Autodeterminazione E Ciclo Statale In Bolivia

Autodeterminazione e ciclo statale in Bolivia

Dopo quasi tre anni e mezzo di governo del MAS (Movimiento al Socialismo) sentiamo che mancano analisi e riflessioni capaci di guardare alla complessità e profondità del processo in corso, lasciando da parte l’urgenza delle congiunture. Questo tipo di riflessioni, che guardano alla struttura del processo in corso, ruotano intorno all’idea della presa del potere e della sua importanza, al ruolo dello stato nel processo di emancipazione, all’avanguardia di questo processo e a come superare forme di rappresentanza politica basate sul potere delegato ad altri, quelle che potremmo definire forme perverse della politica di matrice liberale. In questo articolo cercheremo di analizzare quasti quattro aspetti riprendendo alcune proposte precedentemente avanzate, alcune delle quali elaborate da personaggi che attualmente ricoprono alte cariche istituzionali come Alvaro Garcia Linera. Il nostro obiettivo è quello di riconsiderare queste proposte dando loro un significato diverso al fine di dare corpo a una proposta di analisi strategica.   

Governo attuale e Stato Plurinazionale come forme transitorie.

L’idea che la forza politica ora al governo sia un “insieme flessibile di movimenti sociali” e non un partito strutturato è il filo conduttore di tutte le analisi  e gli studi sulle strutture politiche, sebbene il MAS si stia lentamente convertendo  in partito liberale. Si tratta di una contraddizione, come ha sottolineato Garcia Linera: “Il governo dei movimenti sociali, risulterebbe essere in sè un’altra contraddizione” (Garcia Linera 2008a:24); ma a questo punto diventa ancora più importante domandarsi: “Fino a che punto è possibile mantenere l’attuale governo come “braccio politico” dei movimenti sociali e fino a che punto questo non si tradurrà poi in nuove forme di concentrazione e delega del potere?” (Garcia Linera 2008a: 25). I punti di vista critici devono accompagnare i processi di riappropiazione collettiva del potere decisionale e del potere di governo all’interno dell’attuale cornice istituzionale e vigilare affinchè il processo in corso non si muova verso nuove forme di concentrazione del potere. In questo senso l’attuale governo può essere definito come un governo di transizione, la cui funzione principale deve essere quella di consolidare a livello statale sia i diritti che il nuovo equilibrio di forze ma, soprattutto, potenziare e aprire un nuovo ciclo di lotte dei movimenti sociali, nelle parole di Garcia Linera: “Come pensare alla possibilità di una nuova democratizzazione della società che non sia come quella delineata dal governo, se non torna a mobilizzarsi nuovamente la società? Questa è la nostra speranza. (Garcia Linera 2008 a: 23). Se questo è un governo di transizione lo è anche la innovativa costituzione approvata e promulgata: “Come afferma Raùl Prada questa è una costituzione di transizione che ha dovuto dare flessibilità alle cose” (Garcia Linera 2008a: 31). La posizione rivoluzionaria è appoggiare il governo ma in quanto governo di transizione verso una maggiore articolazione, potenziamento e radicalizzazione delle tendenze più autenticamente rivoluzionarie e autodeterminanti, e anche appoggiare la nuova costituzione ma solamente come leva di potenziamento di un nuovo ciclo di lotte collettive ancora da intraprendere.
Nessuna delle due cose – governo e nuova costituzione – possono essere sufficienti di per se stesse, in un’ottica critica e dialettica. Il problema è che il 90% dei funzionari di governo così come dei movimenti sociali non è dello stesso parere e il restante 10% che interpreta la situazione in questi termini finisce schiacciato da quella che Marx chiamerebbe “la forza metafisica dello stato”. “Lo stato è anche una relazione sociale e questo lo si può vedere chiaramente dall’interno, quando ci si trova a essere divorati da questo, anche se spero non in maniera irreversibile” (Garcia Linera 2008a: 25).
Lo Stato come uno strumento in più
Le pratiche e visioni emancipatrici vedono lo stato alle prese con due questioni che illustreremo con le seguenti due citazioni: “Che si può fare dall’interno dello stato in funzione di un orizzonte comunista? Appoggiare quanto più possibile il dispiegamento delle capacità organizzative autonome della società” (Garcia Linera 2007a: 153) “Questo comunismo dovrà costruirsi a partire dalle capacità auto-organizzative della società, dai processi di generazione e distribuzione comunitaria e autogestita della ricchezza” (Garcia Linera 2007a:153).
La vera domanda è: se si sta facendo veramente questo, il 90% delle persone sia all’interno dello Stato che dei movimenti sociali sembrerebbe non considerare affatto questa possibilità e i piccoli gruppi che cercano di muoversi in questa direzione vengono spesso criticati in maniera ingiusta e infondata a causa di un iperautonomismo tanto infecondo quanto interessante nelle sue argomentazioni. Secondo: lo stato dovrebbe essere visto come uno strumento in più, un ulteriore meccanismo di influenza per ampliare l’idea del “collettivo”, rafforzare i diritti, potenziare la capacità autoorganizzativa di cui parla Garcia Linera: “Sono i movimenti sociali a condurre tutto il processo. Lo Stato è lo strumento” (Garcia Linera 2007b: 11).
Tuttavia la maggioranza vede nello Stato la fine ultima del processo. Per questo parliamo oggi del predominio di una corrente statalista pragmatica (all’interno dei movimenti come tra i funzionari di governo) che ha perso completamente la visione e le pratiche volte all’emancipazione oppure non le ha mai avute.
Nemmeno si può considerare lo Stato come lo strumento fondamentale, che non significa prescindere da esso ma semplicemente evitare di “feticizzarlo” cadendo in quello che Marx definiva “fede superstiziosa nello Stato”. Citiamo ancora Garcia Linera: “Lo Stato possiede una certa capacità di influenza in certe decisioni però il fulcro di queste è retto da altri fili, regolato da altre forze che si muovono sotto la superficie” (Garcia Linera 2008a: 26).  Per questo vogliamo citare ancora una volta la frase di Garcia Linera con cui abbiamo aperto questo articolo “Prendere il potere per cambiare il mondo è un’illusione, perché impossesandosi del potere dello Stato non ci si impossessa del vero potere, che è altrove… Non c’è socialismo di stato, questa è una menzogna delle sinistre né la sinistra può diventare alfiere di un neocapitalismo di stato” (Garcia Linera 2008a:27).
Per concludere, proponiamo di favorire pratiche di rappresentanza e governo senza che il potere venga delegato o che il processo decisionale risulti monopolizzato dalla minoranza liberale, questo al fine di preservare la possibilità che questo governo di transizione e questa nuova costituzione possano adempire al compito fondamentale di aprire la strada a un nuovo ciclo di lotte a partire dai meccanismo collettivi di decisione e mobilitazione, in qualità di organi del potere collettivo per rendere effettivo il processo di riappropiazione delle nostre ricchezze, delle nostre vite e del nostro destino.  

Traduzione di Francesca Casafina