Bolivia: Otto Anni Fa Cochabamba Si Riprendeva Il Diritto All’ACQUA

Bolivia: otto anni fa Cochabamba si riprendeva il diritto all’ACQUA

Otto anni sono passati dalla vittoria della Guerra dell’acqua di Cochabamba, che ha visto unita la popolazione cittadina per il diritto ad un bene comune che significa vita. Un giorno che i movimenti sociali di tutto il mondo ricordano molto bene, perchè ha significato la nascita di un nuovo immaginario collettivo e la consapevolezza che quando il popolo si unisce per difendere i propri diritti inalienabili, siano essi in difesa della democrazia, la libertà o il rispetto dei territori e dei beni comuni, vincere è possibile. A tutti i guerrieri dell’acqua di Cochabamba e a tutti coloro che al Sud come al Nord lottano quotidianamente per l’interesse collettivo ed un mondo più giusto, va il nostro ringraziamento in questa giornata così speciale.
 
La cronaca di quei giorni:
Nel 1999, l’allora presidente ebbe l’infelice idea di privatizzare il servizio idrico cittadino, dandolo in concessione all’Impresa privata “Aguas del Tunari”, ramificazione del colosso statunitense Bechtel.
L’Aguas del Tunari, per la maggior parte di proprietà straniera, aveva ricevuto la concessione del Servizio Municipale di Acqua Potabile e Fognature e la realizzazione del Progetto Multiplo Misicuni, con l’intenzione di trarne grandi vantaggi economici.
 
Senza avere nessun capitale dall’estero, gli investimenti che avevano in progetto di realizzare sarebbero dovuti essere finanziati dagli utenti della rete idrica della città e dai potenziali beneficiari della stessa, che stranamente avrebbero dovuto pagare per un servizio che tuttavia non avevano.
In realtà l’Impresa non garantiva l’attuazione del Progetto Multiplo Misicuni, che prevedeva la dotazione di acqua potabile, dell’acqua d’irrigazione e la generazione di elettricità. In sintesi un affare ricco per gli impresari stranieri, che non rischiavano molto e che contrattualmente potevano trarre tutti i vantaggi di una forma abusiva ed opportunista.
Il contratto venne sottoscritto il 4 settembre 1999. Tutte le autorità nazionali, dipartimentali e municipali erano d’accordo. Già nel momento della firma si ascoltarono in piazza i primi cori di disapprovazione. Quelli che si opponevano erano ancora pochi, sconosciuti personaggi membri del Comitato di Difesa dell’Acqua, germe del futuro “Coordinamento in Difesa dell’Acqua e della Vita”.
Parallelamente il governo archiviava la polemica “Legge dell’Acqua” ed il presidente promulgava, alla fine di ottobre, la Legge 2029 che regolava il Servizio di Acqua Potabile e la Fognatura Sanitaria. Legge che aveva in realtà la finalità di legalizzare il Contratto sottoscritto con Aguas del Tunari. Inoltre rendeva possibile la concessione dei monopoli della dotazione di acqua in una determinata regione, obbligando a connettersi alla rete del concessionario le attuali cooperative, pozzi ed altre fonti di approvvigionamento idrico. In questo modo si metteva in pericolo l’uso dell’acqua da parte delle organizzazioni cittadine e dei contadini. L’opposizione alla legge era inevitabile.
 
Anche la popolazione dei municipi vicini si sentivano minacciati dal contratto, visto che una delle clausole permetteva all’impresa di espandere le proprie attività a Sacaba e Quillacollo, la qual cosa creava un’insicurezza nell’utilizzo delle fonti dell’acqua nella regione. Erano pronte quindi le condizioni per realizzare un’alleanza tra gli abitanti della capitale, delle città intermedie e i contadini.
 
A gennaio le tariffe dell’acqua potabile crebbero esponenzialmente, fino al cento per cento in più. Si avviarono così le prime manifestazioni di protesta.  L’11 gennaio, tanto il Comitato Civico, quanto il Coordinamento e le altre istituzioni, convocarono una mobilitazione che durò tre giorni, chiedendo che il governo elaborasse una nuova struttura tariffaria, accettasse di revisionare il contratto con Aguas del Tunari e acconsentisse a modificare la Legge 2029.
Visto che le negoziazioni non procedevano, la popolazione organizzò una “presa pacifica” della città per il 4 febbraio. Il Ministro Guitierrez dichiarò che non avrebbe tollerato nessuna manifestazione, tanto meno una presa della città, e rafforzò le forze dell’ordine chiamando 700 tra agenti di polizia e militari da La Paz e da altre regioni del paese.  Nonostante la militarizzazione completa della città, la gente si riversò nelle strade. In realtà, la politica d’intimidazione conseguì solamente il rafforzamento della popolazione che affrontò le forze dell’ordine durante tutto il giorno.

Uno dei giornali della città descrisse la situazione così: “Per lo meno tre aerei in volo rasente gettavano foglietti progovernativi; il suono degli stivali militari che marciano all’unisono; trincee di polizia in pieno centro; nubi di gas, persone che corrono senza direzione con sintomi di asfissia; coraggiosi manifestanti con bastoni e pietre alla mano, pianto, violenza e disperazione. Questo era Cochabamba ieri, un immenso campo di battaglia nel quale la repressione della polizia non ha avuto limiti.”. Los Tiempos, 6 febbraio.

Questa fu solamente la prima di una serie di mobilitazioni che videro la popolazione cochabambina unita nella lotta. Il venerdì la popolazione uscì in massa per protestare. Circa 50000 persone si riunirono nella Piazza principale. Era tale la forza della protesta che il Prefetto, per paura di scontri violenti, annunciò che il Consorzio Aguas del Tunari se ne sarebbe andato dalla città. La notizia rese felice le masse che festeggiarono durante ore. La contentezza ebbe fine quando il Governo desautorò il prefetto e decretò la città in Stato di Assedio. Vennero fatti molti prigionieri e si incappucciarono i detenuti che vennero fatti sparire per ore.  La città si risvegliò militarizzata, ma nel giro di qualche ora la gente cominciò a bloccare nuovamente le strade e ad affrontare polizia ed esercito. La violenza arrivò a dei livelli impressionanti. I manifestanti armati solo di pietre e bastoni affrontarono i militari, con una forza che solo la rabbia, di fronte all’inganno e le bugie del governo, possono spiegare. Dopo varie ore di combattimento, si arrivò ad una tregua. La città rimase nelle mani dei manifestanti.
 
La domenica, nel mezzo di una calma tesa, si fecero i funerali di Hugo Daza, il giovane di 17 anni che morì negli scontri con l’esercito, in un’atmosfera molto commovente, vista la presenza in massa della popolazione. Durante la cerimonia venne annunciato il ritiro di Aguas del Tunari da Cochabamba.
La gente accolse la notizia con molta cautela. Il Coordinamento chiese un documento firmato dalle istituzioni che confermasse l’avvenimento. Il lunedì infatti il Governo dichiarò che quello che era successo a Cochabamba era opera del narcotraffico e che non si sarebbe negoziato con il Coordinamento.
 
La manifestazione popolare convocata per il lunedì fu enorme. Di fronte a questa mobilitazione, per evitare maggiori conflitti, il Governo dovette negoziare con il Coordinamento, con una felice conclusione. Tutte le proposte della popolazione vennero accettate. Aguas del Tunari se ne sarebbe andata, i prigionieri sarebbero stati liberati e i familiari del morto e dei feriti risarciti.
 
 
Sette drammatici giorni furono necessari perché il Governo ragionasse e perché Cochabamba conseguisse una meravigliosa vittoria, anche se molto dolorosa.