Carta Di Lampedusa, Il Nostro Racconto Dei Lavori

Carta di Lampedusa, il nostro racconto dei lavori

di Maria Marano per A Sud

31 Gennaio. Oggi a Lampedusa ha preso il via la tre giorni del Meeting Mediterraneo, che ha visto la partecipazione di diverse associazioni, organizzazioni, movimenti (provenienti da molte regioni italiane, da diversi Paesi europei e dal nord africa) ma anche di singoli cittadini.

Come A Sud, stiamo partecipando alle iniziative in corso per contribuire alla scrittura della Carta di Lampedusa, un patto tra diverse realtà che hanno dato vita a un percorso collettivo, che intende creare un’alternativa alle attuali politiche migratorie nazionali ed europee, mettendo in primo piano la dignità di ogni essere umano e la sua libertà di scelta di restare o di partire dal proprio Paese.

Nel corso di questa prima giornata la parola è stata data ai cittadini di Lampedusa che hanno raccontato le loro storie vissute su un’isola di frontiera, e ai rifugiati, che stanno partecipando ai lavori di scrittura della Carta. Questi ultimi hanno dato testimonianze ricche di umanità, ma anche di rabbia nel confrontarsi con una realtà che in molti casi li spoglia della propria identità e li fa diventare dei semplici numeri.

Per Giusi Nicolini, sindaco di Lampedusa, presente all’assemblea di questa prima giornata di lavori, c’è già una buona ragione per dire che un primo obiettivo di questi tre giorni è stato raggiunto e questo è dato dalla grande partecipazione all’evento di oggi che ha dimostrato la forte attenzione da parte di molte realtà  di voler cambiare il sistema di accoglienza dei migranti partendo proprio da Lampedusa, zona di frontiera e da anni punto di arrivo di migliaia di migranti. Il primo cittadino ha colto l’occasione per evidenziare la necessità di far diventare il Mediterraneo la chiave di volta per mettere in atto nuove politiche comuni sulle migrazioni, nuove politiche di sviluppo e di cooperazione, affinché Lampedusa non sia più terra di diritti violati degli isolani e dei naufraghi, che prima di esserlo del mare lo sono del nostro modello di sviluppo.

Passando dal piano istituzionale ad un piano di gestione della vita quotidiana, l’intervento del rappresentante dei Piccoli imprenditori di Lampedusa è stato alquanto illuminante nel mostrare che Lampedusa è una piccola isola lasciata ai margine delle risorse economiche italiane, che servirebbero per far fronte ai bisogni relativi ai trasporti, all’istruzione, alla sanità etc.. A Lampedusa ad esempio non c’è una sala parto, le donne per poter partorire devono andare in Sicilia, il che implica non pochi disagi e costi, è per questo che ironicamente sull’isola avere un bambino diventa “Accattare u figliu”. Aldilà delle problematiche endogene, i lampedusani hanno un forte spirito di accoglienza, ma questa non basta perché la loro solidarietà va a scontrarsi ancora una volta con i limiti oggettivi di politiche sbagliate che non riescono a gestire i flussi migratori, basti pensare al CSPA (Centro Soccorso e Prima Accoglienza).

In base alle testimonianze raccolte, per i lampedusani la Carta deve essere scritta tenendo in considerazione i diritti di tutti, dei migranti e dei locali, con l’auspicio che l’isola possa diventare una porta di ingresso per i migranti, un posto di accoglienza e un posto bello da visitare.