Colombia: I Crimini Di Stato Di Alvaro Uribe Velez

Colombia: i crimini di Stato di Alvaro Uribe Velez

colombia uribeIn questa occasione, oltre all’accompagnamento del popolo indigeno del bacino del fiume Jiguamiandò nella prima Consulta dei Popoli ed oltre a visite dei dipartimenti di Sucre e Putumayo, la Commissione Etica ha assistito all’incontro dei Familiari delle Vittime di Esecuzioni Extragiudiziali in Colombia, che ha avuto luogo nei giorni 5 e 6 di marzo, ascoltando numerose testimonianza di questo tipo di esecuzioni, così come sono state ascolatate le analisi delle organizzazioni che accompagnano questo processo, riunite nel Movimento delle Vittime dei Crimini di Stato. La Commissione ha incontrato moltissimi familiari provenienti da diverse regioni del paese, dando un panorama estremamente rappresentativo della situazione nazionale.

 

In tutto il paese sono stati commessi centinaia di assassini che si aggiungono all’alto numero di sparizioni forzate ed esecuzioni extragiudiziali, considerati entrambi crimini di lesa umanità, commessi dallo Stato, specialmente tramite membri delle forze armate colombiane – e/o gruppi paramilitari colombiani – in maniera sistematica e generalizzata.

 

Questa grave violazione trova origine nonchè massimo sviluppo nel mandato del presidente Alvaro Uribe Velez, nella messa in atto della politica di cosiddetta sicurezza democratica, utilizzando come strumento il Plan Colombia, secondo il quale le vittime sono combattenti mercenari per ottenere le ricompense economiche e ricevere i riconoscimenti e gli avanzamenti di grado offerti reiteratamente dal proprio maggiore generale.

 

Tali aberranti pratiche sono i risultati della guerra, sono state commesse per giustificare gli appoggi ottenuti dal Plan Colombia che sono chiaramente in violazione del diritto penale colombiano, delle Convenzioni di Ginevra, del diritto internazionale dei diritti umani e, soprattutto, della Convenzione Americana dei Diritti Umani.

 

Le vittime delle esecuzioni extragiudiziali seguono un modello ben preciso: uomini giovani di non più di 35 anni, appartenenti alle classi popolari o più emarginate, con una forte presenza di giovani contadini, o provenienti da aree suburbane ed urbane. In questo schema sono incluse persone con handicap o giovani considerati potenziali o reali oppositori del regime, dunque gli elementi per qualificare tali crimini di lesa umanità sono una sorta di politica di pulizia sociale, paragonabile a quella praticata degli esecrabili regimi fascisti dello scorso secolo.

 

Si può affermare, senza retorica alcuna e prima delle dimensioni della tragedia del popolo colombiano, che il governo Uribe ha fatto del crimine di Stato la sua politica di Stato. L’impunità è una caratteristica comune di questi crimini, coloro che li hanno perpetrati non sono stati vittime di investigazioni, nè tantomeno giustiziati e sanzionati.

 

Le autorità colombiane e gli organismi di controllo statale come la procura, alcuni organismi che si suppone difendano i diritti umani, spesso commettono omissioni complici, mentre i mezzi di comunicazione, in gran parte, hanno fatto eco alla versione ufficiale dei fatti denuncaiti quando non hanno occultato o coperto queste gravi trasgressioni o, soprattutto, la responsabilità dello Stato colombiano.

 

E’ sorprendente il coraggio dei familiari delle vittime che hanno rotto il silenzio, assieme a settori della società civile e con il controllo della Commissione Etica, manifestando la profonda indignazione nei confronti del Ministero della Difesa il 6 marzo, a dispetto delle minacce e dei pericoli reali di un paese in cui non esiste lo stato di diritto ed in cui le istituzioni lavorano al servizio del terrorismo di Stato.

 

La Commissione Etica si aggiunge all’esigenza del Movimento delle Vittime dei Crimini di Stato affinchè nell’ambito delle esecuzioni extragiudiziali si formi una squadra speciale nell’Unità dei Diritti Umani a Bogotà, per evitare eventuali interferenze che, dato lo status e l’influenza degli investigati – nei luoghi in cui i fatti sono avvenuti – possono rovinare l’imparzialità delle indagini.

 

Anche la Commissione sottolinea un’ampia militarizzazione, visibile ed evidente nei dipartimenti, che si esprime in innumerevoli picchetti, ingiunzioni di identificazione, impedimenti alla libera circolazione, installazioni militari in numerose località, reclutamento forzato, prostituzione di bambine e giovani, ricorsi costanti alle truppe nelle starde e nei villaggi, presenza militare nella quotidianità della popolazione civile (negozi, case, eccetera), paramilitarismo, tutte attività che infettano la normalità nonchè la sicurezza delle persone e che costituiscono una palese infrazione al diritto internazionale umanitario.

 

Questa è la dantesca realtà della Colombia, che Alvaro Uribe Velez si affanna a presentare come un modello da seguire e che la destra estrema pretende di esportare a qualsiasi prezzo nel resto dell’America Latina, con l’aiuto di mentori statunitensi.

 

Gilberto Lopez y Rivas

La Jornada, Messico
Traduzione di Alessandra Panzeri