Campagna Contro La Multinazionale Vale Do Rio Doce: Più Forte Dopo Belem

Campagna contro la multinazionale Vale do Rio Doce: più forte dopo Belem

vale campagnaHanno lavorato per mesi in quattro paesi diversi (Brasile, Canada, Italia e Mozambico) i promotori della campagna “Justiça nos trilhos” e hanno stretto alleanze con altri rappresentanti sindacali e organizzazioni della società civile di Regno Unito, Indonesia, Cile e Nuova Caledonia.

 

Finalmente, il Social Forum Mondiale di Belem ha dato loro la possibilità di incontrarsi di persona, presentare i motivi e gli obiettivi della campagna a qualche centinaia di persone che hanno partecipato ai quattro seminari proposti, e di confrontarsi sulle prossime azioni da intraprendere.

 

La campagna, infatti, ha fra i suoi obiettivi quelli di ottenere dalla multinazionale mineraria Vale do Rio Doce (dal 1997 privatizzata dal Governo brasiliano) delle più eque indenizzazioni per le popolazioni che vivono nei pressi delle miniere di Parauapebas e lungo la lunga ferrovia del Carajàs (892 Km, attraverso gli stati del Parà e del Maranhao), attraverso la quale Vale trasporta il ferro grezzo e altri minerali verso il porto atlantico di São Luis, e da lì in tutto il mondo: dall’Europa alla Cina!

 

Vengono rivendicate anche le compensazioni rispetto ai gravosi danni ambientali provocati dalle attività estrattive e dal trasporto dei minerali (che disperdono polveri cancerogene lungo tutto il tragitto della ferrovia) e il pagamento delle numerose multe ricevute dall’autorità di controllo ambientale brasiliana (IBAMA).

 

I promotori della campagna chiedono anche l’istituzione di un fondo di sviluppo per le regioni interessate dalle attività della compagnia, simile a quello esistente prima della privatizzazione, ma con un meccanismo partecipato di applicazione, per un’efficace emancipazione delle comunità dipendenti dalle attività minerarie o espropriate delle loro terre per lasciar spazio alla ferrovia e agli impianti di raffinazione.

 

Nata alla fine del 2007 su proposta delle comunità dei missionari comboniani che vivono lungo la ferrovia del Carajàs, la campagna “Justiça nos trilhos” (traducibile in “Sui binari della giustizia”), ha trovato subito ampia adesione da parte delle diverse organizzazioni comunitarie, sindacali e di giustizia ambientale presenti nella regione e in altre parti del Brasile, che da anni tentano – in diversi modi – di rivendicare i propri diritti e quelli dell’ambiente di fronte a tale colosso industriale.

 

Ma ben presto la rete si è estesa anche oltre i confini nazionali, seguendo le numerose acquisizioni e partnership della multinazionale con altre imprese minerarie all’estero. Alla campagna hanno aderito movimenti sindacali e ambientalisti dal Canada, dall’Indonesia, dal Cile e dalla Nuova Caledonia, che da anni si sono organizzati per contrastare gli impatti dell’impresa o delle sue controllate. Era presente anche una piccola delegazione dal Mozambico dove Vale si sta installando per poter sfruttare il bacino carbonifero più ricco dell’emisfero australe. Nel paese africano, dove le organizzazioni della società civile sono ancora poco diffuse, sarà indispensabile monitorare l’impresa fin dall’inizio.

 

Anche l’Italia sta dando il suo contributo alla campagna, in particolare con l’impegno e l’esperienza di Francuccio Gesualdi e del Centro Nuovo Modello di Sviluppo che si sono messi a disposizione per analizzare la struttura produttiva della multinazionale nel mondo e la sua connessione con i mercati finanziari.

 

Grazie al sostegno raccolto anche durante i seminari proposti al FSM (che analizzavano gli impatti di Vale dal punto di vista economico, giuridico e ambientale) la campagna ha rafforzato le alleanze e pianificato le prossime azioni. Ci sarà da fare molto lavoro, ma ancora una volta il Forum Sociale Mondiale ha dimostrato la sua capacità di catalizzare idee ed energie di fronte a problemi comuni e riunire sotto uno stesso tetto (o, nel caso specifico del forum di Belem, sotto una stessa tenda) persone provenienti da diverse parti del mondo, lontane nella lingua e nella cultura, ma vicine negli obiettivi. Di fronte alla globalizzazione del mercato e delle merci, si pone anche una globalizzazione delle speranze e delle resistenze.

 

da Belem, Diego Florian

Justiça nos trilhos – www.justicanostrilhos.org