COP21: 7 Proposte Di A Sud Per Cambiare Il Sistema Non Il Clima

COP21: 7 proposte di A Sud per cambiare il sistema non il clima

IMG_7794Dal 30 novembre all’ 11 dicembre 2015 si terrà a Parigi la 21° Conferenza delle Parti Onu sui Cambiamenti climatici. A 6 anni di distanza dal vertice di Copenaghen, è la prima volta che finalmente l’attenzione sarà di nuovo concentrata sull’emergenza climatica. A Parigi verrà siglato con ogni probabilità l’accordo globale sul clima destinato nel 2020 a sostituire il protocollo di Kyoto; accordo che rischia di essere una scatola vuota, e che tocca ai singoli governi riempire con impegni vincolanti ed azioni coerenti. Si tratta di una importante occasione per rimettere con forza al centro dell’agenda politica nazionale i temi che riguardano il modello di gestione delle risorse, la tutela ambientale, i diritti delle comunità, la sovranità di queste ultime sul territorio e, più in generale, il sistema economico nel suo insieme.

 

Crediamo sia fondamentale porre delle questioni al nostro governo affinché a livello nazionale vi sia un dibattito sulle scelte di politica economica ed energetica necessarie per assumere impegni seri e coerenti con le scadenze globali per le riduzione delle emissioni dei gas climalternati. In questo contesto proponiamo in 5 punti una serie di azioni che crediamo sia urgente discutere per rimettere al centro della agenda politica il tema del cambiamento climatico.

 

Non bastano gli slogan con cui Renzi e il nostro ministro dell’Ambiente Galletti si stanno recando a Parigi, sbandierando intenzioni ambiziose e preoccupazioni serie sul futuro del nostro pianeta. Serve una declinazione concreta delle iniziative da adottare subito per cambiare il sistema produttivo che nel nostro paese come nel resto del mondo genera il disastro climatico a cui stiamo assistendo.

 

1. Azzeramento immediato dei 5.300 mld dollari di sovvenzioni alle fonti fossili a livello mondiale e dei 14,7 mld [1] a livello nazionale

 

2. Mantenimento nel sottosuolo dell’80% dei giacimenti ad oggi conosciuti di fonti energetiche fossili, a partire dal giorno successivo alla sigla dell’accordo.

 

3. Definizione di una nuova strategia energetica nazionale (SEN) fondata sul superamento del modello centralizzato e basato sullo sfruttamento delle fonti fossili, a favore di un modello decentrato, basato sulla microgenerazione diffusa e sull’uso di fonti rinnovabili e non impattanti.

 

4. Abbandono immediato dei progetti di costruzione di centrali a carbone contaminanti  a cui oggi vanno 4,02 mld di dollari l’anno, circa lo 0,19 %  del Pil [2].   4. Convertire le spese militari (nel 2014 29,2 mld [3], nel 2015 24 mld [4]), in fondi per l’adattamento al cambamento climatico nel nostro paese e alla definizione di una efficiente strategia d’azione (finanziare la SNAC-Strategia Nazionale Adattamento Climatico).

 

5. Contribuire al Fondo Verde per il clima [5] con lo 0,06 % del PIL nazionale.

 

6. Non implementare false soluzioni al cambiamento climatico legate a meccanismi finanziari e speculativi.

 

7. Rimodulare l’investimento nazionali nelle “grandi opere”, dirigendo i fondi destinati ad opere inutili ed impattanti verso la realizzazione di piccole opere utili, ad esempio per la messa in sicurezza il territorio nazionale dal dissesto idrogeologico.

 

[1]    Fonte Legambiente

[2]    Fonte FMI (Fondo Monetario Internazionale)

[3]    Fonte Sipri

[4]    Fonte soldipubblici.gov.it

[5]    Il Green Climate Fund, è stato istituito nel 2010 durante la Cop di Cancun e prevede di mobilitare 100 miliardi di dollari l’anno entro il 2020. Ad oggi a 5 anni di distanza i contributi effettivamente versati ammontano a un decimo: appena 10.193).