Biocidio: Rischio Sanitario E Sistema Politico.Intervista Ad Antonio Giordano

Biocidio: rischio sanitario e sistema politico.Intervista ad Antonio Giordano

diritto-alla-salute[Di Salvatore De Rosa per asud.net*]

 

La terra dei veleni è dappertutto. Da Avellino a Salerno a Napoli e Caserta, la Campania si dibatte tra degradazione ambientale e rischio sanitario. Dalla cooperazione di attivisti e scienziati nuove forme di mobilitazione prendono le mosse, ma le contromisure delle istituzioni sono insufficienti. I rappresentanti politici cambiano mentre sui territori nulla cambia davvero. Una riflessione di Antonio Giordano.

 

Antonio Giordano è un medico campano di fama internazionale. Negli ultimi anni, ha preso una posizione netta rispetto ai rischi sanitari che corrono le comunità vittime dell’attacco di agenti inquinanti diffusi negli ecosistemi da industrie e rifiuti male gestiti. Insieme ai medici per l’ambiente di ISDE e ad altri oncologi, patologi, igienisti e medici di base, sono gli unici professionisti della salute che in Italia hanno preso seriamente gli allarmi dei comitati locali contro il Biocidio, vagliando le percentuali di incidenza e mortalità in quelle zone sottoposte ad alta pressione ambientale e lasciando poco spazio ai dubbi. Giordano è direttore dello Sbarro Institute for Cancer Research and Molecular Medicine di Philadelphia, presidente del Comitato Scientifico della Human Health Foundation Onlus, e professore di Anatomia e Istologia Patologica presso il Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Neuroscienze dell’Università di Siena. Il suo libro “Campania, Terra di veleni” (Denaro libri, 185 pp., 2012), curato insieme al primario Giulio Tarro, raccoglie diversi contributi di medici e giornalisti che rompono il silenzio del settore sanitario sulla connessione tra patologie umane e degradazione ambientale in Campania, andando a sostanziare le denunce di attivisti e movimenti sociali che da anni tentano di porre nell’agenda politica nazionale le priorità di prevenzione, cura e messa in sicurezza nei contesti di disastri ambientali.

 

Ultimamente, viene spesso in Campania per parlare in dibattiti pubblici di fronte a nutrite platee di cittadini e attivisti. Gli allarmi che lancia, frutto di ricerche e analisi di anni, configurano un nuovo ruolo civile dello scienziato, che interviene nell’arena sociale spinto dalle evidenze, dalle altrui inerzie e dai valori etici alla base dell’impegno medico. Stufo di negazionisti e riduzionisti, Giordano ha preso parola fuori dai laboratori e dalle aule universitarie. È anche suo il merito di aver articolato le basi su cui il concetto di Biocidio è stato prodotto, un concetto diventato in poco tempo meccanismo narrativo della distruzione sociale ed ecologica a livello nazionale. Biocidio oggi mette in relazione le strategie di profitto attuate nei settori industriali e di gestione rifiuti con lo scaricamento dei costi sulle matrici ambientali di comunità e territori. Racconta del sacrificio di pezzi del paese all’altare di un progresso distorto, e permette di ricostruire le cause di patologie localizzate ma ormai epidemiche.

 

Ho incontrato Antonio Giordano durante uno dei suoi molti interventi, e questo è ciò che mi ha detto.

 

Qual è il suo giudizio sulla visibilità raggiunta dalla “Terra dei fuochi”?

Terra dei fuochi è stata una definizione generalizzata, usata come brand, per rappresentare una situazione di disastro ambientale che coinvolge aria, acqua e terra. Purtroppo, però, non ci sono solo fuochi, ma anche rifiuti tossici che continuano ad essere interrati. In ogni caso, quello che viene bruciato produce gravi conseguenze attraverso la diossina che viene dispersa nell’aria che respiriamo. Quello che invece non passa è che seppure le zone di Avellino e Benevento non sono considerate terra dei fuochi, in realtà sono presenti criticità anche lì. Avellino con l’isochimica, con le industrie del legname che usano il cloruro di vinile; l’alta Irpinia con le industrie costruite nei tempi d’oro della democrazie cristiana; alcune zone del beneventano dove ci sono siti che devono essere mappati e altri ancora non scoperti. Un vaso di pandora che è lesionato ma che ancora non è stato scoperchiato completamente. Su Avellino e Benevento ci sono dati scientifici che indicano tassi di mortalità in aumento per mesotelioma e tumore alle ovaie, al colon e allo stomaco, le leucemie, e non dimentichiamo le altre patologie respiratorie e le allergie[1]. Chi ha sversato dall’isochimica ha sversato pure a Fisciano nel salernitano. Lo dimostrano le indagini di quattro procure tra Avellino e Salerno[2].

 

Il fiume Sarno è forse uno dei primi degli sversamenti e stupri che sono stati fatti al nostro territorio. Con il fiume Sarno iniziano le prime denunce proprio da parte di mio padre negli anni ‘70, con il primo libro bianco su ambiente e salute, che riportava l’uso dell’amianto, le situazioni di Bagnoli e del fiume Sarno. Lo sversamento di sostanze chimiche nel Sarno era devastante. E in quel periodo le prime denunce e le prime critiche che venivano fatte furono sistematicamente coperte dalla politica.

 

Terra dei fuochi nasce a Napoli e Caserta perché c’è stato un attivismo e un lavoro scientifico più intenso. E ciò anche perché sono zone dove c’è un’alta densità di popolazione, di criminalità, di abusivismo da cementificazione fatta negli anni ‘70, di industrie. Sono molti i fattori di cui dobbiamo parlare. Napoli e Caserta sono solamente il cavallo di troia, perché hanno creato un modello di denuncia in cui gli attivisti e le popolazioni coinvolte, avendo accesso a una comunità scientifica e a dei dati scientifici indipendenti, hanno saputo la verità. E quando hanno capito che quel danno all’ambiente e quelle sostanze provocavano dei problemi di salute, si è creata una protesta che ha messo alle corde lo stato. Questo è molto importante, il connubio tra attivismo e scienza.

 

Cosa pensa delle reazioni del mondo politico alle richieste dei movimenti campani?

Bisogna registrare che il modello è ancora questo: la politica è legata all’imprenditoria per via degli appalti, politica e imprenditoria è il binomio chiave che ha portato al grande disastro ambientale. Perché c’è il periodo di industrializzazione, il periodo delle grandi industrie chimiche, Montedison, Fiat, Montefibre. E tutte queste industrie portate dal nord creavano e usavano sostanze chimiche, come benzopirene, cloruro di vinile, amianto, metalli pesanti, e queste dove venivano sversate se non nei terreni, nei fiumi e nei mari? E quante di queste situazioni di criticità sono state affrontate con commissariamenti che non hanno mai risolto nulla?

E ancora oggi, dopo la visibilità e il lavoro scientifico indipendente, i politici non hanno ancora iniziato nulla. Ancora non è stato fatto nessuno dei passaggi che proponevo tre anni fa, quando mi sono esposto in maniera pubblica, prima scientifica e poi dal punto di vista della comunicazione. A Pompei, tre anni fa, attaccai i registri tumori, poiché un registro che non riporta 40.000 casi in più di tumori alla mammella, da me rilevati in uno studio finanziato dal governo federale americano, non è un registro tumori. Le leggi della terra dei fuochi? Nulla di serio dal punto di vista sanitario. Abbiamo avuto un ministro dell’ambiente arrestato che è stato per vent’anni il direttore generale del ministero dell’ambiente[3].

 

Allora che sta succedendo? Questo particolare: che la politica sta cercando di dimostrare che c’è una “rottamazione”, un cambio di rotta, ma non è vero perché vengono sostituiti degli elementi, ma i nuovi elementi sono solo apparentemente più puliti, in realtà si comportano in continuità con il passato. Perché se tu hai fatto un danno, casomai la tua collega che sa del danno viene messa al tuo posto perché è più pulita, però deve coprire quel che c’è stato nel passato. Non si va a prendere una persona nuova, completamente vergine e che ha anche una competenza del problema. Sennò si creerebbe una instabilità notevole, e probabilmente una discontinuità reale. Renzi, Grillo, Berlusconi, che hanno fatto in campagna elettorale? Nessuno ha parlato in modo netto della terra dei fuochi. Renzi è venuto a Napoli in punta di piedi, perché oramai la gente sa, e si perdono o si acquisiscono 500.000 voti nella terra dei fuochi. Allora chiunque tocca il problema ma non lo risolve, si trova immediatamente 500.000 persone sulla strada a protestare che ormai vedono dei danni tangibili sulla loro salute.

Qual è lo stato del settore sanitario in Campania?

Prendiamo le nomine dei direttori generali, persone che sono state cacciate a calci nel sedere cinque anni fa perché si voleva un rinnovamento, sono stati messi degli altri apparentemente più puliti, che non hanno fatto nulla chiaramente, e allora si richiamano quelli di cinque anni fa che si sono mangiati la sanità, tra pubblico e privato per vent’anni[4]. Questa è la situazione.

 

E la salute degli abitanti?

Verranno altre patologie oltre i tumori. Abbiamo un DNA dei campani che è diventato più fragile, noi che eravamo conosciuti per la nostra longevità, stranamente nel giro di una generazione siamo diventati cagionevoli di salute. In più c’è una cosa che dobbiamo tenere in considerazione, in prospettiva. Ragionando sugli errori del passato dobbiamo stare attenti in quello che è lo sviluppo tecnologico futuro, dobbiamo ricordare lo sviluppo tecnologico dell’industria chimica passata, senza regole specifiche e ignorata. Ciò potrebbe avvenire con le nuove tecnologie, come le onde elettromagnetiche. Quali regole e quale prevenzione c’è nel monitorare quello che viene?

 

Nel campo medico c’è la sommazione delle sostanza cancerogene, cioè una sostanza cancerogena da sola può ferire, ma sommata ad altre può ammazzare. La sostanza cancerogena ha un effetto di danno sul nostro genoma che è continuativo, questa è una legge della medicina. Per arrivare da una cellula normale a una cellula tumorale c’è bisogno di almeno dieci-quindici mutazioni di un gene nel tempo, perciò c’è la latenza, in cui il male è silente, in cui apparentemente siamo normali, ma geneticamente già subiamo il danno. Il nostro organismo compensa e ripara fino a che a un certo punto si arriva al punto di non ritorno, e la malattia diventa manifesta. Quello che bisogna dire è che la nostra popolazione e suscettibile di sviluppare patologie tumorali ed altre in media più elevata del resto dell’Italia, e forse d’Europa.

 

Allora dobbiamo avere un programma di bio-monitoraggio sulla popolazione, di prevenzione, che sia più intenso e preciso di quello che e attuale. Ma cosa si fa attualmente? niente, perché se lei entra in una clinica e vuole fare la prevenzione dal tumore al colon, la mandano in uno studio privato. Economicamente nessuno si può permettere di pagare.

 

Cosa si dovrebbe fare? Bonificare e prevenire, bene. Chi è che dovrebbe farlo? dovrebbero farlo i politici, nominando tecnici e medici. Ma se tu hai delle nomine che vengono fatte inserendo individui che hanno portato la sanità a un livello così negativo e non hanno fatto quel lavoro che avrebbero dovuto fare e poi le rimetti al loro posto affermando di voler rinnovare il tutto, significa che in realtà non lo vuoi fare. A me sembra matematico. Quindi non c’è una volontà di cambiamento.

*Titolo originale: “Campania, Biocidio: rischio sanitario e sistema politico. Intervista ad A.Giordano
pubblicato il 16 giugno 2014