CAOI: Stop Alla Repressione Del Movimento Indigeno In Ecuador

CAOI: stop alla repressione del movimento indigeno in Ecuador

Mobilitazione Globale per la Madre Terra: 12 – 16 ottobre. COORDINAMENTO ANDINO DI ORGANIZZAZIONI INDIGENE – CAOI Bolivia, Ecuador, Perù, Colombia, Cile, Argentina – Stop alla repressione in Ecuador! Di fronte all’uccisione di tre indigeni amazzonici ad opera delle forze armate ecuadoriane, le organizzazioni sociali ed indigene dell’Ecuador e di tutto l’asse andino chiedono l’intervento della comunità internazionale.


La CAOI si somma alla condanna di questi atti e chiede con fermezza al Governo di Rafael Correa di fermare immediatamente la repressione e di ascoltiare le proposte indigene in difesa dell’acqua e della vita.

Alleghiamo qui di seguito un riassunto delle notizie e dei pronunciamenti arrivati dall’Ecuador.

Alle 16:30 del 30 settembre nei pressi del ponte del fiume Upano che unisce le province di Morona Santiago e Pastaza, uno sbarramento di 500 poliziotti, accompagnato da un elicottero, ha attaccato brutalmente con armi da fuoco i manifestanti del popolo Shuar in mobilitazione pacifica in difesa  della vita e della Madre Terra, causando la morte di tre indigeni e nove feriti da arma da fuoco.  

È arrivata invece ieri la notizia della decisione di eliminare dal testo di legge l’articolo sulla privatizzazione della legge sulle risorse idriche: la Commissione per la Sovranità Alimentare dell’Assemblea Nazionale lo ha deciso all’unanimità rispondendo alle sollecitazioni di CONAIE e ECUARUNARI, e del movimeno Pachakuti.

Il Consiglio di Governo delle Nazionalità Indigene dell’Amazzonia Ecuadoriana – CONFENIAE, aveva già nei giorni scorsi denunciato la repressione e attribuito le responsabilità dell’accaduto al governo di Rafael Correa, affermando davanti agli organismi nazionali ed internazionali per la difesa dei diritti umani che questi fatti configurano una grave violazione dei diritti umani fondamentali dei popoli indigeni: “Chiediamo l’intervento urgente dell’OSA e dell’ONU  per monitorare lo stato di violazione costante dei diritti dei pooli indigeni garantiti da tutti i trattati e gli accordi internazionali sottoscritti dall’Ecuador , come l’Accordo 169 dell’OIL e la Dichiarazione su Diritti dei Popoli Indigeni delle Nazioni Unite.”    

I popoli e le nazioni indigene amazzoniche hanno dichiarato lo Stato di Emergenza massima in tutti i territori ancestrali, chiedendo inoltre la formazione di una commissione di incidenza nazionale ed internazionale, formata dai rappresentanti dei governi amici di Bolivia, Venezuela, Guatemala, Nicaragua, oltre a rappresentanti dell’UNASUR e della Can e a organismi internazionali per la difesa dei Diritti umani, la Coica – Coordinamento di Organizzazioni Indigene della Cuenca Amazzonica, il tutto al fine di stabilire una mediazione tra il governo ed i popoli originari dell’Ecuador.  

Una delegazione della Confederazione Kichwa dell’Ecuador, ECUARUNARI, con a capo il presidente Humberto Cholango, ha raggiunto ieri la regione amazzonica di Pastaza, per manifestare solidarietà ed accompagnare la lotta dei popoli amazzonici in mobilitazione. Prima di giungere a destinazione la ddelegazione è stata ostacolata in vario modo dalla forza pubblica.

Dopo la celebrazione di una Assemblea ampliata, i dirigenti indigeni della Sierra Andina e della regione Amazzonica si riuniranno nelle prossime ore con la dirigenza della CONAIE per analizzare e decidere sulla chiamata al dialogo lanciata il 30 ottobre in televisione dal presidente dell’Ecuador, Rafael Correa.

Risoluzioni dell’Assemblea indigena

L’ECUARUNARI ha diffuso delle risoluzioni nelle quali si esprime solidarietà ai popoli amazzonici  e ribadisce la contrarietà dei movimenti indigeni all’imposizione di progetti idroelettrici, petroliferi, minerari che minaccino i territori indigeni.

Allo stesso modo le dichiarazioni diffuse esigono la smilitarizzazione immediata dell’Amazzonia e chiedono l’immediata liberazione di tutti gli indigeni detenuti nel corso della Mobilitazione per la Difesa dell’Acqua.

Questa mobilitazione indefinita è scoppiata per chiedere la deroga della legge che regolamenta il settore minerario, la legge sulla sicurezza pubblica e i decreti che minacciano i popoli e i territori indigeni. “Lottiamo affinchè le leggi su acqua, educazione, circoscrizioni territoriali, codice ambientale, sovranità alimentaria, comunicazione etc. siano elaborate in maniera collettiva con la partecipazione di tutti i settori e non siano imposte dall’altro”, segnalano le risoluzioni.    

Infine, i documenti affermano che “per i popoli e le nazionalità indigene non ci sarà una vera rivoluzione, se non ci sarà un’autentica rivoluzione agraria” e chiedono la nazionalizzazione delle risorse naturali a beneficio dei poveri del paese dichiarandosi in mobilitazione nazionale permanente.    

Nei giorni scorsi sono state moltissime le dichiarazioni di solidarietà espresse al movimento indigeno sia a livello nazionale che internazionale.
 

1 Ottobre 2009
Coordinamento Generale CAOI