Cile, Elezioni: Vince Piñera. Il Paese Svolta A Destra

Cile, elezioni: vince Piñera. Il Paese svolta a destra

Il Cile svolta a destra dopo 20 anni di governo progressista. Il candidato del centrosinistra Frei ammette la sconfitta e ringrazia i suoi elettori. Secondo le prime informazioni che giungono da Santiago del Cile, Sebastian Piñera  candidato della Coalicion por el Cambio, nuova destra di orientamento liberal, figlia della destra del dittatore Augusto Pinochet, avrebbe vinto le elezioni presidenziali con uno scarto di meno di quattro punti sul suo avversario, Eduardo  Frei, espressione del centrosinistra. Piñera è un ricchissimo uomo d’affari cileno, che possiede immense ricchezze e controlla una fetta importante dell’economia del paese sudamericano. La stampa italiana gli ha in varie occasioni affibiato l’epiteto di “Berlusconi cileno”.


Lo stesso Frei avrebbe già preso atto della sconfitta. Negli ultimi giorni il candidato della Concertacion aveva recuperato diversi punti percentuale su Piñera ma non sono bastati per portarlo alla Moneda. I progressisti cileni risultavano vittoriosi alle elezioni dal 1989 e questa è dunque una svolta politica storica per il Cile e richiederà  da parte delle forze di centro sinistra un’attenta analisi.

Per la prima volta dalla caduta di Pinochet il Cile insomma va a destra e sceglie il miliardario Sebastián Piñera. Piñera è un famoso magnate cileno, proprietario di un quarto della compagnia aerea Lan ed è ricordato per aver introdotto le carte di credito nel paese sudamericano. Secondo Forbes è al 71° nella classifica degli uomini più ricchi del pianeta. Il vincitore  ha basato la campagna elettorale sulla promessa di gestire in maniera più proficua le ingenti riserve di rame presenti nel paese e di tagliare le tasse alle imprese per rilanciare l’economia.

Il candidato sconfitto Frei dall’Hotel Plaza San Francisco dove ha tenuto la conferenza stampa, ha ringraziato i suoi elettori  e ha chiesto alle forze di centrosinistra di restare unite  “continuando a seguire la bandiera della libertà e della giustizia sociale” e ha sottolineato che le elezioni nel Paese sono state “trasparenti”.

“Desidero congratularmi con Sebastian Piñera e con la maggioranza dei cileni che gli ha dato fiducia affinchè porti avanti il destino del Paese” ha concluso il candidato sconfitto.  

Intanto la Bachelet, arrivata a fine mandato, esce di scena portando a casa una percentuale di consensi stimata tra il 75 e l’80%, nonostante siano molte le voci di contestazione per l’operato “tiepido” del governo uscente, che non avrebbe lavorato a sufficienza per una reale redistribuzione della ricchezza nel paese.

Anche la presidente uscente si è congratulata con Pinera. “La popolazione oggi ha eletto  in modo democratico Piñera come presidente della Repubblica e spero che il Cile possa continuare nella sua linea di progresso sociale che abbiamo sviluppato durante gli ultimi 20 anni” ha detto la Bachelet.

Il risultato cileno è comunque in netta contro tendenza rispetto allo scenario latinoamericano, che negli ultimi anni ha visto un’affermazione netta delle sinistre. In particolare, il voto in Cile completa il quadro della tornata elettorale che ha interessato nell’ultimo mese anche la Bolivia e l’Uruguay.

Nel primo caso la riconferma per l’uscente Evo Morales, candidato del MAS e primo presidente indigeno del subcontinente, è stata netta ed inequivocabile, ed ha garantito alla coalizione di governo la maggioranza necessaria a mettere in atto le riforme di cui ha bisogno la nuova costituzione.

Nel caso dell’Uruguay, è stato eletto al secondo turno l’ex guerrigliero Tupamaro ed esponente del Frente Amplio Pepe Mujica, già ministro dell’agricoltura nel governo di Tabarè Vasquez. Così, mentre il Cile sceglia di cambiare rotta, nel vicino Uruguay l’elezione di Mujica – che ha passato molti anni in carcere per l’impegno in prima linea contro una delle dittature più sanguinarie del continente – potrebbe rappresentare una possibilità concreta per intraprendere il cammino di cambiamento di cui il paese ha bisogno.


da: PeaceReporter/ Carta