Copenaghen: Vertice Sul Clima Senza Clima Di Accordo

Copenaghen: vertice sul clima senza clima di accordo

Si è aperto ieri a Copenaghen l’atteso vertice internazionale sul clima. La COP15 che si tiene a Copenhagen è la 15ma riunione delle Parti della Convenzione sul Clima (UNFCCC).  Vista l’urgenza della questione dei cambiamenti climatici, il Bali Action Plan aveva lanciato nel 2007 una fase negoziale che sarebbe dovuta sfociare in un nuovo accordo Post-Kyoto, da adottare proprio alla COP 15 di Copenhagen.

 
E se fino a poco tempo fa il compito sembrava arduo (già a Poznan il Segretario Generale della UNFCCC, Yvo de Boer, aveva detto che per Copenhagen non si riuscirebbe ad avere più che un testo di massima), negli ultimi mesi si è assistito ad un continuo ridimensionamento delle aspettative, culminato al recente vertice dei paesi del Pacifico (APEC), in cui Obama e il leader Cinese Hu Jintao hanno reso pubblico quello che già si “sapeva” in via informale: che non vi sarà accordo a Copenhagen. E nonostante la sterzata successiva, che ha visto entrambi i leader ribadire come a Copenhagen si otterrà un successo, si arriverà ad un accordo, e nonostante le “promesse” di riduzione di emissioni di CO2, fatte sia da Cina che da USA, un accordo non è più, come avrebbe dovuto essere, prevedibile, e la COP15 non sarà più un punto di arrivo, ma bensì di partenza.

Un accordo politico

Il ruolo di Copenhagen è ora ridimensionato a quello di un primo passo verso un nuovo regime post-Kyoto, che dovrebbe completarsi in Messico nel 2010 (anche se si contunuano a spostare gli obiettivi: Bali, Copenhagen, Città del Messico). E la natura di un eventuale accordo sarà politica. Ora, tre tipologia di accordo sono state ipotizzate nel corso di questo anno. Una, propriamente giuridica, e che era ipotizzata a Bali (anche se non esplicitamente), e che avrebbe dovuto portare quindi all’adozione di uno strumento giuridico di diritto internazionale, con obblighi giuridici e meccanismi di penalità per mancato adempimento. Questo tipo di strumento non è assolutamente pensabile al momento. Il secondo tipo, dall’altra parte dello spettro diplomatico, è una dichiarazione politica, di nessun valore giuridico specifico, e che rappresenta solamente un declinazione di buone intenzioni. La via mediana, che sembra essere quella che prevarrà a Copenhagen, è quella di un accordo politico vincolante, ma anche su questo punto gli ostacoli che renderebbero l’accordo realmente vincolante sono molti e difficilimente superabili nella prassi.

 
False soluzioni?

Ma anche un accordo dovesse arrivare, la sensazione è che tale accordo sarebbe non più di una formalizzazione delle politiche climatiche già in atto (o in fieri) sia in Europa che negli Stati Uniti ed altrove (Australia, Canada, Norvegia….). Ci riferiamo in particolar modo al mercato del carbonio, al sequestro geologico del carbonio, agli agrocarburanti e agli schemi REDD, tutte cosiddette false soluzioni, che mercificano il carbonio, o confidano in tecnologie sempre più avanzate in maniera a-critica, ma non riducono emissioni in maniera appropriata (e cioe la riduzione delle concentrazione di GHG nell’atmosfera a 350 parti per milione).

Il processo negoziale in breve


Il processo verso Copenhagen è passato fino ad ora attraverso varie riunioni negoziali preparatorie, (3) a Bonn, a Bangkok e a Barcellona. Il negoziato prevede due processi paralleli: l’ Ad Hoc Working Group on Long-term Cooperative Action under the Convention (AWG-LCA) e l’Ad Hoc Working Group on Further Commitments for Annex I Parties under the Kyoto Protocol (AWG-KP). Il primo raggruppa le Parti della Convenzione, il secondo solo le Parti del Protocollo di Kyoto (differenza rilevante, dato che gli Stati Uniti non hanno ratificato il Protocollo).
 
APERTURA DEL VERTICE
 
“Copenaghen? Impegnarsi subito”
 
E’ la richiesta che viene dal delegato della Sierra Leone: “non tutti sono colpiti dal cambiemtno climatico alla stessa maniera”.  Ed infatti i Paesi africani e quelli più poveri rischiano di essere le vere vittime del disastro ambientale che stiamo vivendo. Con un’aggiunta: la necessità di considerare la questione della deforestazione e della degradazione delle foreste, a rischio per le attività economiche che la stanno gradualmente distruggendo.
 
Il Klima Forum: vertice delle organizzazioni sociali
 
Parallelamente al vertice ufficiali si tiene a Copenhagen anche il vertice delle organizzazioni sociali, la cui cerimonia di apertura ha avuto luogo nel pomeriggio del 7 dicembre e che chiuderà i battenti il 18. In programma oltre 190 dibattiti e conferenze, 50 eventi, 30 proiezioni oltre iniziative culturali e manifestazioni di piazza.
 
Dove informarsi:
 
Nei prossimi giorni su www.asud.net ampio spazio sarà dedicato ai lavori del vertice ed alle proposte delle reti e dei movimenti sociali per far fronte ai cambiamenti climatici.
 
Altre fonti: 
 
Sito ufficiale del Forum
 
Sito del Social Klima Forum
In Italiano:
 
Altro:
 
 
Fonti: Reuters/ Giustiziaclimatica.org/ APcom / ASCA