per protestare contro le pressioni subite per chiudere un cattivo accordo sul clima, dimostrano che questi negoziati tanto preziosi per la sopravvivenza del pianeta sono stati ammantati da aspettative esagerate.

Tuttavia, dopo aver avuto rassicurazione dalla presidenza danese della conferenza di Copenhagen che saranno garantiti seri impegni economici a favore dei paesi poveri e che il futuro accordo sui cambiamenti climatici partirà dagli obiettivi indicati nel Protocollo di Kyoto, i delegati dei paesi africani hanno dichiarato di essere disposti a tornare al tavolo dei negoziati, dal quale si erano ritirati nella mattinata di ieri insieme ai delegati degli altri paesi in via di sviluppo del G-77, tra i quali anche Cina e India.

A darne notizia le agenzie internazionali, che riferiscono di una conferenza stampa durante la quale i rappresentanti dei paesi africani hanno espresso grave preoccupazione per il proseguimento dei negoziati. In un documento distribuito ai partecipanti viene sottolineata la mancanza di trasparenza e democrazia nel processo; Awudu Mbaya Cyprian, presidente esecutivo dei parlamentari pan-africani sul cambiamento climatico, ha dichiarato che la posizione africana non è stata finora presa in considerazione e che “è più conveniente per i paesi del continente non siglare alcun accordo piuttosto che aderire a uno che significherà la morte per il popolo africano”. Alla base della decisione di ritirarsi dai negoziati è la convinzione che la conferenza di Copenhagen trascuri l’importanza di rinnovare gli impegni, oltre il 2012, dei paesi industrializzati previsti dal Protocollo di Kyoto.
 
I Paesi più ricchi vogliono chiudere con il protocollo di Kyoto e disattendere gli impegni internazionali assunti con il Bali Action plan e questo è un oltraggio per i loro cittadini, oltre che per l’intelligenza di chi li guarda con speranza e fiducia nella responsabilità che i loro incarichi dovrebbero portare con se’.
 
La rete ampia che vede insieme a Copenhagen la Coalizione Climate justice now! e la Climate Justice Network – rapresentative di realtà diverse come contadini, produttori, lavoratori, ong, organizzazioni ambientaliste e movimenti sociali di tutto il mondo – e che ha dato vita alla grande manifestazione pacifica di sabato convoca una giornata di mobilitazione per il 16 dicembre prossimo, perché a Copenhagen, come in tutto il pianeta, si raggiunga un buon accordo vincolante e impegnativo per dare anche a se stessi una possibilità concreta di futuro.
 
La giornata del 16 e l’Assemblea dei Popoli convocata per quel giorno vedrà protagonisti i movimenti sociali ed ambientalisti tanto del Nord quanto del Sud del mondo: testimoni, storie, esperienze, che nelle istituzioni e fuori, a Nord e a Sud, stanno lottando per mettere i diritti prima dei profitti, con esperienze concrete di gestione del territorio e di condivisione dei beni comuni.·     

Intanto continuano gli arresti di massa tra i manifestanti che contestano il summit sul clima. Si tratterebbe di 200 persone, tratte in stato di fermo nel quartiere di Christiania.

Nella notte, a Copenhagen, città che ospita il Summit mondiale sui cambiamenti climatici, si sono verificati duri scontri fra la polizia e i contestatori dei lavori del vertice. Circa 200 persone sono state fermate e questa mattina sono stati confermati cinque arresti. Secondo la legislazione danese, introdotta in previsione del summit sul clima, la polizia può trattenere le persone in stato di fermo per 12 ore. Dallo scorso sabato sono state fermate 1.300 persone, la maggior parte delle quali sono state già rilasciate.

 

Fonti: Fair/PeaceReporter/Versocopenaghen09