Bolivia Verso Le Elezioni Del 6 Dicembre

Bolivia verso le elezioni del 6 dicembre

Alle elezioni generali che si terranno in Bolivia il prossimo 6 dicembre sono chiamati alle urne 5,1 milioni di elettori. Lo ha comunicato la Corte nazionale elettorale al termine di un lungo procedimento di conteggi e aggiornamenti delle liste con criteri biometrici, precisando che si tratta di boliviani residenti in nove dipartimenti e in 4 paesi all’estero.

A pochi giorni dal voto Evo Morales è segnalato in vantaggio nei sondaggi per le elezioni in Bolivia. Domenica prossima, infatti, gli elettori boliviani sono chiamati alle urne per eleggere il presidente. I rilevamenti effettuati indicano Morales tra il 52 e il 59% con un margine enorme sui rivali e con la certezza di aggiudicarsi la vittoria al primo turno.

Manfred Reyes Villa, principale sfidante, si attesta poco sopra il 20%, mentre Samuel Doria Medina è accreditato del 9% dei consensi. Il voto di domenica, infine, servirà anche il rinnovo del Parlamento in Bolivia.

“Il segreto di questo successo, secondo il primo presidente indigeno del Sud America, è l’esito positivo della sua ‘rivoluzione’ e gli errori dell’opposizione”. 

Le elezioni politiche (presidenziali e Parlamento) che si terranno in Bolivia il prossimo 6 dicembre sono frutto di un difficile accordo tra il Movimento al Socialismo (Mas) di Evo Morales e i partiti di opposizione. L’accordo stabiliva che, nel caso venisse approvata la nuova Costituzione (il che è avvenuto a gennaio 2009) si sarebbe andati a elezioni anticipate. La proposta era stata avanzata dal Mas per votare in un clima economico più favorevole grazie alle politiche fiscali espansive messe in atto per contrastare la crisi internazionale. Nel nuovo contesto costituzionale, inoltre, lo stesso Morales potrà candidarsi di nuovo e questo, grazie anche al suo personale carisma, dovrebbe favorire il rafforzamento del Mas. Come contropartita l’opposizione ha voluto che si adottasse un nuovo sistema elettorale con l’applicazione del modello biometrico (foto e impronte digitali) per evitare frodi elettorali di cui già in passato ha accusato il governo. La nuova legge elettorale prevede per la prima volta la possibilità di voto all’estero. Per ragioni tecniche queste elezioni si svolgeranno solo in Argentina, Brasile, Stati Uniti e Spagna, paese quest’ultimo dove risiedono il 30 per cento dei boliviani registrati all’estero. Obiettivo dell’opposizione è evitare che Morales sia proclamato presidente al primo turno.

Mentre appare abbastanza scontato che Morales venga eletto al primo turno non è ancora certo se il Mas raggiungerà la maggioranza al Senato. Durante la campagna elettorale il Movimento ha cercato di trarre profitto dalle misure prese dal governo a sostegno dei settori più poveri: aiuti alla maternità, all’educazione, ai settori rurali. La mobilitazione ha coinvolto anche la Cob (Central Obrera Boliviana), che ha deciso di rinviare il suo congresso a dopo le elezioni per impegnarsi in una campagna elettorale “organica” a favore di Morales, ferma restando la proibizione per i dirigenti sindacali di candidarsi al parlamento, pena l’espulsione e/o l’impossibilità di essere eletti al prossimo congresso della Cob.

Insieme alle elezioni politiche si terrà anche una serie di referendum per l’autonomia a vari livelli (dipartimentale, regionale e indigena nei comuni). Il tema dell’autonomia è l’aspetto più innovativo (e, per la sua complessità, sottovalutato) del cambiamento che si è avviato nel 2005 con la vittoria di Morales. Il Mas è stato capace di non lasciare i processi autonomistici in mano all’opposizione, che voleva giocarli solo in chiave politica contro il governo centrale.Ha pensato così di allargarli anche al riconoscimento degli aspetti identitari indigeni, riconducendo poi tutto il tema dell’autonomia alle disposizioni contenute nel nuovo testo costituzionale voluto da Evo Morales. 

 

Fonti: AdnKronos, RassegnaOnLine