Colombia: Il Popolo U’wa Esige La Demilitarizzazione Del Proprio Territorio

Colombia: il popolo U’wa esige la demilitarizzazione del proprio territorio

uwaSi è trattato di una riunione di verifica della violazione dei confini deli territori U’wa, attraverso l’installazione di basi militari da parte del Battaglione Speciale Vial Numero 5. Il popolo U’wa, riaffermando la sua visione del cosmo, rifiuta qualunque tipo di intervento nel suo territorio finalizzato all’esplorazione e allo sfruttamento di idrocarburi nel suo territorio.

Antecedenti:

Il 26 ottobre 1991 la Compagnia statale ECOPETROL firma un contratto di associazione con la Occidental Petroleum Company INC, OXY, per l’esplorazione e lo sfruttamento di idrocarburi nella zona conosciuta come blocco Samoré, con una superficie di più di 200 mila ettari.

Il 31 marzo 1993, l’Organizzazione Regionale Indigena U’wa dell’Oriente Colombiano, ORIWOC, chiede all’INCORA di integrare in “un’area protetta unica U’wa” il territorio delle nostre comunità indigene. Attenendosi a questa richiesta, con l’accordo interistituzionale n. 22 del 1994, siglato dall’INCORA, i Governatorati di Boyacá, Norte de Santander e Santander, la Comunità U’wa di Bocota e la Pontificia Università Javeriana, si realizza lo studio socioeconomico, ambientale, giuridico e di proprietà delle terre per la costruzione dell’area protetta unica U’wa.

Il 3 febbraio 1995 l’allora Ministero dei Beni Ambientali – oggi Ministero dell’Ambiente, alloggio e sviluppo territoriale, MAVDT – concede mediante la risoluzione n. 110 la Licenza Ambientale. Nell’agosto dello stesso anno la Defensoria del Pueblo avvia un’azione di tutela in difesa del popolo U’wa e chiede l’annullamento della risoluzione per mancanza di previa consultazione con la comunità, conformemente a quanto sancito dalla legge 21 del 1991 con cui il governo colombiano ratifica l’Accordo n. 169 della OIT.

Il 12 dicembre 1995 il Tribunale Superiore di Bogotá si pronuncia a favore degli U’wa e ordina di interrompere gli effetti della licenza e di realizzare la consultazione; considerando che i lavori che si intende portare avanti, oltre ad avere conseguenze sulla zona dal punto di vista ambientale avrebbero anche un impatto sulla cultura, i costumi e la visione del cosmo della comunità indigena. Tuttavia, il 4 marzo 1997 il Consiglio di Stato dichiara legale la risoluzione n. 110 che concede la licenza ambientale.

Nel 1996 il popolo U’wa richiama l’attenzione nazionale e internazionale con la realizzazione di una prima udienza per la vita, alla quale assistono diverse organizzazioni e personaggi di tutto il mondo chiamati a difendere la cultura e il territorio U’wa. Una seconda udienza ha luogo nel 1999, dopo tutte le sopraffazioni compiute contro la stessa comunità indigena, che riceve un ampio sostegno da parte di studenti, ambientalisti, contadini e indigeni di tutta la nazione e altri paesi di Sud America, Nord America e Europa. A partire da questo momento inizia la Campagna Internazionale per la difesa del territorio U’wa “La cultura con principi non ha prezzo”.

Dopo diverse riunioni, il 19 luglio del 1999 viene sottoscritto un accordo tra il Ministero dei Beni Ambientali e i rappresentanti U’wa in cui si definiscono i limiti dell’area protetta sulla base degli studi segnalati precedentemente; tuttavia, i limiti dell’area protetta non vengono fissati con il nostro popolo, ma tracciati unilateralmente dal governo, nella persona dell’allora Ministro dei Beni Ambientali Juan Mayr Maldonado.

Il 6 agosto 1999 l’INCORA riconosce così, con la risoluzione n. 056, una delimitazione di quello che attualmente costituisce l’Area Protetta Unita U’wa, incrementando il territorio dell’area di 151.000 ettari per un totale di 220.275 ettari. Questa nuova delimitazione lascia fuori dall’area protetta il pozzo Gibraltar 1 e altri terreni di cui si vogliono realizzare o si sono già realizzate esplorazioni in contraddizione con la visione del cosmo ancestrale U’wa.

Il 21 settembre 1999, il Ministero dei Beni Ambientali emana la risoluzione n. 0788 concedendo la licenza ambientale per lo sfruttamento del petrolio da parte della Empresa Occidental de Colombia la cui perforazione è stata fatta nel cosiddetto Pozzo Gibraltar 1.

Il 29 settembre, la ONIC presenta ricorso contro la suddetta risoluzione, tuttavia, la licenza viene confermata a favore della Occidental a discapito degli argomenti culturali, giuridici e ambientali che presentati dagli U’wa, per cui si avvia una Acción de Tutela (speciale ricorso previsto dalla legislazione colombiana nei casi di violazione dei diritti N.d.T.) per trattenere i lavori esplorativi, il ricorso però non va a buon fine.

Per questa ragione il 15 novembre 1999, 250 persone della comunità U’wa occupiano pacificamente i poderi di Santa Rita e Bellavista con l’intenzione di manifestare contro l’esplorazione che l’impresa sta realizzando.

Il 19 gennaio 2000, più di 5000 effettivi dell’esercito attaccano un accampamento di 205 U’wa che protestano contro la concessione alla Occidental, contemporaneamente arriva sul posto la polizia allo scopo di proteggere gli ingegneri dell’impresa.

Il 25 gennaio 2000, la Direzione delle Etnie e Questioni Indigene del Ministero dell’Interno e il Governatorato di Norte Santander ordinano lo sgombero con la forza degli indigeni, ragion per cui veniamo trasferiti in elicottero nel dipartimento di Samoré, dove si trova la stazione di estrazione del Progetto Caño Limón Coveñas, insieme con una base militare.

Il 27 gennaio 2000, la polizia antisommossa del Norte Santander sgombera di nuovo violentemente la comunità. In seguito a questo sgombero, il 3 febbraio viene realizzata, simultaneamente in undici paesi, un’azione internazionale di sostegno alla comunità.

L’11 febbraio 2000, quattro elicotteri apparentemente forniti dagli Stati Uniti attaccano un gruppo U’wa che sta bloccando la strada nel sito di perforazione Gilbratar 1; alle 19:40 5000 effettivi della polizia antisommossa sgomberano violentemente la comunità concentrata nei siti di La China e Las Canoas, la polizia usa gas lacrimogeni, manganelli e bulldozer.

In questa azione affogano nel Rio Cubucón tre bambini di 10 anni, 9 anni e 4 mesi mentre le loro madri cercano di attraversare il fiume fuggendo agli attacchi della polizia. Nei giorni successivi i settori sociali della regione si mobilitano a sostegno del popolo U’wa, tra le azioni uno sciopero agricolo di 72 ore in Arauca e la marcia di 4000 contadini e 1500 indigeni fino al sito di esplorazione.

Nel giugno dello stesso anno, polizie antisommossa intervengono nel blocco di una strada da parte degli U’wa che protestano per l’arrivo di camion di costruzione nel luogo in cui la Occidental intende effettuare la perforazione, in questa azione vengono ferite 28 persone e il Procuratore della Comunità U’wa, Rayoyo Bócota, riceve uno sparo dalla polizia.

Nel 2002, in risposta alle irregolarità nel processo di consultazione e a causa delle aggressioni e violazioni dei diritti del popolo indigeno da parte del Governo Nazionale, il popolo U’wa decide di sporgere denuncia contro lo Stato Colombiano davanti alla Corte Interamericana dei Diritti Umani, di fronte a questo la OXY prende la decisione di ritirarsi dal territorio U’wa.

Per questa ragione a partire da quella data, la Occidental cede i diritti sulle licenze ambientali a Ecopetrol, impresa che continua la perforazione finché considera opportuno aprire un secondo pozzo donominato Gibraltar 2, completato nel gennaio 2004.

A partire dal 2004, si apre un nuovo blocco di esplorazione, nell’ambito di un contratto in regime di rischio condiviso tra Ecopetrol e l’impresa spagnola REPSOL YPF, che include una parte dell’area protetta indigena. Il blocco conosciuto come Catleya nella mappa di terre dell’Agenzia Nazionale di Idrocarburi, ANH, prevede lavori dentro l’area protetta ma, secondo i testimoni delle imprese interessate, i lavori sono sospesi fino all’ottenimento dell’approvazione da parte delle comunità indigene.

Il 28 settembre 2005 si è svolge una riunione a San Luis del Chuscal Municipio di Cubará Boyacá su convocazione del Ministero dei Beni Ambientali, alla presenza di autorità U’wa, della comunità, di funzionari del Governo, rappresentanti degli organi di controllo e del Direttore Regionale della OIT per l’America Latina e i Caraibi. In questa riunione, l’organizzazione ASOUWA comunica la sua decisione di non partecipare alla consultazione previa e di non accettare la realizzazione di attività estrattive nel territorio dell’Area Protetta Unita U’wa.

Con questi antecedenti, dopo aver presentato un’interpellanza davanti al Consiglio di Stato (che ha emesso giudizio nel febbraio del 2006), il 21 novembre 2006 la Direzione delle Etnie dichiara concluso il processo di consultazione con ASOUWA, come già successo con ASCATIDAR (Associazione delle Comunità Tradizionali Indígene di Arauca). Successivamente la Direzione chiede a Ecopetrol S.A. l’elaborazione di un Piano di Sfruttamento Ambientale (PMA), previo alla realizzazione del programma sismico, al fine di valutare l’incidenza sociale, culturale e ambientale che il progetto di sismica dei Blocchi Sirirí e Catleya potrebbe avere sulle comunità confinanti.

Questa decisione viene comunicata dalla Viceministra dell’Interno in una conferenza stampa il 15 novembre 2006. Il PMA del Blocco Siriri, corrispondente alle comunità associate in ASOUWA, viene elaborato nel 2007 e nell’ottobre dello stesso anno viene consegnato alla Direzione delle Etnie, che oggi si chiama Direzione delle Questioni Indigene, Minoranze e Rom, per la valutazione. Ad oggi questa Direzione non ha espresso nessun giudizio.

Inoltre negli ultimi anni vediamo con preoccupazione la militarizzazione dell’area protetta. Si impedisce la libera mobilità, il compimento di riti tradizionali in siti sacri, si generano conseguenze ambientali irreversibili legate alla deforestazione e si viola il principio di dignità sancito dalle disposizioni del Diritto Internazionale Umanitario.

Posizione del Popolo U’wa:

Rifiutiamo ogni tipo di intervento nel territorio ancestrale U’wa che attenti contro la nostra cultura. In accordo con la nostra visione del cosmo il territorio è uno dei valori fondamentali che identifica la nostra visione del mondo e la costruzione di un futuro. Fa parte di un tutto integrale che ci conferisce identità ed è la base per l’esigibilità dei nostri diritti collettivi speciali. Pertanto, le attività che dal 1990 l’impresa ECOPETROL realizza nel sentiero Cedeño violano i nostri diritti culturali con l’invasione di uno dei nostri luoghi sacri, impedendo la celebrazione delle nostre cerimonie tradizionali.

Secondo la Costituzione Nazionale e successive disposizioni legali, il territorio su cui le comunità aborigene esercitano sovranità comprende quello delimitato dall’area protetta e i territori che, benché non inclusi nell’area protetta, sino stati di proprietà e uso culturale da parte della comunità indigena.

Il territorio in cui attualmente l’Impresa ECOPETROL porta avanti la sua attività di esplorazione del Pozzo Gibraltar 3, è territorio U’wa. È un luogo sacro, dedicato all’apprendimento delle conoscenze della medicina tradizionale U’wa.

Ci opponiamo alla limitazione che la Forza Pubblica e l’impresa hanno imposto alla nostra comunità, impedendo l’accesso e la libera circolazione dentro il territorio tradizionale U’wa che ci appartiene ancestralmente.

Allo stesso modo, non riconosciamo l’autorità di nessuna persona armata, perché queste persone interrompono con la loro presenza la nostra tranquillità e la nostra visione del cosmo. Noi U’wa riteniamo che le armi nel nostro territorio e soprattutto in territorio sacro contaminino con cattive energie lo spazio, diffondendo in esso energia di guerra, desiderio di morte, scontro e malvagità, pregiudicando così il nostro ambiente soprattutto nel periodo dei rituali culturali di digiuno che inizieranno il 15 di giugno.

Continueremo con il rafforzamento della campagna  per la difesa del territorio U’wa “La cultura con principi non ha prezzo” dando visibilità alla nostra problematica e stabilendo alleanze strategiche con diversi attori sociali in ambito nazionale e internazionale.

Contro l’attività dispiegata dall’impresa Ecopetrol nel nostro territorio sacro e contro il dispiegamento delle forze militari nello stesso,

ESIGIAMO:

La demilitarizzazione immediata del territorio ancestrale che si trova dentro e fuori dell’area protetta, in particolare il luogo sacro in cui si trova il pozzo Gibraltar e i luoghi sacri che prossimamente saranno utilizzati per lo sviluppo dei nostri riti cerimoniali.

Il rispetto per il periodo del nostro rituale di digiuno, minacciato dalla permanenza di attori armati nel luogo di concentrazione e realizzazione di cerimonie di risanamento e pagamento (rito con cui si chiede alla natura il permesso di utilizzare i suoi frutti N.d.T.) perché la presenza di estranei con pensieri di guerra perturba e impedisce la realizzazione dei rituali di purificazione.

Dal Governo Nazionale e dalla ECOPETROL il rispetto del territorio sacro per gli U’wa nella sua totalità, giacché il territorio in cui attualmente l’impresa svolge lavori di esplorazione è un luogo di restrizione culturale di fronte a qualunque tipo di sfruttamento o intervento che riguardi il suolo.

La restituzione per vie legali del territorio che ci appartiene e che è stato ottenuto dall’impresa a discapito della nostra posizione e proprietà ancestrali.

Il riconoscimento immediato della decisione presa dalla Corte Costituzionale nella recente Sentenza n. 004 emessa il 29 gennaio di quest’anno, in difesa delle comunità indigene che a causa del conflitto armato si trovino a rischio di estinzione, tra queste la comunità U’wa.

Come dimostrano altre esperienze nel paese, lo sfruttamento di risorse come il petrolio e la disputa per il territorio generano conflitto e spostamento forzato della popolazione residente. Cause dirette dell’estinzione di gruppi etnici, come è successo al popolo Yariguí nel Magdalena Medio e al popolo Guayabero nell’Orinoquía e come rischia di accadere ai popoli Barí e U’wa.

Esigiamo che venga consegnata al popolo U’wa una mappa di dove sono ubicate le attuali basi militari che garantiscono la sicurezza all’impresa e che si trovino in terreni di cui siamo proprietari e su cui non siamo stati consultati.

Esigiamo che ci venga consegnata una ricostruzione cronologica completa delle attività che si stanno svolgendo nel pozzo Gibraltar 3 e altri progetti che coinvolgono territorio ancestrale, di modo che venga rispettato l’esercizio del nostro diritto all’informazione.

Associazione delle Autorità Tradizionali delle Comunità U’wa – ASOUWA

 

Traduzione di Raffaella Benanti