Comunità Delta Del Niger: Povertà E Devastazione

Comunità Delta del Niger: povertà e devastazione

di Lucie Greyl per A Sud

Il 15 e 16 marzo la missione internazionale in Nigeria ha visitato due comunità nel Delta del Niger. A Ogoniland, terra di Ken Saro Wiwa, la devastazione ambientale e i livelli di povertà e disagio sociale sono enormi e visibilissimi appena attraversando il territorio.

Goi è uno dei villaggi Ogoni del Delta, il cui destino è stato stravolto nel 2004 da una grossa perdita di petrolio che ha di fatto sfollato i 10.000 abitanti. Goi è tra le comunità al centro del recente processo portato avanti contro la Shell in Olanda.

La comunità di Bodo, poco distante da Goi, è composta da circa 70.000 persone che vivono sparsi in trenta villaggi situati attorno a una baia la cui gente viveva tradizionalmente di pesca e coltivazioni di sussistenza. Nel 2008 la baia è stata contaminata da uno sversamento di circa 400.000 barili di petrolio che ne ha compromesso per sempre gli equilibri. Alcuna bonifica è mai stata realizzata nell’area, né il governo (tanto territoriale che nazionale) o le imprese responsabili hanno agito per sostenere la popolazione o elargire compensazioni.

L’altra comunità visitata dalla missione è Ikot Ada Udo, anch’essa coinvolta nel processo contro la Shell, l’unica di fronte alla quale è stata riconosciuta la responsabilità della multinazionale. La delegazione di attivisti e ricercatori viene accolta dalla comunità con una cerimonia formale cui partecipano i leader tradizionali della comunità. Subito dopo iniziano i racconti dei membri della comunità rispetto a quanto avvenuto lungo gli ultimi anni, o meglio decenni, e che hanno portato la comunità a perdere i propri mezzi di sussistenza.

A Ede, altra comunità vicina, non vi sono stati catastrofici sversamenti, ma uno stillicidio di piccole perdite, che unite allo scarico indiscriminato dei residui di estrazione e al gas flaring che continua ad essere praticato ovunque, hanno provocato ingenti danni, prima di tutto alla salute: numerosissimo il numero di aborti, come anche le malattie epidermiche e respiratorie tra la popolazione.

Visitare le lande mortifere del delta, che prima era la regione più florida, fertile e popolosa di tutto il continente, fa impressione tanto gravi sono la contaminazione, la violazione sistematica di diritti, le malattie e la povertà che oltre 50 anni di estrazione petrolifere hanno lasciato sul territorio. Lungi dall’essere occasione di sviluppo e emancipazione per questi popoli, le attività estrattive hanno spoliato la Nigeria e il suo popolo non soltanto delle risorse custodite nel sottosuolo, ma delle ricchezze della terra, dei mezzi di sussistenza tradizionali, della salute.

Distrutte le economie locali e compromesse le condizioni minime ambientali per vivere in un ambiente salubre, l’immensa area del delta rimane un luogo desolato e agonizzante le cui comunità pagano un prezzo altissimo a un modello economico energivoro e distruttivo di cui neppure sono parte. Comunità che da una vita serena e basata sull’interdipendenza dalla natura, sono divenute vittime di una delle più gravi ed eclatanti ingiustizie ambientali che la storia conosca.

Lasciato il Delta del Niger, si torna ad Abuja, dove si celebreranno i 20 anni di ERA, Environmental Right Action. L’organizzazione nigeriana che da due decenni appunto lavora sull’estrazione petrolifera accompagnando comunità in resistenza e portando avanti un incredibile lavoro di informazione e denuncia su quanto avviene, lontano dai flash, nelle comunità del delta.