Blockupy: Europa Unita Contro La Troika

Blockupy: Europa unita contro la Troika

blockupy-2013-warmup-sticker_278x205c copiaIl prossimo fine settimana si terrà in varie città l’appuntamento internazionale di mobilitazione “People United Against the Troika” per protestare contro le politiche di austerity imposte dalle istituzioni politico-finanziarie internazionali.

 

La protesta vedrà a Francoforte, sede della BCE, il suo momento unitario e già da oggi numerose delegazioni europee si sono incontrate per creare momenti di condivisione e di confronto. Ecco il link al programma della due giorni: http://notroika.org/node/371

 

Qui sotto un articolo sull’epicentro iberico della protesta.

 

[di E. Muriel su Lamarea.com] Il 1 giugno in circa un centinaio di città, in più di dieci paesi dell’Unione europea, si manifesterà contro le politiche della Troika al grido “Non dobbiamo, non paghiamo”.

 

L’invito, nato dopo un incontro partecipato in difesa dei servizi pubblici in Spagna e le mobilitazioni promosse dal movimento portoghese Que se lixe a Troika, verrà accolto e replicato in paesi come Italia, Grecia, Cipro, Regno Unito e Francia.

 

“Le politiche di taglio dei diritti sociali stanno causando grandi sofferenze tra la popolazione. Abbiamo bisogno di una risposta coordinata a livello europeo ” ha dichiarato Francisco Segura, portavoce di Marea Ciudadana. Alla presentazione hanno partecipato anche rappresentanti di diversi movimenti, collettivi come Attac e anche partiti politici come Equo o Izquierda Anticapitalista.

 

“Stanno usando la crisi come scusa per privatizzare l’istruzione pubblica, e in questo modo solo chi ha risorse sufficienti potrà avere una formazione di qualità”, ha denunciato Fernando Rodriguez di Marea Verde. Tutto ciò accade mentre “si donano 6.000 milioni di euro a fondo perduto alle banche”. E parafrasando uno degli slogan più scanditi durante le manifestazioni, conclude: “non è una crisi, è una truffa”.

 

Ramon Linaza, co-portavoce di Equo a Madrid, ha ricordato che “nessuno ha eletto gli organismi che formano la Troika e che stanno imponendo politiche neoliberiste che condannano milioni di persone alla disoccupazione e precarietà”, perciò a richiamato tutti a “difendere la democrazia e diritti sociali” durante la manifestazione di sabato.

 

Epicentro iberico

 

Il germe della mobilitazione europea del 1-J (1 giugno) è nato nel mese di marzo, quando un piccolo gruppo di rappresentanti portoghesi del movimento Que se lixe a Troika si è recato in Spagna, invitato da Mareas Ciudadanas (qui l’intervista in spagnolo).

 

In seguito, il 26 aprile, durante le celebrazioni in ricordo della Rivoluzione dei Garofani, un altro incontro si è svolto con la partecipazione di attivisti provenienti da altri paesi. In quell’occasione è stata definita la mobilitazione europea identificata dallo slogan “Pueblos unidos contra la Troika”.

 

Le Mareas, i movimenti sociali e alcuni partiti politici – come Equo, IU, Izquierda Anticapitalista o il Partito Pirata – hanno impiegato mesi per creare spazi di confluenza. “Condividiamo le rivendicazioni concrete che vengono fatte dai movimenti e così abbiamo deciso di lavorare insieme, di unirci, affinché la mobilitazione serva da amplificatore delle nostre voci, che si levano contro le politiche che ci stanno danneggiando pesantemente”, ha detto Segura, di Marea Ciudadana.

 

Coordinamento a livello europeo

 

Il primo passo è stata la mobilitazione del 23-F contro “il golpe dei mercati.” Il 1-J è un ulteriore passo di un percorso che proseguirà dal 23 al 30 giugno, settimana in cui collettivi e mareas intendono convocare un “plebiscito cittadino”, in cui già stanno trovando spazio alcune richieste. “Ci aspettiamo una partecipazione massiccia a livello statale, di milioni di persone”, ha annunciato Segura.

 

Per ciò che riguarda le azioni future a livello europeo, le organizzazioni che guidano la mobilitazione del 1-J credono che sia molto importante potenziarle, anche se dovremmo vedere se questa prima convocazione avrà successo. Al momento, il Portogallo e la Spagna, cioè i luoghi dove è nata l’iniziativa, saranno i più attivi, dal momento che si prevedono circa 60 mobilitazioni solo all’interno dei loro confini, mentre le altre 30 si svolgeranno in altri paesi.