Cartiera Sul Rio Uruguay: Sentenza Della Corte Dell’Aia

Cartiera sul Rio Uruguay: sentenza della Corte dell’Aia

La Corte dell’Aia ha sentenziato che l’Uruguay non ha rispettato il Trattato e che l’Argentina non ha potuto provare la contaminazione del fiume

La Corte internazionale dell’Aia, tramite il presidente in carica, Peter Tomka, effettua la lettura della sentenza, che sarà definitiva, sulla installazione della industria di produzione della pasta di carta di Botnia a Fray Bentos. Il Tribunale ha concluso che l’Uruguay “ ha violato l’articolo 7 dello Statuto del fiume Uruguay”. Nel frattempo, tenendo conto che l’Argentina non ha fornito gli elementi necessari per sostenere che ci sia stata la contaminazione, la Corte ha esortato entrambe le parti a garantire “l’equilibrio ecologico” del bacino del fiume Uruguay.


Sostenendo che il fiume aveva livelli di contaminazione che non sono stati modificati mediante l’installazione di Botnia, il tribunale ha ritenuto che “non vi è alcun motivo per disporre la cessazione dell’attività di produzione della pasta e che “non sarà previsto alcun compenso finanziario per l’Argentina”. “La Corte ritiene che le attività di pianificazione dello Stato, una volta definite, devono essere trasmesse alla CARU (Commissione amministrativa del fiume Uruguay,) affinchè questa possa determinare se ciò potrà costituire un danno per l’altra parte”, ha detto il Vice Presidente della Corte Internazionale di Giustizia, lo slovacco Peter Tomka.


Per la Corte Internazionale di Giustizia, era “indispensabile” che Montevideo  prendesse in considerazione Buenos e la CARU per l’autorizzazione al funzionamento di Botnia e, non facendolo, “non ha rispettato l’articolo 7 dello Statuto del 1975”, che ha imposto tale obbligo. La domanda relativa al suo impatto sul turismo non è competenza di questa corte, “osservò la Corte dell’Aia, la quale ha sostenuto che  l’Argentina” non ha fornito alcuna prova “sulla eventuale contaminazione della pianta di cellulosa che ha installato l’impresa Botnia sulla riva del fiume Uruguay”. Il Giudice Tomka, leggendo la sentenza, ha dichiarato che l’Aia non ha visto nulla che possa sostenere le domande dell’Argentina in materia d’inquinamento ambientale  e visivo”.


“L’Uruguay non aveva il diritto, durante tutto il periodo di consultazione e negoziazione”con l’Argentina, né ad autorizzare la costruzione né a costruire i mulini, o il terminal portuale”, ha sostenuto il tribunale, in quanto questo è in contrasto con lo Statuto del fiume del 1975. Inoltre ha osservato che lo Statuto del fiume Uruguay “si inserisce perfettamente nel quadro del diritto internazionale”.


La sentenza della Corte ha iniziato ad essere letta intorno alle 10 (ora  in Argentina). Dopo aver superato gli inconvenienti delle partenze generati dalla cancellazione dei voli in Europa a causa della cenere vulcanica, la delegazione argentina si è recata nei Paesi Bassi per attendere la decisione della Corte internazionale.


La delegazione argentina, presente in aula, è diretta dall’ambasciatore Susana Ruiz Cerruti, l’ambasciatore argentino nei Paesi Bassi, Santos Goñi Marenco e l’ambasciatore Horacio Basabe, direttore dell’Istituto ai Servizi esteri della Nazione.

Traduzione di Roberta Alonzi