Brasile | Ridotto Il Costo Dei Trasporti. Vittoria Dei Movimenti, Ma La Protesta Continua

Brasile | Ridotto il costo dei trasporti. Vittoria dei movimenti, ma la protesta continua

brasil[di F. G. Santori su Dailystorm] Vittoria dei movimenti, in protesta da settimane. Il governi locali cedono sui rincari del trasporto pubblico. Il blocco della contestazione si rafforza.

 

 

 

 

 

 

I GOVERNI CEDONO – Da settimane il Brasile è nel caos. Una protesta di massa, come non se ne vedevano da circa 20 anni, ha preso piede in tutto il Paese chiedendo un cambiamento fondato su giustizia ed uguaglianza. Sono molte le ragioni del nuovo movimento brasiliano, che di recente sono arrivate ad incastrarsi con le esorbitanti spese e le speculazioni connesse ai Mondiali di calcio 2014 e alle Olimpiadi. Ma la scintilla che ha dato origine a quello che è oggi un vero e proprio incendio, con la partecipazione quotidiana di centinaia di migliaia di persone, è stata la protesta spontanea per l’aumento del prezzo dei biglietti per i trasporti pubblici di circa il 7%. A San Paolo, ad esempio, un biglietto dell’autobus ha raggiunto il prezzo 3,20 Reais (circa 1,20 € in Italia), enorme se rapportato al tenore di vita e allo stipendio di un brasiliano medio che fa uso dei mezzi pubblici in una città sterminata.

 

Dopo giorni di vera e propria guerriglia urbana repressa dalle forze di polizia, nella notte il sindaco di San Paolo, Fernando Haddad, ha annunciato la revoca dell’aumento del prezzo dei biglietti degli autobus, entrato in vigore nei primi giorni di giugno. Lo stesso ha fatto il sindaco di Rio de Janeiro, Eduardo Paes. Già ieri, poi, una decina di importanti città del Brasile, tra le quali Recife e Porto Alegre, avevano optato per lo stesso provvedimento.

 

UNA VITTORIA CHE GALVANIZZA – Una prima vittoria per il movimento di protesta divampato in tutti il Paese. Secondo il Passe Livre, una delle organizzazioni più attive sul tema del trasporto pubblico, la vittoria è stata ottenuta grazie ad una mobilitazione capillare sui territori ed ha un significato importante per la sinistra sociale, “non abituata a vincere”. Questo passo in avanti, per quanto parziale, contribuisce ad innalzare il livello dello scontro politico con le amministrazioni ed il governo centrale, e a rafforzare il blocco dei movimenti di contestazione dal basso nella richiesta di quelle riforme troppo a lungo promesse e mai realizzate.

 

A rincarare la dose è un’altra delle realtà più attive nelle piazze, il Free Fare Movement, che punta alla gratuità dei trasporti e e si rivolge al potere: “I governanti dicono che i manifestanti impediscono sia la normalità del fruire dei servizi, sia lo sviluppo di una ragionevole mediazione vantaggiosa per il popolo. Ma la realtà dice che è proprio il popolo a dimostrare coi fatti, in strada, che è disposto a lottare per conquistarsi i propri diritti“.

 

Insomma, la protesta non si ferma e è risoluta nell’andare avanti, facendo leva sulla prima conquista ottenuta, per incidere contretamente su un cambiamento del Brasile in termini sociali ed economici. Dagli epicentri di Rio, Brasilia e San Paolo, il movimento ha preso forma in almeno altre 70 città minori in tutto il Paese. Un dato, anche questo, che dimostra la portata politica della contestazione e il disagio popolare profondo sul quale si basa.

 

DAI MONDIALI ALLA CRISI – Mentre il liberalismo sfrenato importato dai Paesi occidentali mostra le sue falle, San Paolo si prepara ad accogliere i mondiali di calcio nel 2014, Come? Distruggendo le favelas senza assicurare un’abitazione a chi vi abita e facendo imparare l’inglese alle prostitute minorenni invece di toglierle dalla strada. Nel Brasile dei Brics, che sembra oggi un Paese ricco e più influente nella geopolitica internazionale, il popolo sta pagando. Come abbiamo già rilevato, l’aumento del costo del biglietto non è che il sintomo di un male cronico delle società brasiliana.

 

Anche nelle ultime ore ci sono state manifestazioni a San Paolo, nella periferia di Brasilia, a Rio, a Belo Horizonte, a Fortaleza e in altre località. Sotto il silenzio dei media internazionali, al grido di “Più pane meno circo, la Coppa per cosa?” 80mila persone hanno circondato lo stadio Castelão di Fortaleza, dove era in corso la partita di calcio tra Brasile e Messico per la Confederation Cup. Hanno subito numerose cariche della polizia in assetto antisommossa, che – come ormai siamo abituai a vedere – ha utilizzato lacrimogeni, granate assordanti e pallottole di gomma. Ci ha pensato la Forca nacional de seguranca, un corpo d’elite della polizia, a tenere a bada i manifestanti in questi giorni, che non sono mai riusciti ad entrare negli stadi e protestare per ottenere visibilità internazionale. Una pronta decisione assunta dal governo centrale, evidentemente attonito di fronte ai numeri e alla rabbia delle piazze brasiliane.