Biocidio, La Rabbia Dei Comitati: “fermate La Legge Truffa”

Biocidio, la rabbia dei comitati: “fermate la legge truffa”

Stop-Biocidio-Napoli-9_2[di Giuseppe Manzo su fanpage]

Al Senato è in discussione il dl 1345. Dai comitati alla coalizione Stop Biocidio rischia di essere solo un “condono” per la grandi imprese che hanno inquinato. Intanto arrivano gli spiccioli per la Terra dei fuochi: i comitati chiedono “controllo popolare” sui fondi. E Renzi sarà a Napoli il 7 giugno

 

Tra le verità che spuntano dalle carte desecretatele vittime di tumore nella Terra dei fuochi e il silenzio del Governo ecco un altro capitolo che fa salire la tensione: la legge 1345 sui reati legati al “disastro ambientale”. In un lungo documento comitati da tutta Italia denunciano il pericolo di un condono e di un favore alle imprese che hanno inquinato. Cittadini campani per un piano alternativo dei rifiuti, Comitato No inceneritore Giugliano, Coordinamento comitati fuochi, Co.re.ri. – Coordinamento regionale rifiuti Campania, Federazione Assocampaniafelix  – giugliano acerra nola, Rete campana salute e ambiente, Rete commons, Peacelink (Puglia – Campania), Comitato Taranto futura, Brindisi bene comune, Am.be.com – Presidio no discarica (Falcognana), Legamjonici contro l’inquinamento, Nosmog Ttrieste, Crotone ci mette la faccia scrivono: «Il disegno di legge 1345, sintesi delle due proposte micillo-realacci, licenziato alla camera e da qualche mese in discussione nelle commissioni ambiente e giustizia al senato, doveva recepire l’articolo 3 della direttiva europea 99/2008, introducendo nel nostro codice penale i delitti sull’ambiente: da quello di “inquinamento dell’ambiente” fino a quello ben più grave di “disastro ambientale”, colmando così un vuoto legislativo a cui finora si è sopperito con le sanzioni previste per i delitti contro la pubblica incolumità (art. 434 del codice penale) e che, grazie all’elaborazione della giurisprudenza della corte costituzionale, è divenuto in materia ambientale  “disastro innominato”. In tal modo, con norme  efficaci, dissuasive e mirate all’incriminazione del pericolo concreto e del danno, si sarebbero dovuti colpire penalmente i reati ambientali, in un contesto più efficace e meglio orientato contro atti offensivi dell’ambiente e della salute umana».

 

Il rischio boomerang

Secondo il cartello di comitati questa legge rischia di diventare solo un toccasana per chi ha inquinato. «Le ragioni che ravvediamo – scrivono i comitati – confortate anche dall’opinione di autorevoli magistrati che denunciano il rischio di impossibilità di applicazione di quelle norme, sono molteplici: l’attuale disegno di legge definisce invece “disastro ambientale” “l’alterazione irreversibile dell’equilibrio dell’ecosistema”, fatto di per sé assai difficile se non impossibile da dimostrare data la totale aleatorietà del concetto che meglio si sposerebbe con quello di persistenza nel tempo ed estensione del danno; si subordina la punibilità del reato di “inquinamento ambientale” a violazioni di disposizioni legislative, regolamentari o amministrative spesso poco severe ed insufficienti a garantire la tutela della salute; per quello di “disastro ambientale” si estende il reato anche alla eventuale ed assai vaga casistica di inquinamento “abusivo” depotenziando di fatto la portata e l’efficacia di entrambe le norme. in altre parole, potrebbe diventare impossibile procedere, come pure avvenuto ad esempio per la centrale termoelettrica Tirreno Power di vado ligure, al sequestro di un impianto se le sue emissioni pur inquinando e mettendo in pericolo la salute degli abitanti di quel territorio, non sono in violazione della legge o delle continue deroghe in essa contenute; il reato di  disastro ambientale viene nei fatti configurato solo come reato di danno e non più di pericolo concreto (quando lo si correla all’ “offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza oggettiva del fatto per l’estensione della compromissione ovvero per il numero delle persone offese o esposte al pericolo”).

 

Per poter quindi accertare il nuovo reato di disastro ambientale si dovrebbero poter produrre dati certi sull’estensione ed il numero delle persone coinvolte nonché la incontrovertibile correlazione tra decessi, malattie o offese e gli eventi inquinanti, ma la realtà dimostra, come nel caso dell’amianto, che il disastro può restare “invisibile” a lungo prima che emergano i segnali della compromissione dell’ambiente e della salute della collettività; si introduce il ravvedimento operoso con beneficio di riduzione di pena (fino ai due terzi) per l’inquinatore che si dichiari d’accordo ad operare una bonifica dei luoghi. nella migliore delle ipotesi si tratta di una norma tesa a favorire finte strategie di “ravvedimento” per lasciare nei fatti le cose come sono; nella peggiore si prefigura un condono che, combinato con quanto disposto nell’art 4 del decreto ‘destinazione italia’, e cioè con la possibilità per chi inquina di stipulare accordi di programma “per l’attuazione di progetti integrati di messa in sicurezza o bonifica, e di riconversione industriale e sviluppo economico produttivo nei siti di interesse nazionale (sin)”, sottoscrivendo i quali potrà usufruire di contributi pubblici e vantaggi fiscali, sancisce, in contrasto al principio di “chi inquina paga”, il principio che chi inquina non rischia niente, anzi sarà ripagato. un ulteriore  favore a chi ha interesse a continuare a speculare su quelle aree (si pensi solo al pullulare di centri commerciali) o a buttarsi nel business della produzione della cosiddetta green energy premiata dal nuovo pacchetto di incentivi o ancora al cambiamento della destinazione d’uso di aree o territori agricoli a favore delle coltivazioni no food destinate ad alimentare impianti a biomasse; non meno preoccupante è la seconda parte del disegno di legge “disciplina sanzionatoria degli illeciti amministrativi e penali in materia di tutela ambientale” introdotta per il testo unico ambientale che si applica “alle ipotesi contravvenzionali in materia ambientale che non hanno cagionato danno o pericolo concreto ed attuale di danno alle risorse ambientali”.  Anche in questo caso siamo davanti ad un condono mascherato, per di più facilitato dal fatto che nella maggior parte dei casi i reati ambientali, anche le stesse discariche illegali di rifiuti tossici, non producono un danno immediato».

 

Vincono i grandi interessi?

Secondo la rete dei comitati “è facilmente immaginabile, alla luce anche della possibilità data al responsabile del reato di eliminare le conseguenze pericolose con modalità diverse da quelle prescritte, come questo possa favorire finte bonifiche, se non addirittura fenomeni, non estranei sui nostri territori, di collusione e complicità”. Questa legge rischia di diventare una sanatoria già in processi in corso in cui sono interessate grandi imprese come Ilva, Eni e Tirreno Power: «è vergognoso che tutte le forze politiche,  comprese quelle che più hanno sbandierato la necessità di colpire chi inquina, si facciano garanti dell’impunità di chi mette quotidianamente in pericolo la salute dei cittadini”.

 

 Intanto arrivano gli spiccioli

Un altro fronte riguarda i 7 milioni in arrivo per i comuni della Terra dei fuochi. La Rete Commons ha organizzato un’assemblea pubblica per giovedì 5 giugno alle 17.30 alla Rotonda Titanic, luogo simbolo della lotta antidiscarica di Chiaiano: «Sono arrivati ai Comuni della terra dei fuochi la scorsa settimana i finanziamenti per il monitoraggio ambientale del territorio, fondi previsti dal cosiddetto “patto per la Terra dei Fuochi” firmato oltre un anno fa da diversi enti locali. Precisiamo subito che consideriamo del tutto insufficienti questi 7 milioni di euro. Insufficienti come le risposte del governo e degli enti locali davanti al dramma del biocidio in Campania. Insufficienti come le vergognose passerelle dei ministri nella terra dei fuochi. Un intervento che dimostra ancora una volta come non esista una strategia seria di contrasto al biocidio in Campania, come ha già dimostrato l’impalpabile legge sulla terra dei fuochi del governo Renzi»

 

I comitati lanciano la mobilitazione per la trasparenza e “il controllo popolare” di questi fondi:  «Crediamo che sia necessario che i comitati dei comuni interessati dai finanziamenti si coordino tra loro per attuare un controllo dal basso sull’utilizzo dei fondi. I finanziamenti non sono omogenei per tutti i comuni. L’entità del finanziamento, a quanto si apprende, è dovuto alla capacità dei singoli progetti di ottemperare ad un punteggio basato sull’efficienza dei progetti stessi. Alcuni comuni hanno avuto un finanziamento di soli 30 mila euro che corrisponde ad progetti presentati che sono stati ritenuti modesti. E’ il caso di comuni come Acerra, Mugnano, Villa Literno, Casandrino, Aversa, Villa di Briano, Casamarciano, Orta di Atella, Terzigno, Sant’Arpino, Casaluce, Casoria, Cercola ed anche il Comune di Napoli. Non ci sfugge che oltre ad una evidente inconsistenza dei progetti presentati da queste amministrazione esiste senza dubbio un dato di colore politico delle singole amministrazioni, visto che i finanziamenti sono stati erogati dalla Regione Campania guidata dal centro destra di Caldoro. Non sarà certo questa la soluzione per fermare il Biocidio in Campania, per bonificare i territori, per proteggere l’agricoltura e per immaginare uno sviluppo diverso dei nostri territori, ci teniamo a sottolinearlo. Ma al tempo stesso siamo coscienti che la funzione dei comitati per la difesa della salute e dell’ambiente è quello di essere protagonisti dei propri territori ed impedire che le scelte avvengano dall’alto senza la partecipazione dei cittadini. Da subito ci impegniamo a costruire incontri con i sindaci dei nostri territori ed assemblee pubbliche per discutere dell’utilizzo dei fondi e dell’attuazione dei progetti. Facciamo appello alle altre reti ed ai comitati dei territori interessati dai finanziamenti per un appuntamento pubblico per di discussione, approfondimento e coordinamento sul tema. Facciamo appello alle forze della coalizione Stop Biocidio per intraprendere un percorso di mobilitazione su questo tema».

 

Dopo mesi di mobilitazione restano aperti tutti i nodi e, soprattutto, c’è il sospetto che tutti gli interessi economici siano ancora intatti. Intanto Matteo Renzi sarà a Napoli il 7 giugno per “La Repubblica delle idee”: il movimento Stop Biocidio ha già annunciato che sarà in piazza.

 

*Articolo pubblicato su fanpage, 3 Giugno 2014