Cambiamenti Climatici. Tante Domande E Nessuna Risposta

Cambiamenti climatici. Tante domande e nessuna risposta

Programmi di riduzione delle emissioni a livello nazionale

Uno dei nuovi meccanismi contenuti nell’agenda delle discussioni è quello dei cosiddetti NAMAS, acronimo inglese che indica le Azioni di Riduzione Adeguate al Paese. In accordo con questo nuovo meccanismo, i paesi in via di sviluppo potranno ricevere finanziamenti da parte di fondi internazionali creati ad hoc, così come quelli ottenuti per i cosiddetti “mercati del carbonio”.

Non c’è una definizione precisa circa la configurazione finale di questi nuovi procedimenti però è già possibile trarre alcune considerazioni. Le NAMAS si tradurranno in piani o programmi di mitigazione (riduzione di emissione di gas serra) e comprenderanno azioni e misure formulate dai governi dei paesi in via di sviluppo che saranno incluse nelle disposizioni della convenzione. Le NAMAS sono state pensate in funzione delle raccomandazioni avanzate dal Pannello Intergovernativo sul Cambiamento Climatico, allo scopo di ridurre le emissioni di gas nocivi. Questi programmi nazionali di mitigazione potranno includere tre diversi tipi di misure o formule di intervento, in base anche alla provenienza dei finanziamenti. In un primo tempo sono previste azioni di intervento autofinanziate ossia quelle che i paesi saranno in grado di avviare in considerazione delle risorse di cui dispongono e delle forze che i governi nazionali sono disposti a mettere in campo. In un secondo momento, le misure di riduzione delle emissioni riceveranno aiuti internazionali provenienti da fondi realizzati allo scopo. I finanziamenti potranno essere parziali o totali. Infine, a un terzo livello, saranno implementate azioni atte a favorire un impegno concreto da parte dei singoli governi nazionali, che potranno portare al rilascio di certificati di riduzione delle emissioni pronti per essere commercializzati attraverso il mercato del carbonio. Questi programmi nazionali dovranno essere inglobati nel testo della convenzione e saranno soggetti a un sistema di controllo esterno e di monitoraggio che ne accerti l’effettiva utilità. Non è ancora chiaro se tutte le misure di intervento dovranno passare per le tre tappe sopra indicate o solamente quelle che riceveranno i finanziamenti attraverso i fondi speciali. In ogni caso saranno previsti meccanismi internazionali di controllo e monitoraggio.

Gli errori del passato

Uno dei temi cruciali riguardo alla struttura delle NAMAS – così come per il Meccanismo dello Sviluppo Pulito – è quello relativo allo sviluppo sostenibile dei singoli paesi e ai benefici in termini ambientali e sociali. Nel caso del Meccanismo dello Sviluppo Pulito, è stato stabilito che la valutazione del contributo alla sostenibilità avvenga a livello nazionale. Questo significa che i singoli governi e i singoli parlamenti, in base a criteri e considerazioni di carattere squisitamente nazionale, decidono quali progetti approvare e quali no. Risulta evidente che la fragilità dei procedimenti previsti dalla maggior parte dei paesi per l’approvazione dei progetti fa si che molti di quelli ritenuti validi dalle singole autorità nazionali risultino, in realtà, ben lontani dai criteri della sostenibilità. Molto spesso le analisi sulla fattibilità e la sostenibilità dei progetti sono state condotte in modo approssimativo e gli stati hanno dimostrato, in moltissime occasioni, di privilegiare l’accaparramento delle risorse finanziarie piuttosto che una valutazione oggettiva sui meriti o i demeriti dei singoli progetti in esame. Il risultato è stato quello di concedere l’approvazione a progetti rivelatisi, successivamente, non validi o comunque inadeguati. In considerazione di questo, torna a porsi il problema se sia necessario elaborare standard internazionali nel quadro della convenzione. Questo servirà per determinare quali progetti siano o meno eleggibili o quali debbano essere i criteri-guida per la selezione.

Le domande

Sommando le due condizioni – il monitoraggio esterno dei programmi e il rispetto dei criteri di sostenibilità – potremmo trovarci di fronte a una nuova forma di controllo internazionale su alcuni dei progetti e delle misure di intervento adottate dai singoli governi dei paesi in via di sviluppo.

Questa considerazione apre la porta a una questione di assoluta importanza: possono paesi liberi e sovrani sottomettersi a un procedimento di decisione e controllo internazionale sulle misure da adottare in settori strategici per lo sviluppo quali l’energia, il trasporto e l’agricoltura? Sarebbe possibile attivare meccanismi di controllo durante le “ tre fasi” precedentemente delineate o solamente per quelle finanziate dai fondi speciali appositamente creati? In caso di risposta negativa, come potrebbero i paesi in via di sviluppo garantire che le attività promosse siano realmente compatibili con i criteri della sostenibilità, generando benefici ambientali e economici?

Sfortunatamente molti governi dei paesi in via di sviluppo hanno dimostrato di non essere in grado di promuovere modelli sostenibili di sviluppo, poiché i fondi addizionali ottenuti sono serviti unicamente ad aumentare i guadagni degli investitori e delle imprese, molte delle quali multinazionali, senza però produrre vantaggi per i loro stessi popoli.

Sarà necessario predisporre un meccanismo di controllo internazionale, come quello delineato dalle NAMAS, per garantire che il denaro concesso dai fondi internazionali venga impiegato correttamente? Nel caso la risposta a questa domanda dovesse essere si, ci ritroveremmo di fronte a un nuovo sistema di governance mondiale incaricato di vigilare sul cammino verso uno sviluppo sostenibile dei paesi in via di sviluppo?

Gli incontri di Bonn di questi giorni non stanno facendo molto per rispondere a queste domande. Tuttavia si tratta di temi che non sarà possibile tralasciare ancora per molto, soprattutto in previsione della Conferenza sui Cambiamenti Climatici di Copenhaguen che si terrà nel mese di dicembre.

di Gerardo Honty – Studioso di tematiche energetiche presso il Centro Latinoamericano di Ecologia sociale (CLAES). In esclusiva per ALAINET da Bonn (Germania)

Traduzione di Francesca Casafina