Brasile: Dichiarazione Della Società Civile Delle Americhe

Brasile: Dichiarazione della Società Civile delle Americhe

società civile americheDichiarazione della Società Civile delle Americhe:

 

1. La società civile delle Americhe enfatizza l’importanza della Conferenza Mondiale contro il Razzismo in quanto evento significativo per tutte le vittime di gesti razzisti, della discriminazione, della xenofobia e di tutte le forme d’intolleranza.

2. A sette anni dall’approvazione della Dichiarazione e del Piano di Azione di Durban, nonostante gli sforzi della Società Civile e di alcuni Stati latinoamericani, non esiste una formulazione istituzionalizzata ne le risorse necessarie a compiere le promesse fatte. Gli Stati non hanno creato delle condizioni per una partecipazione effettiva e paritaria della società civile nella politica.

3. Le donne continuano ad affrontare il razzismo, la discriminazione e la xenofobia per il loro genere, razza ed etnia, per il loro orientamento sessuale, religione ed età. Diverse sono le forme di abuso e di sfruttamento. Abusi sessuali, esclusione, tratta, traffico, violenza domestica ed istituzionale.

4. Viviamo in un contesto dove l’aumento dei fondamentalismi religiosi, economici ed ideologici, che negano la diversità culturale ed i diritti umani per le vittime del razzismo, si associa al modello di sviluppo neoliberale, disumanizzato che ha molte forme di esclusione, povertà, incremento della disuguaglianza, razzismo e discriminazione.

5. La violenza razziale che colpisce la grande maggioranza dei 150 milioni di afrodiscendenti della regione è allarmante ed inaccettabile. Esige un’azione immediata, urgente e impegnativa tanto degli Stati che delle istituzioni internazionali ed intergovernative. Questa violenza razziale si manifesta in sfollamenti forzati, criminalizzazione dei giovani, genocidi mascherati da lotta alla delinquenza o dai conflitti interni, inconsistenza della politica pubblica, sfruttamento sociale dei giovani e delle bambine, tratta e traffico delle donne, dei giovani, negazione del diritto all’identità giuridica, violenza contro le donne e detenzione eccessiva dei giovani.

6. Pratiche simili sono subite da persone a causa dei loro orientamenti sessuali ed identità e/o espressione di genere, con l’aggravante che in molti casi queste pratiche son avallate legalmente.

7. I popoli indigeni posseggono le terre e territori che hanno occupato secoli fa. Nonostante questo gli Stati implementano politiche che permettono gli investimenti privati con il risultato dello sfruttamento delle nostre risorse naturali senza consultazione previa, libera ed informata. Senza l’approvazione dei popoli indigeni, specialmente nelle pratiche relative all’integrità del nostro territorio.

8. La proprietà delle terre, territori e territori etnici, incluso il suolo ed il sottosuolo, dei popoli e delle afrodiscendenti, è minacciata dalle pratiche di concentramento dei capitali e dagli investimenti privati con il consenso degli Stati, provocando lo sfollamento forzato di comunità intere.

9. La spoliazione delle nostre terre e territori provoca lo sfollamento dei popoli indigeni ed afrodiscendenti nei centri urbani, incrementando la povertà, il razzismo e la discriminazione i tutte le sue forme.

10. L’inesistenza di politiche concrete che riconoscano il diritto alla terra, all’educazione e alla salute hanno messo in rischio la sopravvivenza e la sostenibilità delle comunità quilombolas, palenqueras e cimarronas, tradizionalmente legate all’ancestralità africana.

11. Il ritiro dalla Conferenza di revisione a Durbana, del governo canadese e la mancanza di chiarezza degli Stati Uniti, viola i loro impegni nei trattati internazionali, andando contro alla Convenzione Internazionale per l’Eliminazione di tutte le forme di Discriminazione, alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e a tutti i processi multilaterali delle Nazione Unite.

 

CHIEDIAMO ED ESIGIAMO DAGLI STATI:

 

1. La realizzazione di censimenti basati su indici concreti che classifichino genere, razza ed etnia, con la partecipazione dei popoli indigeni ed afrodiscendenti durante tutto il processo che ci permettano di conoscere la situazione nella cornice degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio fino al 2015.

2. Rispettare gli accordi della Convenzione Interamericana per l’Eliminazione del Razzismo e di tutte le Forme di Discriminazione ed Intolleranza.

3. Ratificare l’articolo 14 della Dichiarazione della Convenzione contro il Razzismo per far si che il Comitato di Eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale abbia la competenza di ricevere tutte le vertenze individuali di denuncia di atti razzisti.

4. La progettazione e il rafforzamento della legislazione e di politiche antidiscriminanti con i presupposti adeguati e con la partecipazione di organizzazioni sociali nella loro formulazione, applicazione e valutazione.

5. Includere nella Conferenza di revisione di Durban a Ginevra nel 2009, l’orientamento sessuale, l’identità e l’espressione di genere come motivo di discriminazione. Garantire legalmente l’uguaglianza giuridica del libero esercizio dell’orientamento sessuale e della libera espressione dell’identità di genere, dove gli Stati democratici e di Diritto assicurino il pieno godimento dei diritti umani per mezzo del finanziamento di azioni di affermazione e di politiche pubbliche.

6. Agli Stati firmatari della piattaforma e del Piano di Azione di Durban di essere coerenti nei loro discorsi ed azioni con l’accettazione dell’esistenza del razzismo e della discriminazione, creando politiche che permettano di combatterli.

7. Spingere e rafforzare politiche, programmi ed azioni partecipative, con valori democratici che promuovano lo sviluppo di identità etniche culturali della popolazione giovanile afrodiscendente ed indigena.

8. Sviluppare azioni pratiche, come la consultazione previa con il consenso previo, libero ed informato, per la protezione dei territori ancestrali storicamente abitati dai popoli afrodiscendenti ed indigeni come i quilombos in Brasile, i consigli delle comunità nere e indigene in Colombia.

9. Un dibattito ampio ed effettivo che conduce ad azioni concrete e a riforme legali necessarie per il rafforzamento delle democrazie partecipative paritarie, interculturali ed intergenerazionali.

10. Sviluppo di politiche articolate per affrontare il razzismo in tutte le agende internazionali di cambiamento climatico, crisi energetica alimentare, commerciale, democratica, dei mezzi di comunicazione, incluse le nuove tecnologie e le nanotecnologie.

11. Rispettare ed assumere la Dichiarazione delle Nazioni Unite sui diritti dei popoli indigeni (approvata il 13 settembre 2007), nella normativa nazionale come riconoscimento della lotta portata avanti dai popoli indigeni per il superamento della discriminazione e del razzismo storico e morale. Esortiamo i paesi che ancora non hanno ratificato la Dichiarazione menzionata ne la Convenzione 169 della OIT, a renderle effettive.

12. Riforme strutturali in uno spazio no superiore ai tre anni, i sistemi giudiziali e ai processi penali che garantiscono un accesso alla giustizia senza discriminazioni dei giovani afrodiscendenti e elaborazione di misure che affrontino la criminalità e la brutalità poliziesca.

13. La protezione, restituzione e amministrazione del patrimonio culturale afrodiscendente, compresi i nostri luoghi sacri, tradizionali di resistenza, religioni tradizionali, lingua, musica, danza, pratiche medicinali, monumenti e tutte le espressioni della nostra culturale, intellettuale e spirituale.

14. Politiche pubbliche immediate che garantiscano i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza afrodiscendente, specialmente in relazione all’educazione che consideri la loro identità culturale ed il diritto alla non discriminazione nella cornice della Convenzione Internazionale dei diritti dell’infanzia.

15. Coinvolgere nelle politiche pubbliche i popoli zingari, ed appoggiare la causa del popolo rom in conformità con quanto detto a Santiago nel 2000.

16. Sviluppare politiche pubbliche che includano il ruolo dei mezzi di comunicazione di massa come strumento che permetta di rendere visibile la lotta contro il razzismo, la discriminazione, la xenofobia e altre forme connesse d’intolleranza.

17. Che conformemente a quanto deciso dalla OMS (Organizzazione Mondiale della Salute) sia garantito il diritto ad essere curati e si promuova la produzione locale per proteggere la qualità della vita delle persone affQue conforme al mandato de la OMS (Organización Mundial de la Salud) se garantice el acceette da HIV. Nello stesso tempo si promuovano misure preventive.

18. Che gli Stati latinoamericani ratifichino l’articolo 14 della Convenzione contro il Razzismo facendo in modo che il Comitato per l’Eliminazione di tutte le forme di Discriminazione Razziale abbia la competenza di ricevere esposti individuali. E che i Governi latinoamericani diano Stato Costituzionale ad i trattati internazionali sui Diritti Umani.

19. Che le Agenzie delle Nazioni Unite rendano partecipi le società civili di ogni paese nei progranni contro il Razzismo. Ripetiamo che i governi devono rafforzare tutte le azioni previste nel Piano di Azione di Durban.

20. Che le Nazioni Unite appoggino e garantiscano la partecipazione effettiva della società civile nella Conferenza di Revisione di Durban ed in tutti i processi preparatori, compresi i fondi di appoggio al Forum della Società Civile e per la propria Conferenza che si terrà a Ginevra nel 2009.

21. RINNOVIAMO IL NOSTRO IMPEGNO E LA NOSTRA PARTECIPAZIONE ATTIVA IN TUTTO IL PROCESSO DI REVISIONE DELLA CONFERENZA DI DURBAN COSì COME NEL MONOTORAGGIO DELLE AZIONI DEGLI STATI E DELLE ISTITUZIONI INTERNAZIONALI, SPECIALMENTE DELLE AGENZIE DELLE NAZIONI UNITE.