Bolivia: 200 Anni Di Libertà E Schiavitù

Bolivia: 200 anni di libertà e schiavitù

In Bolivia attualmente richiama l’attenzione una contraddizione: la Commissione del Bicentenario annuncia e afferma che gli abitanti di La Paz e i boliviani hanno vissuto 200 anni liberi dal gioco spagnolo, mentre il presidente dello Stato Plurinazionale, Evo Morales, sostine nei suoi discorsi che i popoli indigeni hanno vissuto 500 anni soggiogati dagli spagnoli e che è giunto il momento di battersi per la liberazione.


Contraddizione evidente o semplice costatazione del fatto che il concetto di libertà e liberazione è una questione, esattamente come ogni problema politico, che deve essere contestualizzata. Forse né l’uno né l’altro. Alcuni liberi e alcuni altri schiavi, questo spiega la situazione attuale del paese.

Liberi…

Liberi dall’abusivo potere coloniale della corona spagnola, che seppur lasciò alcune tracce come la lingua, allo stesso tempo neutralizzò e fiaccò le energie locali volte alla costruzione di una società basata su una cultura propria.

Liberi da una tutela politica che rallentò i processi di sviluppo sociale e culturale. Non ci fu la possibilità di percorrere un proprio cammino causando la dispersione, durata anni, di energie che avrebbero dovuto sostenere un progetto di liberazione nazionale e sociale.

Liberi dagli appetiti stranieri che nel corso dei decenni avevano considerato il territorio boliviano non come fine ma come mezzo per raggiungere interessi immediati. Scoprirono le nostre richezze e sbarcarono come uccelli migratori.

Schiavi, anche..

Schiavi delle nostre stesse catene, perchè non esiste peggior schiavitù di quella che si autoimpone una persona o un paese. Sembra un suicidio che un paese voglia incatenarsi da solo,ma purtroppo accade.

Schiavi di modelli politici e formule economiche imposte con la forza che nel corso degli anni hanno impedito alla collettività di raggiungere il benessere e lo sviluppo.

Schiavi, anche, di atteggiamenti sbagliati che pretendono di spiegare ogni cosa partendo dal male che fa il prossimo senza considerare il grado di compromesso e di contrubuto che ogni boliviano da alla situazione economica e sociale.

Schiavi della dominazione di elite che pur avendo la leadership politica del paese non sono state in grado di formulare programmi di governo che salvassero dalla miseria e disperazione milioni di boliviani che vivono nelle periferie delle città e, in particolar modo, nelle campagne.

Naturalmente schiavi, anche, di una superficiale comprensione di dottrine e tendenze politiche considerate come veri catechismi ideologici quando, invece, erano esclusivamente riferimenti teorici per determinate forme di azione politica.

Schiavi della illusione creata dai grandi centri di potere (politico e mediatico) che civilizzano il mondo e lo fanno andare bene, dato che la Bolivia fa parte di questo mondo va o andava bene. Il mondo non farà nulla per noi boliviani se per primi non ci mettiamo d’accordo per elaborare un modello boliviano di emancipazione.

Schiavi, anche, dell’atavismo che fa si che le cause dei mali della nostra condizione attuale siano rintracciate nel passato, senza pensare che noi boliviani di luglio 2009 siamo gli unici attori della realtà presente e, quindi, gli unici responsabili di fronte la storia. Non bisogna dimenticare le nostre origini culturali, non importa di che secolo siano, ma bisogna tenere presente che sono solo riferimenti storici e non possono determinare il futuro.

Esistono catene che non ci fanno comprendere che il paese è l’equipaggio di una barca che si salverà e andrà avanti solo se la salvezza sarà di tutti i marinai. “L’unico modo di salvarsi è salvarsi insieme”.

200 anni di parziale libertà e parziale schiavitù. È evidente che il bilancio non è favorevole. Se impareremo dal passato, la bilancia potrà inclinarsi dalla parte del godimento di una maggiore libertà.

Riconosciamo la situazione. La Bolivia non è esente di mancanze e difficoltà ma, con la libertà, potremo agire in modo più creativo e eliminare le differenti forme di povertà che ancora ci tengono schiavi.


Grover Cardozo Alcala, giornalista e avvocato

da: Alainet